Cultura

Published on Marzo 17th, 2018 | by Redazione

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MUSICA, La denuncia di Andrea Pisu: “Se continua così, nessun futuro per le launeddas”

La tradizione millenaria delle launeddas rischia seriamente di perdersi. A lanciare l’allarme è Andrea Pisu, 34 anni, di Villaputzu, uno degli eredi della grande tradizione musicale villaputzese essendo stato allievo di uno dei più grandi maestri in assoluto di di questo strumento, Aurelio Porcu.

 

Andrea Pisu, che si è esibito nei palchi di tutta l’Isola ma che è conosciutissimo anche all’estero e oltre Oceano, non ha dubbi: “Ci sono dei problemi seri, anzi serissimi, sul modo d’insegnare i segreti di questo strumento che ormai sta prendendo piede. L’avvento dell’insegnamento delle launeddas nelle scuole civiche di musica e, di recente, l’introduzione dello studio di questo strumento al conservatorio rischia di disperdere una tradizione che da millenni caratterizza la Sardegna”.

Come mai?

Lo spiego con parole povere: fino a poco tempo fa chi voleva approcciarsi alle launeddas cercava un maestro (e nel Sarrabus non era difficile trovarne di straordinari), naturalmente lo pagava e poteva così usufruire di lezioni personalizzate, magari nella cucina della casa del maestro. E’ quello che ho fatto io con “tziu” Aurelio Porcu. Lezioni che erano delle autentiche perle, da custodire gelosamente. Ora con le scuole civiche di musica, tutto è cambiato: le lezioni, a cui partecipano decine di allievi, sono fredde. Impossibile per un insegnante, per quanto bravo, trasmettere anche solo la minima parte dei modi in cui si può suonare uno strumento. Chi esce dalle scuole civiche non può certo definirsi un suonatore di launeddas, dello strumento sa poco o nulla. Io stesso ho insegnato in queste scuole ma ho lasciato l’insegnamento perchè mi sono reso conto che agli allievi si poteva trasmettere ben poco…

Però i diplomati alle scuole civiche possono poi iscriversi al conservatorio, tanto più che troverebbero un insegnante del calibro di Luigi Lai…

Niente da dire sull’insegnante: Luigi Lai è uno dei maestri indiscussi di questo strumento. Il punto è che la lezione in aula, con tanti allievi, alla fine non produce dei suonatori di launeddas. Chi uscirà dal conservatorio possiederà solo una minima parte della padronanza dello strumento però, e questo è un guaio, sarà titolato per insegnarlo nelle scuole civiche di musica. Un circolo vizioso, come ben si può comprendere. Chi invece seguirà la strada della tradizione, le lezioni private dai maestri, non avrà quel pezzo di carta e, soprattutto la formazione che solo un grande suonatore può trasmettere ai suoi allievi con le lezioni private. Una discriminazione bella e buona. Insomma, si rischia di mandare in malora una tradizione millenaria. Questa è la realtà. Come me la pensano in tanti: suonatori di launeddas ed etnomusicologi. Il rischio non riguarda solo le launeddas ma anche altri strumenti della musica popolare tradizionale.

Insomma, tanta confusione all’orizzonte…

Proprio così: con questi nuovi metodi d’insegnamento e le lezioni in aula rischiamo di perdere anche le peculiarità dei singoli territori: nel Sarrabus c’è uno stile particolare per suonare le launeddas e così dicasi per le altre sub-regioni della Sardegna. Come si può pretendere d’insegnare tutte queste cose nelle aule di una scuola civica di musica o di un conservatorio in lezioni frequentate da decine di studenti?

Sembra di capire che la qualità della tecnica delle nuove leve di suonatori sia sempre più bassa…

Oggi, sia nelle feste che nelle grandi manifestazioni di musica folkloristica in Sardegna, si cerca di contenere i costi e ci si accontenta di poco, troppo poco. Continuando così per le launeddas non ci sarà un futuro.

(ilsarrabus.news)

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