Cultura

Published on giugno 9th, 2018 | by Redazione

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STORIA. Nel 1941, in piena guerra anche nel Sarrabus allarme per le piastrine incendiarie

Con l’incalzare della seconda guerra mondiale, il Governo italiano prese dei provvedimenti riguardanti la difesa dai nemici. Una serie di regolamentazioni che potevano evitare duri danni alla popolazione civile.

 

Una tra tutte è la difesa antincendio nell’agricoltura in dipendenza allo stato di guerra e ad eventuali offese nemiche. Nel 1941 il Ministero dell’Interno, più in specifico la Direzione Generale per i Servizi della Protezione Antiaerea diffuse delle informative riguardanti la “piastrina incendiaria”.

Vediamo in specifico di cosa si tratta. Gli avviatori inglesi, fin dall’Agosto del 1941 iniziarono a gettare su vaste zone della Germania, un nuovo subdolo mezzo offensivo contro i nemici. Si tratta di piastrine di celluloide della dimensione di cm. 5 x 5, di vario colore, con un foro rotondo al centro. Sopra tale foro era applicato, con gancetti di filo di ferro, un involucro di garza e, dentro, una pillola di fosforo del peso di circa un grammo.

La garza era imbevuta di acqua o anche di altro liquido di rapida evaporazione. Ad evaporazione avvenuta del liquido, che poteva avvenire sotto l’azione dei raggi del sole o con tempo asciutto e caldo, il fosforo si incendiava spontaneamente e dava fuoco alla piastrina di celluloide producendo una fiamma tranquilla, che poteva ardere per qualche minuto, dell’altezza di circa un metro.

Dalla combustione si sprigionava un fumo bluastro, visibile da lontano, che essendo provocato dal fosforo risultava tossico per la respirazione. Le piastrine erano molto pericolose per l’imprevedibilità della loro caduta, potevano essere gettate ovunque soprattutto nelle campagne, e portare gravi danni alle costruzioni in legno, ai fienili, ai boschi, ai campi di grano, perciò veniva richiesta la piena collaborazione tra popolazione e organizzazioni protettive, per assicurare una vittoriosa difesa nel caso in cui il nemico tentasse quell’offensiva. Vennero divulgate sei norme che dovevano essere osservate rigorosamente da tutta la popolazione civile.

Nel caso di ritrovamento di piastrine queste dovevano essere bagnate spargendo acqua su di essa o in mancanza terra. Per la loro distruzione si consigliava di ammucchiarle in una fossa, e qui farle bruciare completamente, facendo attenzione al fumo velenoso che sviluppava.

Bisognava evitare in modo assoluto di toccarle con le mani, o che si mettessero in tasca, perché incendiandosi potevano produrre ustioni pericolose, per la raccolta si dovevano usare le comuni molle per focolare e recipienti di materiale incombustibile. Occorreva ammonire energicamente i bambini, al fine di evitare che le potessero raccogliere per farne oggetto di gioco, correndo gravi pericoli all’atto della combustione spontanea, che poteva avvenire per sfregamento.

Francesca Sanna 

(ilsarrabus.news)

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