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Published on novembre 7th, 2018 | by Redazione

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STORIA. Capo Carbonara e la cattura dei mori

Il Medioevo è un periodo in cui i traffici commerciali crescono, in cui le Repubbliche Marinare entrano in contatto coi porti commerciali del nord Africa ed occupano nuove rotte e in cui l’economia cristiana entra in contatto con quella islamica. E’ anche un periodo in cui la crescita economica non è supportata da controllo politico delle rotte commerciali ed il Mediterraneo diventa uno spazio rischioso. In questo contesto, pirati e mercanti, bottino e mercanzia, guerra navale ed azioni piratesche, spesso agli inizi si confondono.

 

E’ indubbio però che l’attività di pirati e corsari sia fondamentale per comprendere la storia politica ed economica del Mediterraneo e, tra le fonti di maggior utilità in tal senso, vi sono i registri dei tesorieri delle galere ed i libri contabili dei mercanti, che forniscono preziose informazioni sugli avvenimenti di quegli anni.

Nell’immaginario collettivo, pirati e corsari spesso non vengono distinti, ma i pirati solitamente assalivano navi mercantili e popolazioni costiere e l’assalto alle imbarcazioni era finalizzato all’ottenimento di un bottino, mentre i corsari agivano con un’autorizzazione governativa (la famosa patente) contro navi nemiche (anar en cors). Tale distinzione, per motivi commerciali e politici, risulta però per parecchio tempo non così netta.

I libri dei tesorieri rappresentano una fonte diretta importante per conoscere i risvolti sociali ed economici delle attività di quegli anni nel Mediterraneo. Tra questi, una fonte molto interessante è data dai “Fragments del llibre de clavari Berenguer de Guardiola”(1387-1388) che, in catalano, ci “racconta”, attraverso gli appunti del tesoriere, della cattura di una galeotta e di una barca di saraceni avvenuta nel nostro mare. Nella parte relativa alle entrate, il Guardiola resoconta infatti delle catture attuate dalla galera Santa Agata nella zona marittima posta dinanzi alla Sardegna. La galera, chiamata anche Gavina, parte dal porto di Barcellona il 22 maggio del 1387 e vi rientra il 23 luglio del 1388. Nel mese di settembre del 1387, mentre è in navigazione nel Mediterraneo, proprio al largo di Capo Carbonara, la Santa Agata si imbatte in due imbarcazioni, una galeotta ed una barca armata, al comando del rinnegato Ficaldau. La galera ha la meglio e fa man bassa di uomini e mercanzie.

Ítem pos en reebuda LXXXVIIII moros, los quals vengueren en mon poder de aquells qui per la galea foren preses en lo mes de setembre de l’any LXXXVII al cap de Carbonayre en una galiota de XXII banchs e en una barcha armada de XVI, de les quals era patró e capità Ficaldau, renegat…

Il tesoriere annota la vendita dei mori, dei loro beni e delle loro mercanzie. Ne annota pure i nomi. Eccone alcuni: “Abrafim Bennafedi, di 27 anni di Contestina, Amet Benamet, di 40 anni di Meliana, Amar Bernçamar de Bugia,fra i 35 e i 40 anni, Maamet Ben-maamet di Bugia di 35 anni, Alí Benabdela di Miteia,di 38 anni, Jonuch Beneffie di Bugia, di 35 anni, Cassim Ben Maymó di […]idia, di 25 anni, Maomet Bennioça di Bugia, di 40 anni”….

Degli 88 mori, alcuni vennero donati en remuneració de lurs treballs, altri qui eren pilots e renegats vennero giustiziati, mentre 53 vennero messi in vendita.

Il Capo Carbonara ed il nostro mare, come sempre, protagonisti di piccoli frammenti della Storia.

Elisabetta Valtan

(ilsarrabus.news)

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