Cultura

Published on Marzo 24th, 2018 | by Redazione

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STORIA. 1927, il “Verde di Parigi” per combattere la piaga della malaria

Il 30 Giugno 1927 il Prefetto della Provincia di Cagliari Enrico D’Arienzo ordina ai Comuni della Provincia l’utilizzo del “Verde di Parigi”, una sostanza chimica utilizzata per la lotta antilarvale da cui ne derivava l’epidemia malarica. Si tratta di un composto chiamato acetato arsenito di rame, si presentava sotto forma di polvere cristallina di colore verde brillante, risultante molto dannosa in quanto composta in gran quantità da arsenico.

 

Il suo nome può incuriosire, infatti è chiamato verde di Parigi perché nel 1800 fu utilizzato proprio per risanare le fogne di Parigi con buoni risultati sul fronte della derattizzazione e della disinfettazione, ricordiamo che Parigi fu soggetta ad una grave epidemia di peste e colera intorno al 1832, e proprio in questa occasione si adottò una efficace politica di risanamento ambientale con l’utilizzo di prodotti chimici. Questo composto può avere diversi nomi, più di 80, tra cui il verde di Schweinfurt, il più utilizzato dopo il verde di Parigi sui documenti d’archivio; era utilizzato persino come colorante alimentare ed industriale fino a quando ci si è resi conto della sua elevata tossicità, ma mantenuto ed utilizzato come insetticida, nella produzione di fuochi d’artificio e nella produzione dei colori artistici.

Nella metà degli anni ’40 fu utilizzato per essere sparso con gli aeroplani come insetticida larvicida nella lotta antimalarica soprattutto in Sardegna e Corsica. Ma torniamo al documento storico, il Prefetto di Cagliari raccomandava che questa miscela dovesse essere mescolata con un mezzo meccanico che ne assicurasse la regolare e completa mescolazione secondo la proporzione di 1 a 100, istituendo inoltre nella Provincia centri di preparazione della miscela di detta sostanza, limitatamente al numero degli apparecchi disponibili. In quel periodo erano già in funzione i centri di Oristano, Iglesias, San Gavino e Cagliari ed ogni Comune si doveva rivolgere al centro più vicino per richiedere il verde, sentito il parere dell’Ufficiale Sanitario nel caso ritenesse opportuno il suo utilizzo per la bonifica antimalarica degli acquitrini esistenti in territorio comunale.

Ricordo che un litro della miscela già preparata è sufficiente per circa cento metri quadrati di superficie acquitrinosa, e che lo spargimento può essere fatto a mano specialmente se si tratta di grandi estensioni d’acqua – lanciando la miscela in aria in guisa che il vento si incarichi di portare una nuvola di polvere sulla superficie acquea, o se trattasi di superficie limitate, a mezzo dei soffietti a mano – di cui si servono i vignaiuoli per spolverizzare le viti. Avverto che l’incarico dello spargimento del verde dovrà essere affidato a persona, che sotto tutti i riguardi dia pieno affidamento, e possibilmente ad uno dei frequentatori del corso, appositamente tenutosi in questo Istituto d’Igiene nello scorso Aprile. Di questa stessa persona si servirà per il ritiro della sostanza larvicida dal Comune più vicino di preparazione“.

Nel 1946 vennero denunciati circa 75.000 casi di malaria in Sardegna dove si registrava una gravissima carenza di viveri e medicinali, il chinino e l’applicazione del “verde di Parigi” come larvicida non bastavano più, per fortuna arriva il DDT, una delle “meraviglie chimiche” della seconda guerra mondiale, e l’UNRRA (United Nation Relief and Riabilitation Administration) approva il progetto di controllo della malaria nell’Isola, che verrà realizzato dal Governo Italiano e dalla Fondazione Rockefeller, portando la definitiva debellazione del male.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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