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Cultura

Published on Novembre 12th, 2018 | by Redazione

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SARRABUS, Il pittore Stefano Pani e la Sardegna, un amore dai colori vivaci

Ufficialmente il conseguimento del diploma nel 2008 nel liceo artistico Foiso Fois di Cagliari rappresenta il primo passo. Ma la verità è che Stefano Pani, pittore e muralista nato a Orroli e residente nel Sarrabus, aveva la passione per l’arte già da bambino. Il 2018 è stato un anno carico di soddisfazioni: la biennale internazionale di Roma presso le sale del Bramante, il Premio Internazionale Arte Palermo, la partecipazione al libro “I 99 protagonisti dell’arte” di Sandro Serradifalco con le opere “Il perdono” e “Lo sguardo dell’anima”, la Biennale Internazionale delle Fiandre di Bruges (Belgio) con l’opera “Il Pianto” e il ricevimento dell’attestato “Artista della Storia” e il Premio Eccellenza Europea delle Arti che prevede per il 2019 la partecipazione a tre collettive: a Roma, a Barcellona e a Parigi.

 

Ma prima di questi risultati ci sono state altre mostre nel corso degli anni come la Gagliardi Gallery a Londra, “Passaggio in Laguna” a Venezia, altre esposizioni a Fano, a Chianciano Terme e Spoleto Arte curata da Salvo Nugnes e Vittorio Sgarbi.

Tra i suoi temi più ricorrenti i centenari, i banditi, l’”accabadora” i suonatori, la cultura e gli scorci della Sardegna che, da qualche tempo a questa parte, preferisce dipingere con i colori molto vivi e non con il bianco e nero.

A proposito dei riconoscimenti ottenuti ultimamente dichiara: «Un po’ me l’aspettavo, ma solo perché credo molto in quello che faccio, ci credo da quando ero piccolo. Però così, tutto in una volta, ha sorpreso anche me. È dal 2009, con la Biennale a Chianciano Terme che ho capito che questa passione poteva diventare una cosa più seria, con artisti di livello. La mia produzione artistica è aumentata dopo aver lasciato il lavoro da elettricista in cantiere, adesso lavoro come manutentore». E continua a raccontare la sua storia: «A 10 anni ho frequentato un corso, in prima media e mi sono avvicinato ai colori a olio, ai dipinti dal vero e all’utilizzo degli strumenti. Il mio modo di dipingere è questo: cavalletto, tavolozza e all’aperto. I colori sono molto diversi quando illuminati dalla luce naturale rispetto alla luce artificiale di una stanza».

Ma il tutto è cominciato ancora prima del compimento dei dieci anni. Racconta: «Ho delle mie tele datate 1983 e io sono nato nel 1977. Ho avuto sempre il sostengo di mio padre che mi ha appoggiato, fin da piccolo e questo è stato molto importante».

Il sogno di Stefano è quello di poter vivere di arte ma anche per questo rimane coi piedi ben saldi per terra: «Non credo a chi dice che non si possa vivere di arte. Ci sono persone che lo fanno, quindi significa che è possibile. Io sto ancora provando, ho un altro lavoro, ma investo molto sui miei quadri, devono uscire, devono girare e farsi conoscere. Secondo me è giusto fare poco e bene, l’opera ha bisogno di tempo per acquistare un suo valore e per farsi conoscere. Internet in questo ha aiutato tanto, diverse persone mi hanno chiesto dei quadri proprio perché li hanno visto nella mia pagina Facebook o nel mio sito, se usato bene è un ottimo modo per ottenere contatti».

Stefano Pani racconta la Sardegna scegliendo dei colori molto vivi. Dice in proposito: «Ho scelto i colori perché la Sardegna è così. Spesso si predilige il bianco e nero, ma la nostra isola è un’esplosione di colori, anche certi carri a buoi erano celesti. Preferisco i colori a olio, sono più luminosi e più lucenti, forse anche più difficili da usare. Diverse volte mi hanno suggerito di cambiare soggetti dei miei quadri perché possono non piacere, ma non è vero, non ci credo. Questo poteva essere vero anni fa, quando la Sardegna era solo un isolotto, ma ora non è più così, è un’isola aperta e finalmente non è considerata solo per il mare».

Nonostante i risultati ottenuti, Stefano Pani dichiara che il momento più emozionante, per lui, è sempre la realizzazione del quadro: «E’ la cosa che mi appaga di più e non penso mai all’esposizione. C’è ancora tanta strada da fare e se ci si esalta dagli inizi non va bene. Diciamo che se gli scalini da salire sono 100, ne ho fatti a malapena quindici o venti, è uno studio continuo. E per strada da fare non intendo solo la tecnica, intendo anche la capacità di entrare e stare nel giro, trovare chi ti sostiene. Io adesso sono in contatto con Paolo Levi e Sandro Serradifalco che sono due importanti critici d’arte, conoscono il mio nome, il mio lavoro, mi chiedono dei quadri e io invio. Per altre mostre invece ci sono dei bandi e delle preselezioni da affrontare».

In chiusura, una ironica smentita, che vede gli artisti sempre tormentati. Stefano Pani ci ride su: «Non è necessario essere dei matti, si può anche vivere tranquillamente. Io dipingo due volte a settimana, amo lo sport, amo uscire in bicicletta, amo un sacco di cose e da tutto trovo ispirazione. Si tratta di trovare un’armonia tra tutte le cose, se pensassi solamente a dipingere, a fare solamente quadri su quadri quasi costringendomi non sarebbe più un piacere, sarebbe uno stress. Quando mi hanno intervistato nel programma  “I due di Via Venturi” su Sardegna 1 non ero nemmeno emozionato di parlare davanti alla telecamera e la prima cosa che ho fatto appena rientrato a casa è stata salire sulla bicicletta e andare a fare un giro».

Sara L. Canu

(ilsarrabus.news)

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