SARDEGNA, Settore alimentare cerca lavoratori, introvabili 7 panettieri e pastai su 10
Sono quasi 1.400 i posti di lavoro che le imprese sarde dell’alimentare e delle bevande faticano a coprire, a fronte di 3.780 nuovi ingressi programmati. La difficoltà di reperimento riguarda 1.370 figure, pari al 36,2% del totale, secondo l’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna elaborata su dati Unioncamere-ANPAL. Il dato generale colloca l’Isola al 13° posto nazionale per criticità, al di sotto della media italiana del 38,6%, ma il quadro cambia sensibilmente nel settore artigiano, dove la quota di lavoratori difficili da trovare sale al 39,3%, pari a 460 figure su 1.170 ingressi previsti. Le maggiori difficoltà si concentrano nelle professioni qualificate legate alle produzioni tradizionali: per panettieri e pastai artigiani, su 660 assunzioni programmate, il 71,2% risulta di difficile reperimento, dato che colloca la Sardegna al decimo posto in Italia. Per pasticceri, gelatai e conservieri artigiani la difficoltà riguarda invece 90 ricerche su 200, pari al 45%. Considerando complessivamente le professioni artigiane di eccellenza del comparto, la Sardegna si colloca all’ottavo posto nazionale per difficoltà di reperimento, con una quota del 65,1% contro una media italiana del 56%. “I dati ci consegnano una fotografia agrodolce – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – da un lato un settore alimentare sardo estremamente dinamico e affamato di competenze, dall’altro un muro invisibile che impedisce l’incontro tra domanda e offerta”.
Il problema, secondo Confartigianato, non riguarda dunque la capacità delle aziende di creare occupazione, ma la disponibilità sul mercato di figure con competenze adeguate, soprattutto nelle lavorazioni artigianali che caratterizzano molte produzioni tipiche dell’Isola. “Vedere che per oltre il 71% dei panettieri e pastai artigiani sardi non si riesca a trovare candidati idonei – aggiunge – è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Non mancano solo i lavoratori, mancano le competenze specifiche che rendono unico il nostro prodotto tipico. Rischiamo di strozzare la crescita del “Made in Sardegna” non per mancanza di ordini, ma per mancanza di braccia e talenti”. Le imprese artigiane rappresentano quasi il 20% dell’intero comparto alimentare regionale e, secondo l’associazione, la carenza di personale specializzato rischia di ostacolare sia lo sviluppo delle attività esistenti sia il ricambio generazionale. “Le nostre imprese artigiane, che rappresentano quasi il 20% del comparto alimentare regionale, sono pronte a investire e assumere, ma non possono essere lasciate sole nella sfida del ricambio generazionale – rimarca Meloni – è necessario incentivare economicamente le assunzioni di giovani apprendisti e sostenere il passaggio di competenze dai maestri alle nuove leve, prima che questo patrimonio di saperi vada perduto per sempre”. A livello nazionale le difficoltà di reperimento nel settore alimentare raggiungono il 43,6% in Piemonte-Valle d’Aosta e il 42,5% in Friuli-Venezia Giulia.
Alla carenza di manodopera specializzata si accompagna, per Confartigianato, un crescente divario tra formazione e richieste effettive delle imprese, mentre il settore continua a mostrare capacità di sviluppo occupazionale. L’associazione richiama in particolare la crescita registrata nel food tra il 2021 e il 2025, con un incremento dell’occupazione indicato nel lungo periodo al 25,2% nell’Unione europea, e chiede di rafforzare il collegamento tra scuole, formazione professionale e aziende. “Dobbiamo sfatare il mito che i mestieri dell’artigianato alimentare siano lavori di serie B o polverosi e è per questo stiamo entrando nelle scuole – conclude il Presidente di Confartigianato Sardegna – al contrario, oggi l’“Intelligenza Artigiana” fonde tradizione millenaria e tecnologie d’avanguardia. Se il 65% delle figure specializzate artigiane nell’Isola è introvabile, significa che c’è uno spazio enorme per i nostri giovani”. Confartigianato Sardegna propone quindi un patto per la formazione professionale, con laboratori moderni, percorsi di orientamento e iniziative capaci di mostrare ai giovani e alle famiglie le prospettive economiche, professionali e sociali legate ai mestieri dell’alimentare artigiano. L’obiettivo è favorire l’ingresso di nuove generazioni nelle imprese e assicurare la trasmissione delle competenze dai maestri artigiani, evitando che la difficoltà nel reperire personale qualificato finisca per frenare un comparto che continua a generare domanda di lavoro. (ilsarrabus.news) in collaborazione con Agenzia Nova
