SARRABUS, Sentieri tra i tesori nascosti: l’archeologia “sposa” il turismo lento
L’idea riportare l’archeologia dentro la vita del territorio trasformando un patrimonio spesso nascosto e difficile da raggiungere in una risorsa accessibile. Nuraghi, tombe dei giganti e domus de janas ci sono da millenni. Ciò che spesso manca è una strada per arrivarci. È su questo vuoto che lavora il progetto Sentieri Primitivi, promosso dall’associazione Limen Sarrabus Gerrei e sviluppato attraverso collaborazioni con ArcheoSarrabus, amministrazioni ed enti del territorio. “Siamo partiti da una constatazione molto semplice – racconta Marco Melis, presidente di Limen Sarrabus Gerrei -. Nel Sarrabus abbiamo un patrimonio archeologico enorme, ma molti siti sono difficili da raggiungere o addirittura sconosciuti. Il nostro lavoro consiste nel recuperare i sentieri, ripulire i monumenti e creare le condizioni perché le persone possano andarci a piedi, in bicicletta e, dove il percorso lo consente, anche a cavallo”. Limen Sarrabus Gerrei grazie al suo portale censisce siti nei territori di Muravera, Castiadas, Villaputzu, Villasimius e San Vito. Uno degli interventi più significativi riguarda proprio San Vito, dove è stato recuperato un tratto dell’antica strada verso Burcei che conduce alla Tomba dei Giganti di Su Presoni: il percorso attraversa un territorio quasi intatto, passa nei pressi del Nuraghe Miali Pili ed è stato attrezzato, per circa 400 metri, anche per la fruizione delle persone non vedenti. “L’archeologia non deve essere percepita soltanto come qualcosa da proteggere dietro una recinzione – osserva Melis -. Può diventare un’occasione di lavoro e di sviluppo, naturalmente nel massimo rispetto dei siti. Se rendiamo raggiungibile un monumento, attorno a quel monumento possono lavorare guide, accompagnatori, allevatori e altre attività del territorio”.
La scommessa non finisce davanti alle pietre antiche. L’obiettivo è costruire attorno ai percorsi una piccola economia fatta di escursionismo, aziende agricole, produzioni locali e ospitalità, allungando la stagione oltre i mesi del turismo balneare. “Il periodo ideale comincia quando finisce la grande estate, dalla fine di settembre, e può andare avanti sino a maggio – spiega Melis -. È un turismo completamente diverso: chi cammina vuole vedere il paesaggio, conoscere la storia, incontrare le persone, magari fermarsi da un allevatore e assaggiare un formaggio. Non attraversa semplicemente il territorio, cerca di conoscerlo”. A Muravera sono già stati realizzati tre Sentieri Primitivi: Su Tzìpiri, lungo circa 1,5 chilometri davanti agli stagni di Torre Salinas, Pirastu, di 4,5 chilometri tra Capo Ferrato e Costa Rei e Ponzianu, un itinerario di dieci chilometri nell’area boschiva di Baccu Arrodas. Il percorso Pirastu, in particolare, corre ai piedi del Monti Ferru e permette di raggiungere il Nuraghe Porto Pirastu, con una variante verso la Domu de Janas di Costa sa Perdera; la stessa area conserva inoltre testimonianze di frequentazione neolitica. “Noi vogliamo che chi arriva qui possa scegliere – prosegue Melis -. Può fare un piccolo percorso oppure affrontare itinerari più impegnativi, ma deve avere gli strumenti per sapere dove sta andando e che cosa sta guardando”. Da qui l’uso delle tracce GPS, delle informazioni digitali consultabili con lo smartphone e dei video divulgativi, ai quali si affianca il lavoro fisico dei volontari. “Quando organizziamo le pulizie dei siti archeologici arriviamo ad avere decine di persone. È anche questo il progetto: far capire alla comunità che quei siti appartengono alla sua storia e che mantenerli vivi significa prendersi cura del territorio”.
Il passo successivo è cucire i singoli itinerari in una rete più vasta, capace di attraversare il Sarrabus e di trasformare una successione di siti isolati in un vero viaggio. “A novembre vogliamo presentare il progetto delle Alte Vie del Sarrabus – anticipa Melis -. L’idea è utilizzare sentieri che in buona parte esistono già e collegarli, indicando anche le deviazioni necessarie per raggiungere nuraghi, tombe e altri monumenti. In questo modo il camminatore non segue soltanto una traccia, ma attraversa migliaia di anni di storia”. La prospettiva è quella di un turismo lento che possa affiancarsi, senza pretendere di sostituirlo, al modello costiero e offrire un’alternativa soprattutto fuori stagione. Le potenzialità di quest’area per il turismo lento e culturale sono riconosciute anche dal Gal Sgt che inserisce i Sentieri Primitivi del Sarrabus tra i percorsi del territorio. E dietro il progetto c’è anche l’ambizione di avvicinare nuove generazioni alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali. “Vorremmo coinvolgere sempre più giovani – conclude Melis -. Qui non manca la materia prima: abbiamo natura, archeologia, vecchi sentieri, aziende e persone che conoscono questi luoghi. Bisogna mettere insieme tutto questo. Quando un sito torna visibile e la gente ricomincia ad andarci, non abbiamo soltanto recuperato delle pietre: abbiamo restituito al territorio un pezzo della sua identità e, possibilmente, anche una piccola opportunità economica”. (ilsarrabus.news)
