Sarrabus

Published on Settembre 10th, 2026 | by Redazione

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SARDEGNA, Crisi della plastica, Regioni unite su ritiri, costi e tutela delle isole

Tempi certi per il ritiro degli imballaggi in plastica, smaltimento delle giacenze accumulate negli impianti e costi delle misure straordinarie a carico del sistema consortile, senza ricadute su Comuni, gestori e cittadini. È la linea condivisa da tutte le Regioni e Province autonome, che hanno espresso parere favorevole al documento con ventuno azioni per affrontare la crisi della filiera, elaborato dalla Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni e coordinato dalla Sardegna attraverso l’assessore della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi. La piattaforma sarà portata al ministero dell’Ambiente e prevede, tra le misure prioritarie, un piano nazionale di rientro delle giacenze con cronoprogrammi settimanali per ciascun impianto, una clausola di salvaguardia per non penalizzare i Comuni virtuosi, regole uniformi per gli stoccaggi temporanei, rilevazioni quindicinali delle quantità accumulate e maggiore trasparenza sui dati economici della filiera. “Le Regioni hanno scelto di parlare con una voce sola – dichiara l’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi – e di tradurre le difficoltà vissute dai territori in una proposta concreta rivolta al Governo. Dietro ogni tonnellata di plastica ferma nei piazzali ci sono il gesto quotidiano di milioni di cittadini che differenziano i rifiuti e il lavoro dei Comuni che organizzano la raccolta. Non possiamo consentire che questo impegno venga vanificato da un sistema incapace di garantire la continuità del ciclo. La crisi non nasce dalla raccolta differenziata, che continua a conseguire risultati importanti, ma dalla carenza di sbocchi per i materiali raccolti, dal rallentamento dei ritiri e dalla debolezza del mercato della plastica riciclata”.
Il documento individua la causa della crisi nella parte finale della filiera, segnata dalla riduzione del valore della plastica riciclata, dalla contrazione della capacità industriale e dal rallentamento dei ritiri, con materiali già raccolti e selezionati che rimangono negli impianti. Tra le ventuno azioni figurano contributi immediati per le frazioni maggiormente in difficoltà, come plasmix e poliolefine miste, un credito d’imposta per l’impiego di materie prime seconde, controlli sulla composizione e sulla provenienza della plastica importata dichiarata come riciclata e criteri premianti negli appalti pubblici per l’utilizzo di materiali provenienti da filiere territoriali e di prossimità. Una parte specifica della proposta riguarda le isole e i territori privi di impianti finali di riciclo, per i quali vengono chieste la copertura dei maggiori costi del trasporto marittimo e una soglia minima garantita di ritiro. “La Sardegna vive una condizione strutturalmente diversa – prosegue Laconi –. Non disponendo di impianti finali per il riciclo degli imballaggi in plastica, deve trasferire fuori dall’Isola tutto il materiale selezionato, sostenendo costi e difficoltà logistiche che non possono continuare a gravare sulle comunità. Il riconoscimento di una clausola territoriale e insulare non rappresenta la richiesta di un privilegio, ma la concreta applicazione del principio costituzionale, sancito dall’articolo 119 della Costituzione, che impone di rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”.
Le Regioni chiedono ora al Governo decisioni scritte e con scadenze definite sulle prime undici misure, a partire dai termini entro i quali dovranno essere effettuati i ritiri e dal piano per liberare gli impianti dalle giacenze. La piattaforma sollecita inoltre l’avvio dell’istruttoria sulle misure economiche per sostenere il riciclo e la trasformazione del Tavolo nazionale sulla plastica in una sede permanente, con partecipazione stabile delle Regioni, riunioni almeno mensili e una roadmap che individui per ogni intervento tempi, responsabili e risorse. “I territori hanno già fatto la propria parte, spesso ricorrendo a provvedimenti straordinari per evitare l’interruzione della raccolta e tutelare la sicurezza degli impianti – conclude Laconi –. Ma gli stoccaggi aggiuntivi possono soltanto rinviare il problema, non rimuoverne la causa. Ora serve un’assunzione di responsabilità nazionale, fondata su decisioni scritte, scadenze verificabili e un’equa distribuzione degli oneri. È in gioco non soltanto la tenuta di una filiera industriale, ma anche la fiducia dei cittadini nella raccolta differenziata e nella capacità delle istituzioni di dare seguito al loro impegno quotidiano”. (ilsarrabus.news)

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