SARDEGNA, Caccia: Cpa contro lo stop, “Servono dati, non slogan”
Eventuali limitazioni alla caccia devono riguardare le aree realmente colpite da incendi, siccità o altre condizioni ambientali critiche e non tradursi in uno stop generalizzato della stagione venatoria 2026-2027 in tutta la Sardegna. È la posizione del Cpa Sardegna, espressa dal referente regionale per il Sud Sardegna Michele Secci, in risposta alla richiesta della Lav di sospendere l’attività venatoria nell’Isola. L’associazione riconosce la necessità di valutare con attenzione gli effetti degli incendi, della siccità e delle temperature elevate sugli ecosistemi, ma chiede che qualsiasi decisione venga assunta sulla base di monitoraggi della fauna, dati concreti e valutazioni degli organismi competenti. Secondo il Cpa, la normativa consente interventi sulla stagione venatoria in presenza di particolari condizioni ambientali, climatiche o calamità, ma il ricorso a queste misure deve essere sostenuto da elementi tecnici e scientifici riferiti alle effettive condizioni dei territori interessati.
Il Cpa respinge inoltre l’idea che la caccia regolamentata possa essere considerata una pressione indiscriminata sulla fauna o assimilata al bracconaggio, ricordando che l’attività è sottoposta a calendari, limiti, controlli e prescrizioni. L’associazione rivendica anche il rapporto dei cacciatori con le campagne e gli habitat, sostenendo che molti di loro contribuiscono alla segnalazione di incendi, episodi di bracconaggio, animali feriti e situazioni di degrado. Per Secci, incendi, cambiamento climatico, abbandono delle campagne, perdita degli habitat, espansione urbana e infrastrutturale e gestione del territorio costituiscono fenomeni complessi che non possono essere ricondotti alla sola attività venatoria. Anche gli incidenti di caccia, sostiene il Cpa, devono essere affrontati attraverso prevenzione, rispetto delle norme di sicurezza e controlli, senza trasformare singoli episodi in un’accusa rivolta all’intera categoria.
Il Cpa chiede quindi alla Regione di valutare la stagione 2026-2027 senza cedere, a suo giudizio, a pressioni mediatiche o contrapposizioni ideologiche, intervenendo invece in maniera circoscritta qualora emergano situazioni di emergenza documentate. L’associazione si dichiara disponibile al confronto con istituzioni, mondo agricolo e ambientalisti e sostiene che la protezione degli animali e dell’ambiente non sia incompatibile con una caccia regolamentata. La tutela della fauna, secondo il Cpa, deve fondarsi su una gestione scientifica e sostenibile del patrimonio faunistico, riconoscendo anche un ruolo responsabile al mondo venatorio. “La fauna si tutela con la conoscenza, la gestione e la responsabilità. Non con gli slogan”, conclude Secci, ribadendo la volontà di difendere l’attività venatoria nel rispetto delle leggi e il ruolo dei cacciatori nel territorio e nella cultura rurale della Sardegna. (ilsarrabus.news)
