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Published on Febbraio 20th, 2021 | by Redazione

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STORIA, Medaglia d’oro a Bonfiglio Mattana, marinaio muraverese prigioniero in Germania per due anni

La prigionia, i campi di concentramento negli anni del Secondo Conflitto Mondiale, una delle pagine più oscure del XX secolo. Esistono tante testimonianze che mettono in luce come degli esseri umani abbiano avuto il coraggio di togliere la dignità ai loro simili. Bonfiglio Mattana, classe 1919, di Muravera, fu coinvolto in quest’esperienza vivendo per circa due anni e mezzo in un campo di concentramento in Germania. Prima che l’uomo morisse, nel 2001, venne avviata una pratica col Governo tedesco, in quanto veniva conferito un riconoscimento economico a tutti i militari sfruttati in modo barbaro nei campi di concentramento. Chi era dunque Bonfiglio Mattana? L’uomo era un cannoniere, addetto a sparare siluri sulla corazzata Caio Duilio. La Caio Duilio venne silurata in porto a Taranto e a causa dei lunghi lavori indispensabili per ripristinare la nave i marinai vennero fatti imbarcare su un’altra nave, la Jean de Vienne, che giunse a Tolone. I tedeschi, che avevano occupato la Francia, catturarono i militari l’8 settembre 1943, conducendoli in un campo di internamento in Germania, Stalag XII D. Bonfiglio Mattana e i suoi compagni vennero fatti salire nei “famosi” treni merce, in un vagone in cui si trovavano circa venti persone, ma già all’arrivo in Germania cinque di esse persero la vita. Mattana e i suoi compagni venivano trattati senza dignità, come se non fossero uomini, venivano sfruttati per costruire linee ferroviarie senza avere appositi attrezzi o un adeguato abbigliamento. Gli uomini indossavano degli stracci ai piedi al posto delle scarpe, in modo da non potersi ferire. I prigionieri non venivano nutriti adeguatamente, infatti l’alimentazione fornita dai tedeschi consisteva solamente in un pasto composto da bucce di patate, mentre l’acqua che bevevano era quella che colava dai treni, mischiata al catrame. Bonfiglio Mattana e gli altri compagni riuscirono a combattere la malnutrizione grazie alle donne tedesche che vivevano nelle campagne, le quali davano segretamente del cibo ai prigionieri, bacche, semi, frutta e qualche volta del pane.
Uno dei momenti più tragic dell’esperienza vissuta in Germania da Bonfiglio Mattana risale al 19 marzo 1945. Quando arrivarono gli americani i prigionieri iniziarono a fuggire perché assaliti dal panico; Mattana il giorno lavorava presso una linea ferroviaria, ma anziché scappare decise di rimanere fermo, era stanco di vivere, desiderava solo morire per porre fine a quella “non vita” privata della libertà. L’uomo però riuscì a sopravvivere; il 12 luglio 1945 venne rimpatriato, fu imbarcato sulla nave Jean Devinne e il 26 luglio 1945 sbarcò a Cagliari.
La Presidenza del Consiglio ha conferito all’uomo un riconoscimento ufficiale, una medaglia al valore per aver combattuto nella Regia Marina sulla nave Caio Duilio, consegnata al nipote Andrea, a Roma.
Angelica Porcu (ilsarrabus.news)

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