Cultura

Published on Febbraio 23rd, 2018 | by Redazione

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STORIA. La cava Usai e il pregiato granito prodotto a Villasimius

La Cava Usai, nota nel passato come Sa Cava Manna, è costituita da due edifici che si ergono, fronteggiandosi, sul Capo Carbonara: il maggiore era un tempo la casa padronale, il minore la casa del custode. I due edifici precedono l’ingresso alla cava vera e propria, dove sono ancora individuabili i punti d’estrazione del granito e i percorsi su rotaie ai punti di carico a mare. Le prime notizie documentate relative a cave di granito nel territorio di Villasimius risalgono alla seconda metà del XIX secolo e riguardano alcune richieste di concessione da parte di privati del taglio di pezzi di granito nelle località Portu Su Forru, Fortezza Vecchia e Is Molentis. Nel 1878 giunse a Villasimius una famiglia proveniente dalla Toscana, quella dei fratelli Alfredo ed Ottaviano Viviani, che portarono al loro seguito un gruppo di scalpellini esperti. Furono proprio i fratelli Viviani a prendere in gestione le più importanti cave di granito del territorio, fra cui Sa Cava Manna, la più grande ed importante, e furono proprio i loro scalpellini ad insegnare ai villasimiesi le tecniche di lavorazione di quella dura pietra. Ai primi del Novecento Sa Cava Manna venne presa in gestione da un’impresa di Cagliari, quella di Gaetano e Raimondo Usai, che dettero poi il nome con il quale è nota attualmente la cava. I fratelli Viviani, invece, proseguirono la loro attività nelle cave di Cala Burroni e Punta Molentis, mentre altre piccole cave vennero aperte nel territorio, a testimonianza di un periodo fiorente per il granito. Sa Cava Manna nel frattempo veniva ingrandita e singoli punti venivano dati in sfruttamento a squadre di scalpellini.

 

I moti del 1906. Nel 1906 in tutta la Sardegna si verificarono insurrezioni popolari contro il carovita. Le prime rivolte scoppiarono a Cagliari dove, in occasione degli scioperi, furono uccisi alcuni manifestanti. I moti popolari si irradiarono dal capoluogo a tutta l’isola, alle campagne del Campidano, alle zone minerarie del Sulcis – Iglesiente, al Sarrabus – Gerrei, al Nuorese, al Logudoro e alla Gallura. Gli episodi più significativi si verificarono a Gonnesa, a Nebida, a Muravera, a San Vito, a Villasimius, dove i promotori dei moti furono lavoratori delle cave, e a Macomer, ma quelli dalle conseguenze più gravi si verificarono a Bonorva e a Villasalto. Ovunque si protestava contro la crescente povertà, contro il rincaro dei generi di prima necessità, contro le precarie condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, contro le tasse e contro l’immobilismo delle amministrazioni comunali. Il malessere affliggeva tutti i ceti sociali, le città e le campagne, gli operai di miniera, i contadini e i pastori, ma anche gli impiegati e i commercianti. A Villasimius, il 20 maggio del 1906 ben mille persone, in realtà l’intera popolazione, si radunarono nella piazza del Municipio per chiedere lo sgravio delle imposte, l’istituzione di un servizio medico – sanitario e lo scioglimento del Consiglio Comunale.

La crisi del settore estrattivo. Negli Anni Trenta cominciò la crisi del settore estrattivo: si ridussero gli ordini e molti scalpellini del luogo furono costretti a spostarsi in altri luoghi in cerca di lavoro. La crisi è testimoniata a Villasimius da un documento del 1937 in cui il podestà scrisse al Prefetto comunicandogli che alla disoccupazione del bracciantato agricolo locale, si era aggiunta la disoccupazione di quasi tutti gli scalpellini che lavoravano nella cava di granito della Ditta Usai. Tale Ditta, a causa della mancanza di ordinazioni, aveva dovuto sospendere quasi tutti i pochi operai ancora occupati e, proprio alcuni mesi dopo, la ditta comunicava al comune che, per mancanza di lavoro, si trovava costretta a licenziare 80 operai. Arrivarono gli Anni Cinquanta e la cava chiuse i battenti. Intere generazioni di villasimiesi lavorarono a Sa Cava Manna, con varie mansioni: c’era il custode, che risiedeva nell’edificio posto di fronte alla casa padronale e che aveva fra i suoi compiti quello di vegliare sulla casa dei padroni, di custodire le attrezzature della cava e il materiale lavorato; c’era il minatore (su minadori), che forniva la pietra da lavorare agli scalpellini; c’era lo scalpellino presente nella cava sia come tagliatore che come fatturante. Il tagliatore (su tagliadori) lavorava nel luogo d’estrazione ed aveva il compito di sezionare il masso in parti più piccole. Il fatturante era invece lo scalpellino che prendeva in consegna i pezzi di granito ottenuti dal masso e li trasformava in pezzi regolari. Il manovale aveva invece il compito di portare il granito estratto nello spiazzo dove veniva lavorato dai fatturanti e poi di trasportare il prodotto finito presso i punti di carico sul mare o allo stoccaggio.

Il granito. Il granito è stato per parecchi anni un’importante risorsa economica locale. Questo materiale è stato utilizzato per grandi opere pubbliche nell’isola di Malta, nella costruzione del porto di Napoli, nella lastricatura della Via Roma a Cagliari, nelle rifiniture del Palazzo di Giustizia e del Bastione Saint Remy sempre a Cagliari. Il granito estratto dalle cave di Villasimius è stato utilizzato inoltre per la produzione di abbeveratoi (lakkus) e mangiatoie (pikkas) per il bestiame, oltre che per la realizzazione di elementi ornamentali per caminetti e loggiati.

La cava Usai oggi. La valenza culturale del sito, di proprietà di una società sarda, è avvalorata dall’inserimento fra quelli di interesse archeologico ed ambientale censiti nel Catasto regionale giacimenti di cava (2007) della Regione Sardegna. Il sito è inserito all’interno di un S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria) “Isola dei Cavoli, Serpentara e Punta Molentis” ITB0400020.

Elisabetta Valtan

(ilsarrabus.news)

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