Cultura

Published on aprile 28th, 2018 | by Redazione

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STORIA. 1940, le prospettive commerciali dell’approdo di Porto Corallo

Il 20 Novembre 1940 il Consiglio Provinciale delle Corporazioni di Cagliari fece presente ai Comuni della Provincia della richiesta di una presentazione di relazione richiesta dal Superiore Ministero sullo stato dei porti e sui miglioramenti da apportare a questi per agevolare la navigazione costiera e far si che potesse essere possibile una diminuzione del costo dei trasporti  soprattutto per le merci “povere”.

 

Fra questi porti fu incluso anche “Porto Corallo” richiedendo l’invio di notizie precise sulle diverse merci che potevano essere imbarcate in tale porto, il modo ed il costo di trasporto e “… ogni altra notizia o proposta che serva a precisare l’attuale situazione e ad illuminare le possibilità di sviluppo e le economie che potrebbero raggiungersi con il miglioramento dell’approdo ed il trasporto per via mare”. Il Comune di Villaputzu risponde celermente a questa richiesta, infatti il 29 Novembre invia una importantissima relazione dettagliata con i dati richiesti che ci fa capire l’importanza a fini commerciali di questo scalo marittimo per l’intera zona del Sarrabus.

Le presumibili merci che potevano essere imbarcate a Porto Corallo, espresse in tonnellate annue, erano: minerali della Società Rumianca che in quel periodo esercitava nella zona, per un totale di 4000; canne 200; lana 15; formaggio 200; carbone vegetale e scorza 400; calce viva per costruzioni 200; agrumi e frutta 600; mandorle 100; concentrato di pomodoro 250; grano e cereali minori 1100. Nella relazione si precisa che queste cifre sono approssimate ma che si avvicinavano di molto alla realtà e che riguardavano la produzione media dei tre paesi del Sarrabus.

Dai dati capiamo che in quel periodo i trasporti venivano eseguiti con automezzi con una spesa media di Lire 10 o 15 per quintale fino a Cagliari, quindi non ci si serviva nello scalo marittimo. Venne fatto inoltre un calcolo approssimativo delle merci che le comunità del Sarrabus potevano importare con sbarco a Porto Corallo, con quantità sempre espresse in tonnellate annue: farina 750, pasta 50, patate 20, riso 25, olio e grassi 700, legname 80, ferro 110, cemento 600, concimi 150.

Il documento prosegue: “La possibilità di potere sbarcare e imbarcare le merci a Porto Corallo porterebbe ad un notevole calo dei prezzi di trasporto, oltre all’incoraggiamento della produzione di molte industrie, che fino ad oggi hanno trovato il maggiore ostacolo nei prezzi elevati dei trasporti. E’ da tenere presente che il Sarrabus non ha linea ferroviaria e tutti i trasporti quindi devono venire eseguiti con automezzi a prezzi addirittura proibitivi. Le necessarie opere da eseguire a Porto Corallo in modo da potere avere la sicurezza di sbarcare e imbarcare le merci, porterebbe al Sarrabus ed al Gerrei la soluzione del sempre agognato problema dei trasporti, con immediati e grandi vantaggi per tutte le industrie già esistenti, oltre allo sviluppo della già fiorente agricoltura e di tutte le attività produttive che hanno sempre dovuto rallentare o addirittura sopprimere qualunque progresso per il costo elevato dei trasporti”.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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