SAN VITO, Il sindaco presenterà querela contro i consiglieri Galdi e Mattana
La Giunta Comunale di San Vito ha autorizzato il sindaco del paese, Marco Antonio Siddi, a presentare querela nei confronti dei consiglieri di maggiornanza (ma dall’inizio della legislatura “dissidenti”), Gianfranco Mattana e Stefano Galdi.
È quanto si legge in una delibera di giunta (la numero 83 del 22 agosto). Ciò che, in buona sostanza, viene contestato ai due esponenti politici (fino a poco più di due anni fa fedelissimi del sindaco) è l’utilizzo dello stemma comunale sulla loro pagina “social” (L’articolo 1, comma 3, dello Statuto del Comune di San Vito afferma che “l’uso e la riproduzione di tali simboli [ovvero lo stemma araldico del Comune] è subordinato all’autorizzazione dell’Amministrazione Comunale”, si legge nella delibera) e del timbro tondo del Comune, utilizzato da Galdi e Mattana per una denuncia contro ignoti presentata ai Carabinieri nel 2017.
Utilizzo abusivo dei simboli del Comuni ma non solo, secondo il sindaco: «Non pochi dei post comparsi nella pagina Fabebook dei due consiglieri sono gravemente lesivi della reputazione non solo del sottoscritto e dei componenti della Giunta ma dell’intero consiglio comunale – precisa il primo cittadino – La misura è colma. Fare opposizione va benissimo ma non con questi toni. La consiliatura è a rischio? Non sono un politico di professione e non devo fare carriera. Se non ci saranno più i numeri vorrà dire che andremo tutti a casa».
I due consiglieri comunali, Gianfranco Mattana e Stefano Galdi, dalla loro pagina “social” stigmatzzano la decisione dell’esecutivo comunale ed evidenziano la fragilità dello stesso che potrebbe non avere più i numeri per governare dopo le dimissioni dell’assessore Francesco Pispisa.
Che la consiliatura sia seriamente a rischio lo evidenziano anche i consiglieri di minoranza del gruppo “San Vito Insieme” che in una nota parlano di “ultimi colpi di coda” del sindaco che viene da loro invitato a rassegnare le dimissioni. «Ciò che non può essere ignorato – scrivono – è il fatto che lo fa per zittire il dissenso interno alla sua stessa maggioranza, per intimidire i dissidenti che azzardano una critica».
(ilsarrabus.news)
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