Apertis Verbis

Published on Gennaio 23rd, 2019 | by Redazione

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L’EDITORIALE. Il Sarrabus-Gerrei va diviso alle elezioni regionali. Servirà a qualcosa andare a votare?

La pattuglia dei candidati del Sarrabus-Gerrei che andrà all’assalto degli scranni disponibili nel Consiglio Regionale della Sardegna è bella che fatta. Il dato che emerge dalla presentazione delle liste elettorali è che il territorio si presenta ancora una volta in ordine sparso e, lo sanno tutti, una battaglia condotta senza unità d’intenti rischia di essere persa. Non ci vuole un mago per immaginare che il Sarrabus-Gerrei per un altro lustro rimarrà senza un rappresentante nella massima assemblea del popolo sardo.

 

La proposta di svolgere delle “primarie” per individuare due esponenti su cui far convergere il voto dei sarrabesi e dei vicini del Gerrei è miseramente fallito. Un vero peccato. Sì, perchè di stimoli per vincere la voglia di starsene a casa al calduccio anzinchè rischiare un’infreddatura per raggiungere i seggi ce ne vorranno parecchi, a giudicare la proposta “servita” agli elettori sardi.

La storia parla chiaro: non più tardi di cinque anni fa, assistemmo alla severa lezione che l’elettorato impartì al centrodestra, rappresentato da quell’Ugo Cappellacci (scelto direttamente da Silvio Berlusconi) che un lustro prima aveva strappato lo scettro di governatore dell’Isola all’alfiere del centrosinistra Renato Soru.

Allora, a fronte di una legislatura giudicata dai più insufficiente, tante speranze si riposero nelle capacità dei professori candidati dal centrosinistra, guidati dal professor Francesco Pigliaru. Il risultato, dopo cinque anni, diciamocelo chiaramente, è stato sconfortante e la riforma della rete ospedaliera (una mannaia che si è abbattuta sul Sarrabus-Gerrei senza nessuna resistenza, a parte quella delle associazioni e della “società civile”) è stata l’emblema di un fallimento difficile da negare.

Il centrosinistra, dato da tutti per perdente, nonostante in questi giorni sia ringalluzzito dalla vittoria alle suppletive per la camera dei Deputati nel collegio di Cagliari, serve agli elettori l’ennesima operazione di facciata con la discesa in campo del giovane sindaco di Cagliari Massimo Zedda (per la serie: prima largo ai professori, ora largo ai giovani). Il Partito Democratico è ben mimetizzato dietro una marea di liste civiche ma riproporrà alcuni assessori della contestatissima giunta Pigliaru, primo fra tutti Luigi Arru (padre della sciagurata riforma ospedaliera). Come dire: cambia la facciata ma non cambia la sostanza.

Basterà l’immagine giovanile di Zedda per nascondere la solita tiritera di una sinistra sedicente “illuminata” che, però, coi fatti, ha dimostrato tante volte di essere più a destra della destra? Sarà sufficiente per attirare gli elettori?

Il centrodestra, dal canto suo, si affida all’ennesimo proconsole, stavolta voluto da Matteo Salvini, uomo forte del momento. Christian Solinas, parlamentare e segretario del Partito Sardo d’Azione, chi ha buona memoria lo ricorda per il fallimento della “flotta sarda” quando ricopriva l’incarico di assessore regionale ai Trasporti nella giunta Cappellacci. Non certo un buon biglietto da visita. A sostenerlo uno zoccolo duro di volti noti che i sardi hanno visto all’opera per anni sotto le bandiere del centrodestra con risultati non certo memorabili. Molti di loro, smesse le insegne berlusconiane sono passati sotto quelle del Partito Sardo d’Azione, la “quinta colonna” della Lega in Sardegna, quella Lega che fa il pieno di voti in campo nazionale. “Doveroso” quindi, salire sul carro del vincitore.

Il terzo incomodo, Il Movimento Cinque Stelle, in calo nei sondaggi in campo nazionale, effetto dell’avventura al governo in cui il movimento paga l’ingombrante alleanza con la Lega, presenta invece Francesco Desogus, un funzionario della Città Metropolitana di Cagliari, dall’appeal e dalle capacità tutte da verificare, così come sono da verificare le capacità governative dei tanti aspiranti consiglieri.

L’area autonomista e indipendentista, invece, ancora una volta, ha perso la buona occasione per far sentire la sua voce presentandosi con liste, programmi e candidati governatori diversi, all’insegna del più rinomato “centu concas, centu berrittas”.

Quanto al Sarrabus, nessuno dei cinque sindaci della zona si è candidato. Meglio così, usare tutte le energie per i propri comuni è la cosa migliore, anche perché gli elettori, almeno quelli più avveduti, avrebbero certamente fatto scontar loro la strategia fallimentare con la quale si sono, a loro dire, opposti alla macelleria sanitaria che sta portando l’ospedale “San Marcellino” a diventare una scatola vuota. A proposito, cari sindaci, dov’è il vostro ricorso giudiziario contro la riforma ospedaliera voluta da Arru e soci? E le fasce tricolori delle quale volevate spogliarvi per protesta, dove stanno? Ancora sulle vostre spalle.

Concludendo, perchè l’elettore medio del Sarrabus-Gerrei e della Sardegna dovrebbe scomodarsi e andare a votare? Il messaggio, chiaro e forte, la gente lo ha lanciato nello scorso fine settimana quando per le suppletive si è registrato un’astensionismo da record, segno di una stanchezza e di una disillusione verso la politica che non è certo roba di cui vantarsi. Ma se le possibilità che le ormai prossime elezioni regionali ci stanno proponendo sono quelle che conosciamo, c’è davvero da mettersi le mani nei capelli. Auguri a tutti noi.

Michele Garbato

Le immagini all’interno dell’articolo sono tratte dalla pagina Facebook Intanto in Viale Trento

(ilsarrabus.news)

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One Response to L’EDITORIALE. Il Sarrabus-Gerrei va diviso alle elezioni regionali. Servirà a qualcosa andare a votare?

  1. Gianni Fenu says:

    Ottima analisi Michele… complimenti

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