LA LETTERA, San Vito: la pensilina c’è, la panchina pure. Peccato non si siano incontrate…
Gentile redazione, sono un turista e, come ogni turista che si rispetti, cerco di osservare i luoghi che visito con curiosità, evitando quella pessima abitudine di giudicare gli usi locali con il metro di casa propria. Ma davanti a questa fermata dell’autobus di San Vito, in via Nazionale, confesso di essermi arreso. C’è una pensilina, solida e decorosa, costruita presumibilmente per riparare chi aspetta l’autobus dal sole e dalla pioggia. E c’è una panchina, altrettanto decorosa, sulla quale il viaggiatore dovrebbe presumibilmente sedersi. Tutto normale, salvo un piccolo particolare: la panchina è fuori dalla pensilina.
Ho provato a trovare una spiegazione. Forse a San Vito il sole cade soltanto sotto le pensiline e quindi, per godersi l’ombra, conviene starne fuori. Oppure la pioggia, quando arriva, ha ricevuto disposizioni precise affinché rispetti chi siede sulla panchina. O ancora, ipotesi più raffinata, siamo davanti a un’opera di urbanistica concettuale: la pensilina protegge il posto dove nessuno si siede, mentre la panchina accoglie il passeggero là dove la pensilina non può proteggerlo. Un perfetto equilibrio all’italiana, nel quale ciascuna cosa esiste, funziona e serve, purché non la si metta in relazione con l’altra.
Naturalmente non è una tragedia e proprio per questo merita una fotografia. Le grandi assurdità indignano, quelle piccole raccontano un Paese. Questa fermata, nella sua innocenza, sembra riassumere una certa nostra inclinazione: abbiamo la soluzione e abbiamo il problema, ma riusciamo con ammirevole precisione a sistemarli a mezzo metro di distanza. Basterebbe spostare una panchina. Ma temo che, se fosse così semplice, non saremmo in quel bellissimo paese chiamato Italia. G.P. – Martinsicuro (Te) (ilsarrabus.news)
