Apertis Verbis

Published on Ottobre 17th, 2020 | by Redazione

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EDITORIALE. I “questuanti”? Non sono graditi nella Città Metropolitana

Si avvia lentamente al traguardo l’iter della riforma degli enti locali in Consiglio Regionale. Dopo il via libera in commissione ora sarà l’aula a dire la parola definitiva su una legge che farà tornare sul proscenio della vita amministrativa isolana le vecchie otto province, due delle quali, in omaggio all’italica abitudine di cambiare i nomi ma non la sostanza, si chiameranno Città Metropolitane. Tutto liscio? No, perché il consiglio comunale di Cagliari all’unanimità ha detto “no” all’ipotesi di allargare il territorio della Città Metropolitana che passerebbe da 17 a 72 comuni. Uno stravolgimento della filosofia dell’ente, dicono a Cagliari e non si può dar loro tutti i torti.

 

Insomma i “questuanti” che si sono presentati con il cappello in mano alla porta del capoluogo per essere ammessi nella Città Metropolitana, nella speranza di avere qualche soldino in più per i loro comuni, sono serviti. Compresi quelli di casa nostra, che hanno ritenuto più produttivo adottare nel Sarrabus la cara vecchia politica di coltivare il proprio orticello a discapito di una visione comune del territorio senza rendersi conto che valorizzare le potenzialità dell’Unione dei Comuni, per quanto nata da una legislazione con molte carenze, avrebbe portato beneficio a tutti.

Ora, se la linea di Cagliari dovesse passare, i questuanti di casa nostra potrebbero (ma è solo un’ipotesi) e trovarsi a bocca asciutta inseriti in chissà quale provincia partorita dalla fervida fantasia del legislatore. Una provincia, come a quella attuale del Sud-Sardegna, assai povera di fondi e di mezzi. Staremo a vedere che cosa succederà, così come attendiamo il risultato delle elezioni amministrative che ridisegneranno la geografia dei consigli comunali di Villaputzu e Muravera.

Il 26 ottobre conosceremo chi saranno i nuovi sindaci sui quali incombono compiti di non poco conto non ultimo quello di battere un colpo, e possibilmente forte, per far si che, proprio in questo periodo di emergenza sanitaria il Sarrabus possa riavere un’assistenza sanitaria degna di questo nome. Ma, forse, stiamo sognando ad occhi aperti.

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

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