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Cultura

Published on Marzo 2nd, 2019 | by Redazione

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CINEMA, Una Villasimius ormai scomparsa nel film del 1964 “La calda vita” con Catherine Spaak

Recentemente ho avuto il piacere di vedere per la prima volta, il film del 1964 “La calda vita”, con Catherine Spaak e l’allora marito Fabrizio Capucci. Pur non essendo entrata la pellicola nell’olimpo dei migliori film italiani, ha avuto il grande merito di portare le masse a conoscenza del fatto che, nella Sardegna Sud-orientale esisteva un paradiso terrestre selvaggio ed incontaminato, Villasimius.

 

Nell’incantevole spiaggia di Porto Giunco, è proprio questa l’impressione che la giovane e bella attrice deve aver avuto, quella di trovarsi immersa in un paradiso: una chilometrica lingua di sabbia bianchissima, accarezzata a est da un’incredibile mare cristallino, a ovest da una sempre placida laguna, accerchiata da un fitto bosco di ginepri secolari. Ginepri che, col caratteristico profumo delle loro bacche, inondavano l’aria.

Su maestose dune bianche, macchie di lentischio e ancora ginepri, che affondando le radici nelle aride sabbie e sprezzanti del forte maestrale, parevano volersi congiungere al mare. Ho chiesto alla signora Gina titolare di un noto market di Villasimius, se per caso ricordava l’anno in cui fu girato il film. Nonostante all’epoca fosse solo una bambina, mi ha raccontato con incredibile freschezza di memoria, un’indelebile pezzo di storia paesana. La troupe alloggiò al “Timi Ama”, lussuosa struttura alberghiera ultimata proprio in quegli anni, situata a ridosso della spiaggia di Porto giunco.

Molti abitanti del luogo poterono assistere alle riprese. Giuseppe, un impiegato comunale di mia conoscenza, oltre ad avermi gentilmente procurato una copia della pellicola, mi ha raccontato come nella scena del tuffo dalla roccia alta circa otto metri, si utilizzò come controfigura un ragazzo del posto. E’ stato emozionante vedere Porto Giunco, Capo Carbonara, la Cava Usai e l’Isola dei Cavoli, così come si presentavano 55 anni fa. E’ come se passato e futuro si fossero fusi in un eterno presente. La pur notevole bellezza di una giovanissima Catherine Spaak, inevitabilmente veniva ridimensionata dal fascino superbo di quell’angolo di paradiso.

Certo all’epoca un paradiso non doveva sembrare agli abitanti di Villasimius, ancora alle prese con una realtà tutt‘altro che rosea, dove procurarsi il pane col sudore della fronte, era una lotta quotidiana. Uomini e donne, per mettere qualcosa sotto i denti, dovevano con le unghie strappare alle avare colline lembi di terra da trasformare in orti e mandorleti. Per fortuna o per disgrazia, di li a poco l’avanzare del progresso avrebbe portato fiumi di turisti, inevitabilmente accompagnati da fiumi di cemento. Il progresso si sa, oltre a pregi e benefici, porta con se errori e rimpianti.

Le persone spiritualmente predisposte hanno una visione romantica della vita, vorrebbero in eterno godere di paesaggi incontaminati, dove la mano dell’uomo non sia arrivata a modificare il progetto creativo della natura; quelle maggiormente materiali invece, sostengono che non sia poi così facile apprezzare l’arte paesaggistica quando si ha la pancia vuota. Come dargli torto?

E’ innegabile il fatto che nell’incredibile espansione di Villasimius, si sarebbe potuto e dovuto avere un maggior riguardo per l’estetica ambientale. Ma è altrettanto vero che nonostante tutto, Villasimius possiede ancora oggi un fascino non indifferente, e possa a pieno titolo vantare delle spiagge ed un mare fra i più belli e puliti al mondo. Con piacevole stupore ho potuto constatare di persona, come nei luoghi in cui si svolsero le riprese de “La calda vita”, la vegetazione sia oggi molto più rigogliosa di 55 anni fa.

La casa sulla duna dove si svolsero molti dei “ciak”, è sempre lì, perfettamente integrata in un ambiente da sogno, muta testimone di un evento storico immortalato nella memoria. Non so se la magica spiaggia di Porto Giunco abbia in qualche modo influito, ma, a giudicare dall’odierna bellezza di Catherine Spaak, sembrerebbe proprio che il tempo passi inesorabile per tutti, tranne che per lei.

Luciano Boi

(ilsarrabus.news)

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