ATTUALITA’, Le pensioni al tempo dell’intelligenza artificiale
Tra i numerosi passaggi epocali di questo 2026 quello più inquietante è la progressiva ed inarrestabile intrusione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro. Crisi e guerre prima o poi si concludono ma l’IA è destinata a progredire. Le trasformazioni che l’IA sta imponendo globalmente non pare possano essere arginate, ed i governi non sembrano avere tempi di risposta uguali alla velocità richiesta dagli eventi.
La Regione Sardegna ha appena licenziato il 10 marzo una legge regionale che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’Isola, con lo scopo di rafforzare la competitività economica ed il collegamento con le imprese sul tema, ma quasi in contemporanea in Veneto, a Mestre, InvestCloud Italy, sede italiana della società statunitense InvestCloud, che opera in ambito finanziario, chiude licenziando tutti i 37 dipendenti, che verranno di fatto sostituiti dall’intelligenza artificiale. Contraddizioni dell’epoca presente che andranno presto chiarite. Però mentre i governi, in ordine sparso, si domandano come affrontare la sfida dell’IA applicata al lavoro attuale, si apre un secondo e non meno inquietante scenario.
Fanno discutere le recentissime dichiarazioni di Elon Musk, non certamente uno qualunque ma una delle più importanti figure imprenditoriali di questo inizio secolo, in tema di pensioni. In un podcast di largo seguito, Moonshots, dove personaggi molto famosi raccontano la loro visione del mondo e del successo, il fondatore di Tesla e proprietario di X ha fatto delle affermazioni in tema di pensioni per nulla rassicuranti. Musk, ben noto per le sue opinioni sull’IA e sull’impatto di questa nei sistemi del lavoro stavolta si spinge ancora più in là e affronta il tema delle pensioni. Le sue dichiarazioni sono ancora una volta destinate a spaccare l’opinione comune.
Musk afferma che è inutile affannarsi a risparmiare per la pensione, perché entro due decenni i progressi dell’IA e dell’automazione (leggi robot) saranno tali da garantire a tutti l’accesso a beni e servizi ampiamente disponibili grazie all’enorme aumento della produttività. Si tratta di una posizione estrema, ma da non sottovalutare. Se Musk fa queste affermazioni è sicuramente perché, in certi contesti, se ne sta iniziando a parlare, e ci riferiamo a think-tank e organismi indipendenti internazionali che producono report per il decisore politico.
Le suggestioni di Musk, oltre a riportare nel dibattito pubblico una qualche forma di reddito universale, creano ulteriori ansie che inevitabilmente si proiettano sul futuro di milioni di lavoratori italiani, tanto pubblici quanto privati specie perché il momento attuale è caratterizzato da più transiti che si collegano: intanto il passaggio al sistema contributivo puro, che in modo netto segnerà un abbassamento del valore dell’assegno pensionistico; secondariamente – nel settore pubblico – l’innalzamento dell’età pensionabile ed il drastico ridimensionamento delle finestre di uscita.
Terzo, la recente ordinanza n.25/2026 della Corte Costituzionale che ribadisce l’incostituzionalità del differimento della corresponsione del trattamento di fine servizio (TFS) spettanti ai dipendenti pubblici cessati per limite di età o servizio, ed infine, la crescente ricerca di strumenti utili a rimpolpare la futura buonuscita come ad esempio il ricorso a contributi volontari, riscatti di laurea e ricongiungimenti. E’ tempo di agire con urgenza sul fronte normativo sul sistema pensionistico in chiave IA, altrimenti i governi occidentali saranno sorpassati degli eventi. Attualmente uno dei maggiori ostacoli è la mancanza di uno schema giuridico condiviso; senza un accordo a livello internazionale non è possibile fare sistema e c’è il rischio molto concreto che ogni nazione vada da sola, con il risultato di non poter impedire oggi l’emorragia di posti di lavoro e – domani – il peso insostenibile di cittadini che non hanno mai versato contributi. ANTONFRANCO TEMUSSI (ilsarrabus.news)
