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Published on ottobre 19th, 2018 | by Redazione

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VILLAPUTZU, Vigilanza Sarrabus-Gerrei, «Delusi ma non in fallimento»

Una realtà sociale ed economica esistente dal 1982. E’ la società di Vigilanza Sarrabus–Gerrei, che, contrariamente a quanto titolato in una lettera diffusa in alcuni siti internet, non è sull’orlo del fallimento, come tiene a ribadire il presidente Ignazio Pisanu: «Siamo delusi e amareggiati, ma non falliti». La società di Vigilanza ad oggi presta servizio per l’Arst e per il Porto Canale di Cagliari, per la diga di Medau Zirimilis, per il Cacip di Macchiareddu e, tra le sue numerose esperienze, ha avuto come clienti la Vitrociset, le Asl di Sanluri e Cagliari, il comune di Selargius e la Marina di Porto Corallo a Villaputzu.

 

La lettera di protesta era un modo per attirare l’attenzione su un problema che ha messo i bastoni tra le ruote non solo alla società sarrabese ma anche ad altri piccoli istituti di vigilanza sardi. Il malessere nasce dal 2016 quando la Regione Sardegna pubblica il bando finalizzato alla stipula di convenzioni quadro per l’affidamento dei servizi integrati di vigilanza armata, portierato e altri servizi per tutte le Amministrazioni della Regione Autonoma della Sardegna, bando da aggiudicarsi all’offerta economica più vantaggiosa. Per accedere si prevedeva una soglia di sbarramento minima di 30 punti.

Visto che tra i requisiti era richiesto un ingente fatturato, la cooperativa di Vigilanza Sarrabus Gerrei, ha dovuto partecipare al bando raggruppandosi ad altre imprese sarde poiché la capacità economica era inferiore. Lo spiega Ignazio Pisanu: «Ogni partecipante avrebbe dovuto redigere una proposta tecnica e una proposta economica. C’erano dei requisiti da avere e tecnicamente li avevamo. Per quanto riguarda i requisiti economici era richiesto un fatturato troppo alto per una piccola impresa, ma abbiamo comunque partecipato unendoci ad altri quattro istituti di vigilanza sardi. Con l’ombra della spending review che richiede sempre e comunque di abbattere i costi abbiamo realizzato il documento per  partecipare».

 

Ma non è servito e in sostanza la proposta è rimasta un nulla di fatto. Anche dalle parole di Antonello Melis l’amarezza è palpabile: «Non abbiamo superato i 30 punti della soglia di sbarramento. E’ questo è bastato affinché la proposta tecnica non venisse neanche presa in considerazione. E’ vero quanto dice Ignazio. Non  siamo sull’orlo del fallimento ma amareggiati e delusi perché non possiamo accettare che proprio la Regione scelga una proposta sulla carta che poi, nella realtà, non viene realizzata. Questo bando costerà di più e influirà sulle tasche di tutti i cittadini sardi».

Il bando è stato vinto da un’altra aggregazione di istituti di vigilanza capitanata dalla Coopservice di Reggio Emilia, un nome molto noto nell’ambiente degli appalti pubblici nazionali, con una lunga storia alle spalle non esente da problemi giuridici (un’accusa di turbativa d’asta per gli appalti riguardanti il Policlinico di Modena e un presunto giro di mazzette nel 2016, come riportano Il Fatto Quotidiano del 24/05/2016 e diversi quotidiani d’informazione locale emiliana). Un colosso, contro il quale il ricorso al TAR per la piccola cooperativa sarrabese si presenta in salita: «Se è vero che la partecipazione al bando è stata garantita attraverso autocertificazione – spiega Antonello Melis – è anche vero che nessuno verifica che la proposta sia rispettata nei fatti dopo l’aggiudicazione. Sono certo che il servizio da loro offerto è uguale al nostro ma a un costo maggiorato e con un contratto peggiorativo per i dipendenti che si ritrovano la stessa mole di lavoro ma pagato meno».

Ignazio Pisanu riprende: «Già all’inizio del bando abbiamo mostrato i primi dubbi, era un bando che spezzava le gambe alle piccole imprese non garantendo la massima concorrenza. Per di più era copiato da un bando dell’intercent, il CAT dell’Emilia Romagna, tanto che a pagina 37 era presente persino il logo di quella Regione! E non ci sono ricorsi da fare, è da accettare e basta. Io non voglio né prendermela né accusare nessuno ma il sospetto che si tratti di una manovra politica ce l’ho. Ma quello che più di tutto mi fa rabbia è la mancanza di trasparenza, la difficoltà che abbiamo trovato anche solo per parlare chiaramente con qualche responsabile e, se posso dire, mi turba una certa ritrosia di diversi legali non appena nominiamo la cooperativa vincitrice. In passato abbiamo già avuto simili problemi, ci siamo rivolti all’Autorità Garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), all’epoca presieduta da Giuliano Amato, perché diversi istituti di vigilanza si erano messi d’accordo per fare cartello, cioè avevano realizzato una strategia per limitare la concorrenza sul mercato. Quella volta ci è andata bene. Ci abbiamo provato anche adesso, speriamo che il presidente Cantone ci aiuti».

Sia Ignazio Pisanu che Antonello Melis tengono molto a non accusare nessuno ma ad agitarli c’è anche il fatto di non poter chiedere delucidazioni a nessuno senza finire nel solito rimpallo di responsabilità tra enti e funzionari.

Conclude Ignazio Pisanu: «Questa società esiste dal 1982, io lavoravo in Libia. Quando è arrivato il permesso della Prefettura abbiamo cominciato a lavorare. Prima il problema era gestire una grande mole di lavoro, adesso il problema è ancora più serio perché il poco lavoro rimasto dobbiamo sperare di tenerlo. Eravamo una realtà di sessanta persone, adesso siamo quindici, siamo padri di famiglia e persone che hanno sempre lavorato onestamente senza chiedere niente a nessuno, non mi va bene che  sia la politica a decidere di farmi morire».

Sara L. Canu

(ilsarrabus.news)

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