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Villaputzu

Published on Agosto 22nd, 2018 | by Redazione

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VILLAPUTZU, Chiacchiere estive nel vicinato, la tradizione de “s’arrollieddu” non muore mai

Una tradizione che va avanti negli anni e che, simpaticamente, viene descritto come il vero e proprio social network per eccellenza, prima di internet, la vera origine di facebook. Con la grande, enorme, differenza, che non ci si nasconde dietro a schermi e tastiere ma si parla dal vivo, faccia a faccia, all’aria aperta. E’ la tradizione de s’arrollieddu, a Villaputzu ancora molto viva nei diversi quartieri del paese.

Un ritrovo quotidiano, che comincia con la bella stagione, va avanti tutta l’estate e termina solo quando fa troppo freddo per stare fuori e il tepore casalingo diventa piacevole. Fino ad allora l’appuntamento è servito. Ci si siede insieme il pomeriggio, breve pausa per la cena, poi appuntamento dopo il pasto.

Il pomeriggio, riparate all’ombra di una casa, nella via Boccaccio, sono già sistemate le sedie e piano piano arrivano le partecipanti. Le signore del vicinato, le figlie di alcune, che si ritrovano per chiacchierare e lavorare insieme. Non è raro trovarle impegnate nei lavori di uncinetto, mentre si scambiano opinioni sulle rispettive creazioni e non solo. Dopo un momento di imbarazzo iniziale dovuto alla presenza della sottoscritta e la rottura del ghiaccio con consueto “filla de chini sesi?” le signore iniziano a raccontare. “Ma non mettere i nomi!”, si raccomandano.

E racconta la prima: “Anche prima di abitare in questo vicinato andavamo fuori a sederci, io ero nel vicinato di Santa Vittoria, altre nel vicinato di via Sulis, si cercava un modo per rifugiarsi dal caldo e per stare un po’ in compagnia. E’ un’abitudine sempre esistita, fin da ragazzine andavamo a sederci, fin dai tempi dei nostri nonni. Anche allora si lavorava, si facevano i lavori all’uncinetto, il punto croce, il macramè. Oppure a sbucciare mandorle, quando è il periodo. Era un bel modo per passare il tempo, si raccontavano i dicciusu antigusu”. E aggiunge divertita: “A volte mi spostavo anche da un arrollieddu all’altro, la stessa notizia veniva data in versioni diverse, così le sentivo entrambe! E’ bello stare insieme, non si può stare tutto il giorno a casa con l’aria condizionata accesa, poi io sono sola, se non venissi qui fuori non parlerei con nessuno”.

Ma non erano solo chiacchiere leggere. Un’altra componente dell’arrollieddu di via Boccaccio, che precedentemente ha vissuto in via Sulis, ricorda: “Dove andavo io venivano anche due signore molto religiose. A una certa ora si interrompevano le chiacchiere e partiva il rosario! E’ bello che continui a esserci questa usanza, esco di casa e trovo qua tutte le signore! Anche a mia figlia, che è una ragazzina, piace sedersi qui quando non va al mare con le amiche”.

L’unica disposta a lasciare il nome è la signora Teresa Melis. Che dice: “E’ un bel punto di ritrovo, in passato anche gli uomini si sedevano a chiacchierare, anche a cantare. Si sentiva soprattutto lo spirito e la voglia di stare insieme, il vicinato era una grande famiglia, si faceva il pane, si facevano i dolci, però tutti insieme. Il mondo è cambiato, allora c’era davvero la crisi, non avevamo scarpe e in strada di certo non ci disturbavano le macchine. Io vivo in questo vicinato da 60 anni e s’arrollieddu c’è sempre”.

Spostandosi da via Boccaccio si entra nel vivo del quartiere dei Domus Noas, che sembra persino strutturato appositamente per permettere la tradizione de s’arrollieddu. Uno spiazzo centrale abbastanza grande per permettere il passaggio delle automobili senza disturbare le signore che si ritrovano qui. La signora Marisa Magai racconta che adesso ci sono poche persone, alcune preparano la cena e altre stanno già mangiando. Dice sorridente: “Ci sono le sedie ancora qui, così quando tornano sono pronte, senza perdere tempo! Magari cominciamo in due, poi arrivano altre vicine di casa e ci ritroviamo anche dieci o quindici persone”. E continua: “E’ molto meglio stare al fresco a chiacchierare che stare chiuse in casa davanti alla TV! Parliamo, ridiamo, ma ci confrontiamo su tante cose! Stiamo qui fino a tardi, arriva qualche persona anche dai quartieri vicini, dove non fanno s’arrolieddu”.

In entrambi i punti di ritrovo, le signore de s’arrolieddu ci tengono a ricordare anche le persone che non sono più in vita e a cui sono ancora tutte molto legate. Fanno spesso riferimento a zia Eleonora, sempre presente nei loro ricordi e nei loro racconti. E aggiunge Marisa Magai: “Questo è un bel vicinato e Ramona e Giovanni sono stati bravissimi a metterlo in risalto!”.

Ramona è Ramona Fanni, la nipote della tanto citata Zia Eleonora, che basandosi proprio su questa tradizione ha ideato S’Arrolieddu de is Domu Noas, una festa molto apprezzata dai villaputzesi, che va avanti da tre anni, data fissa del calendario estivo e che organizza con l’aiuto del marito Giovanni. E racconta: “Ho pensato a questo evento perché è un bel vicinato, un posto che si presta a fare festa ma che era poco considerato se non per le processioni di Santa Vittoria e Corpus Domini”. Per realizzare la festa, Ramona ha unito la tradizione de S’arrolieddu con la sua passione per l’artigianato. Continua: “Io stessa sono una sarta, creo gioielli e realizzo artigianato di bigiotteria. Ho chiamato tutti gli artisti e artigiani di Villaputzu e ho pensato di realizzare un momento di aggregazione proprio ispirato alla tradizione de s’arrolieddu che qui è più viva che mai. Cerco di farmi conoscere su Facebook con la mia pagina Rami Bau Creations, ma dal vivo è tutta un’altra cosa! Siamo arrivati alla terza edizione, speriamo di fare anche la quarta”.

Sara L. Canu

(ilsarrabus.news)

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