Sarrabus

Published on Aprile 19th, 2019 | by Redazione

0

TRADIZIONI. L’arte dell’intrecciare le palme, una specialità tutta sarrabese

La festività della Pasqua non ha una data fissa e cade la domenica dopo il primo plenilunio successivo al 21 marzo (equinozio di primavera). Quest’anno è “alta” : capita infatti il 24 Aprile, quasi al limite estremo superiore, visto che può essere compresa tra il 22 Marzo e il 25 Aprile.

 

Le celebrazioni, i riti, le liturgie della settimana santa sono espressione del notevole patrimonio tradizionale e della profonda religiosità cristiana del Sarrabus. Ancora oggi durante la settimana che precede la Domenica delle Palme, le abili mani di chi ancora possiede l’arte di intrecciare le palme, elaborano dei piccoli capolavori, rifacendosi ai vecchi modelli e ad antiche tecniche.

Il ciclo della lavorazione ha addirittura inizio nel mese di luglio dell’anno precedente, quando si procede alla fasciatura delle palme. Molte sono le palme piumose che dispensano un’ombra generosa nei giardini nascosti da alte mura di alcune case padronali o che cingono i nostri profumatissimi aranceti. I rami più giovani, una volta tagliati, vengono destinati agli intrecciatori, donne e uomini, che li selezionano e li utilizzano per i differenti tipi di lavorazione. Ognuno conosce e usa tecniche antiche e personali, ricche di simboli, tecniche che spesso venivano mantenute, e poi tramandate, nel più stretto segreto.

Gli intrecci più elaborati vengono affidati alla maestrìa di pochissimi esperti e il ramo più lungo e biondo (su Pàssiu) è destinato al celebrante che lo usa per le cerimonie della Domenica delle Palme, a ricordare il festoso ingresso di Gesù a Gerusalemme. Le tecniche di intreccio sono numerose e l’estro di ogni intrecciatore crea un’ opera d’arte che ha il marchio dell’originalità e che viene identificata con il suo autore.

Niente viene lasciato al caso: si adagia la fronda di palma sopra un tavolo, pronta per essere adornata come una sposa. Le donne con mitezza e con candore, munite di forbicette, adattano la loro palma, se la poggiano in grembo e, seguendo precisi schemi compositivi, con le loro mani esperte e le loro dita leste e vivaci, intrecciano le lacinie ottenendo un’opera d’arte unica.

Ogni singolo intreccio ha un alto significato simbolico e un valore sacro. Le palme più semplici sono destinate ai bambini e al popolo e ci si preoccupa di conservare le palme intrecciate al buio, per mantenerle fresche fino alla domenica. E tutto questo diventa una cerimonia dei sensi, una festa del silenzio ma anche della luce, un cantiere delle arti e del buon vivere. Artisti, artigiani, poeti, tutti insieme a intrecciare i fili di un sano modo di stare insieme, proponendosi così come sono per la loro specificità, per il proprio valore. Grazie al merito di alcune persone e a qualche anziano ancora attivo, possiamo dire che nulla è andato perduto di quell’arte, di cui anzi avvertiamo la freschezza originale.

Quando si parla di creatività nell’arte, il pensiero va ai grandi pittori che hanno creato un genere, ai nostri grandi scultori, a chi ha scritto memorabili pagine di letteratura o poesia, o ancora ai nostri insigni musicisti che hanno immaginato melodie che sono riuscite a commuovere gente lontana secoli e continenti. Ma c’è una realtà che spesso resta nell’ambito familiare affidata ad umili esponenti, che nessuno ricorderà per nome: gli interpreti dell’arte popolare.

Ma non solo le palme sono state la “creta” del talento popolare. E in Sardegna non è certo mai mancata la materia prima: asfodelo, vimini, giunco, rafia, paglia di grano, verghe di olivastro sono tuttora trasformati, generalmente da abili mani femminili, in bellissimi cesti decorati, stuoie, canestri e panieri per uso domestico o anche solo come oggetti d’arredamento.

E infine penso ai tappeti che le nostre nonne fabbricavano o alla delicatezza dei ricami con cui ravvivavano le semplici fogge degli indumenti. Donne instancabili, chine sui loro telai, a creare particolari disegni dai colori vivaci e dalla insuperabile eleganza delle forme. Quei lavori erano una parte necessaria della loro vita e quell’arte rappresentava il concetto stesso del tempo. Quel tempo che, attraverso le tradizioni e le feste, accompagnava il lento trascorrere della vita lungo tutto il suo corso, con l’arte dell’intreccio che marcava le tappe e gli avvenimenti della loro esistenza, creando un contatto fisico, quasi simbiotico, con la natura.

Maria Cinus

(ilsarrabus.news)

:

Tags: , ,


About the Author




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top ↑