Storia

Published on Febbraio 3rd, 2018 | by Redazione

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STORIA. Villaputzu, il Sarrabus e l’evoluzione della pesca

Volendo risalire alle origini dell’attività della pesca possiamo affermare che essa ha accompagnato l’uomo in tutta la sua storia, partendo dalla sua comparsa sulla terra, vista come attività primaria di sopperire alle sue esigenze alimentari. Facendo un percorso a ritroso, fin dai tempi antichi la più importante forma di pesca veniva svolta in lagune, fiumi e canali in quanto le popolazioni si ritenevano più al sicuro dal pericolo di imbattersi in navi pirata e nei barbareschi che in quei secoli popolavano di sovente i mari soprattutto della Sardegna.

 

Da allora la pesca ha subito molteplici  e veloci cambiamenti che hanno coinvolto l’intero settore, si è passati dalle reti in fibra naturale e con navi a vela, fino alle odierne reti in fibra sintetica e in navi a motore dotata di radar, GPS ed ecoscandaglio. Il risultato immediato della motorizzazione è la conquista di nuovi territori di pesca, sempre più distanti dalla costa ed un radicale cambio di mentalità dei pescatori. Questi, infatti non si limitano più ad attendere pazientemente che il pesce arrivi sotto costa, ma lo cercano, inseguendolo nelle sue migrazioni. Ulteriori avanzamenti tecnologici avvengono nel periodo delle guerre mondiali. Il vero cambiamento è avvenuto con l’arrivo del frigorifero, la possibilità di utilizzare la catena del freddo ha permesso di conservare meglio e più lungo un alimento delicato come il pesce quindi grazie a queste invenzioni si è potuto salvaguardare il sapore e il gusto.

Numerosi documenti storici ci fanno capire quanto fosse importante questa attività produttiva, ne sono da esempio due importanti documenti che di seguito tratteremo. Siamo certi che il Comune di Villaputzu concedeva le acque di laguna e di fiume ai pescatori locali dietro la stipula di contratti di durata pluriennale con annessi capitolati per uso pesca che dovevano essere diligentemente osservati previa recessione dello stesso. Le motivazioni che potevano portare all’annullamento di questi contratti d’affitto erano molteplici ma le più comuni riguardavano le frodi e la vendita impropria in luoghi non consentiti da contratto che venivano accertate da visite improvvise sul luogo di pesca da parte delle Guardie Campestri locali.

Dai documenti possiamo risalire alle località che venivano concesse ad uso pesca che venivano ben circoscritte e delimitate, riguardavano la zona del Flumendosa, la foce del Fiume Quirra e le acque denominate “Is Filus de is Murgias”. Di seguito il contratto che la Giunta Municipale di Villaputzu stipulò con pescatori locali in data 12 Marzo 1870: “In virtù del presente contratto tra questa Giunta Comunale e… individui tutti domiciliati in Villaputzu si addiviene ai seguenti patti: L’infrascritta Giunta a principiare da questa data fino a tutto Settembre primo venturo, concede ai sunnominati le acque Is Filus de Is Murgias, a titolo gratuito e senza l’imposizione si alcun onere a loro carico…La stessa Giunta concede ampi poteri ai suddetti e di cacciar chiunque non fosse di loro genio o da essi autorizzati trovassero pescando in detto sito, accusando anche contravvenzioni ove lo credano opportuno, intendendosi la pescagione in quelle acque riservate esclusivamente ad essi o a quelle persone da essi autorizzati… Si obbligano dal canto loro di esporre in pubblica vendita nel mercato locale tutti i pesci che pescano nelle acque al prezzo di centesimi 25 per ogni due libbre, con espresso divieto di vender fuori di paese il pesce, tranne quello che per essere in grande quantità non potessero smerciare in luogo… In caso di frode, cioè supponendosi che…esportassero fuori il paese… resteranno inibiti di ogni diritto di pescagione nelle acque suddette, e queste verranno concesse ad altre persone di confidenza di questa amministrazione…”.

Poteva succedere che a causa di inosservanza dei capitolati d’appalto l’affittuario poteva essere privato dell’uso pesca e incorrere in forti sanzioni giudiziarie, come il caso seguente in cui con Atto Consolare del Comune di Villaputzu del 10 Giugno 1875 si porta in giudizio l’affittuario che doveva godere della pesca nel Flumendosa e nella località di Feraxi perché scoperto nella vendita fuori dall’abitato del Comune di Villaputzu come pattuito da contratto. Secondo la comunicazione scritta dal Sindaco di Villaputzu del 1875 rivolta al Pretore di Muravera si espone che: “…che con contratto del 6 Maggio 1872 stipulava all’Ufficio di Registro di Mandas l’appalto delle acque Demaniali scorrenti in Salti e giurisdizione di Villaputzu nel Flumendosa e Quirra, di San Vito nel Flumendosa, e di Muravera in Feraxi per il termine d’un sesennio, e per l’annuo prezzo di Lire 868…che il Comune di Villaputzu ne cedeva una parte al sub affittuario poco curantisi delle disposizioni dei capitoli, che esso dovesse vendere i pesci al paese di Villaputzu, invece li portava in altro Comune… Il 13 Maggio del corrente anno la Guardia Campestre Don Efisio Sotgiu nel Quirra onde assicurarsi se fosse vero che lo stesso portasse i pesci a vendere altrove, strada facendo incontrò lo stesso nella strada Nazionale, e preciso sito Nurazzolas con molti altri individui… ciascuno dei quali portava in dosso la sua porzione di pesce già divisa nel luogo dove seguiva la pesca, prova chiara che essi non avevano intenzione di portarne in Villaputzu per esporli alla vendita pubblica, ma invece di portarla nelle proprie famiglie, parte per consumarla in famiglia stesso e parte per venderla o farne dei regali…”.

Tutti gli individui furono condotti presso la sede comunale portando con loro i pesci pescati, furono pesati per una quantità di 38 Chilogrammi e furono dati ad un pescivendolo locale, incaricato dal Comune, per venderlo nel mercato pubblico ricavandone la somma di Lire 19. Il Sindaco chiedeva al Pretore di annullare il contratto di sfruttamento pesca per non aver venduto i pesci in Villaputzu e per non essersi curato di aver sorvegliato i pescatori da lui dipendenti che avevano esportato i pesci altrove. L’affittuario invece dichiarava che quella quantità di pesce serviva ad esclusivo uso delle proprie famiglie e perciò non vendibile al pubblico.

Si richiedeva che quest’ultimo venisse condannato per i danni e per le spese giudiziarie invitandolo a comparire in udienza innanzi la Pretura di Muravera per la risoluzione della controversia. Un altro documento datato 28 maggio 1942 ci può far capire quale tipologia di prodotto ittico si poteva trovare nel mercato locale, si tratta di un listino prezzi del pesce in cui venivano spiegati con un elenco dettagliato le diverse tipologie di prodotto con relativo nominativo ed il rispettivo prezzo al chilogrammo ed al dettaglio: Iaterina Sarda (Muscioni) Lire 3, Boga (Boga) Lire 6, Dentice Lire 12, Gatto di mare (Sonaiolu) Lire 3, Mormorozza (Murmugioni) Lire 12, Muggine (Lissa) Lire10, Nasello (Merluzzo) oltre i 17 cm Lire 6, Orata (Carina) Lire 13, Pagello (Pagellu) Lire 12, Palombo (Palumbo senza pelle) Lire 4, Perchia di fondale (Vacca) Lire 6, Pesce ragno (Aragna) Lire 4, Razza Batide (Capitana scritta) Lire 2, Sardina (Sardinas) oltre i 14 cm Lire 5, Scorpena rossa (Capponi) Lire 7, Spigola (Lupu) oltre i 300 gr. Lire 13, Sugarello (Surellu) Lire 5, Triglie (Triglia) oltre i 10 cm e fino ai 15 cm Lire 13, Zerri (Giarrettu) oltre gli 8 cm Lire 5.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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