Sanità

Published on Luglio 15th, 2020 | by Redazione

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STORIA, L’ospedale del Sarrabus dalla rocambolesca apertura del 1986 alla chiusura dei reparti

In quelle drammatiche giornate del 1986 sembrava che il cielo dovesse venir giù tanta era la pioggia che cadeva sul Sarrabus. L’ennesima alluvione colpiva il nostro territorio: danni dappertutto e, purtroppo, anche morti. Giorni che non potranno certamente essere dimenticati da chi li ha vissuti in prima persona. Una tragedia che però ebbe un lato positivo: l’apertura dell’attuale ospedale. Il vecchio edificio aveva dei limiti enormi, inaccettabili già a metà degli anni ’80: in un’unica camerata erano ospitati quindici pazienti, altre due stanze potevano accoglierne complessivamente altri sei e i bagni erano in comune. Troppo poco per un territorio che già in quel periodo cominciava un centro nevralgico per il turismo sardo.

 

Proprio per questo fu costruito il nuovo ospedale, ben più accogliente e moderno, la cui apertura però slittava di mese in mese per via di un contenzioso con impresa costruttrice. Insomma, la classica storia all’italiana risolta grazie alle ire, è il caso di dirlo, di Giove Pluvio che, in quei giorni dell’ottobre 1986 mandò sul sud-est della Sardegna tanta di quella pioggia che rischiava di mandare sott’acqua tutto quanto.

«Infatti il vecchio edificio dell’ospedale fu in parte allagato – ricorda Salvatore Piu, ex sindaco di Muravera all’epoca consigliere comunale (il primoi cittadino era Luigi Boi) – la corrente mancava spesso proprio a causa degli allagamenti. Se fosse arrivata un paziente da operare urgentemente sarebbe stato un dramma».

Occorreva una decisione drastica che fu presa senza tentennamenti, come racconta l’ex primo cittadino, testimone di quei fatti: «Dopo aver consultato il prefetto – racconta Piu – si decise di trasferire i malati nella nuova struttura ancora chiusa. Per far ciò furono messi in campo i militari della base di Capo San Lorenzo che intervennero con cellule fotoelettriche e attrezzature di ogni genere. Nel giro di otto ore i malati furono trasferiti e con lorotutti gli arredi e le sale operatorie erano già in grado di funzionare».

Ricordi che quasi fanno commuovere l’ex sindaco Piu che per anni ha diretto il reparto di ortopedia del San Marcellino, anche questo, come tanti altri servizi del nosocomio sarrabese, diventato un solo ricordo. «In quei drammatici giorni del 1986 – ricorda ancora Salvatore Piu – intevennero anche gli studenti delle scuole superiori di Muravera che supportarono le operaie addette alle pulizie per rendere uno specchio la nuova struttura e non dimentico nemmeno la squadra d’impiantisti che mise in funzione tutti i servizi». Insomma l’apertura del «nuovo» San Marcellino fu quasi un evento di popolo: non ci fu il classico taglio del nastro ma fu la gente ad «appropriarsi» dell’ospedale alla faccia di contenziosi e lacci e lacciuoli burocratici. C’è da chiedersi: se non si fossero messi di mezzo Giove Pluvio e l’alluvione, quanti anni sarebbero trascorsi per vedere l’apertura del nuovo ospedale?

Ma quella del 1986 non è stata la sola «inaugurazione». Nei primi anni duemila il San Marcellino fu ingrandito e ristrutturato grazie ad un finanziamento regionale di quasi cinque milioni di euro. Il risultato è quello che vediamo ancora oggi: un ospedale moderno ed efficiente grazie ai quasi cinque milioni impiegati dalla Regione per renderlo un autentico fiore all’occhiello per il territorio, una struttura non solo adeguata a dare servizi di prim’ordine alla gente del Sarrabus ma anche ai numerosi turisti che ogni estate affollano il territorio. Le premesse c’erano tutte: chirurgia di prim’ordine (venivano ad operare anche luminari di prestigiosi ospedali italiani) e reparti per ogni esigenza.

Ma le cose belle non durano e la discesa è stata rapida. Ostetricia e Ginecologia, diretta da Sergio Lecca è stata chiusa nel 2006, ortopedia nel 2010, fino al disastro attuale. Eppure l’idea dei primi anni Duemila era di farne un polo d’eccellenza, idea tradita da tutte le giunte regionali che si sono succedute dal 2009 in poi. Dall’eccellenza a scatola vuota il passo è stato breve. È la dura realtà.

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

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