Storia

Published on Dicembre 9th, 2017 | by Redazione

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STORIA.Il sogno del 1920: dotare tutti i comuni di energia elettrica

Il 7 Aprile 1920 fu regolarmente costituita in una sala della Camera di Commercio di Cagliari la “Società sarda per la distribuzione di Energia Elettrica”, Società anonima con sede nella stessa città in Piazza XXVII Marzo. Il rogito su costituito dal noto notaio cagliaritano Comm. Cugusi e aveva come capitale iniziale £ 600.000. L’Atto costitutivo societario fu regolarmente approvato dal Tribunale e fu pubblicato nel numero 86 del Foglio Annunzi Legali della Provincia di Cagliari.

 

Il Primo Consiglio d’Amministrazione fu nominato dall’Assemblea degli azionisti, ed era composto da personaggi di spicco della società cagliaritana dell’epoca. Fu eletto come Presidente il Cav. Riccardo Sanna, come Vice Presidente il Sig. Alberto Chapelle, l’Amministratore Delegato Ing. Giovanni Brotzu, a seguire il Cav. Gennaro Murgia, il Col. Nob. Raffaele Pisani, il Dott. Francesco Marongiu ed il Sig. Francesco Marchisio. I Sindaci effettivi eletti invece furono rappresentati dall’Ing. Carlo Aymerick Marchese di Laconi, Cav. Ing. Francesco Sisini, Rag. Ubaldo Sommaruga, e a Sindaci supplenti i Sigg. Prof. Dott. Rinaldo Binaghi, e Dott. Ignazio Murgia.

La società aveva come scopo quello di dare la maggiore diffusione possibile in Sardegna all’uso dell’energia elettrica, al quale era direttamente e strettamente legato lo sviluppo industriale ed il benessere economico di quei paesi nei quali essa poteva ricevere larga applicazione. Nella Sardegna dell’epoca, dove erano già sorti i primi piccoli impianti elettrici, si registravano numerosi problemi, perché furono eseguiti irrazionalmente ed erano controllati da persone mancanti di competenza tecnica.

La disponibilità in vasta scala di energia, non solo poteva facilitare lo sviluppo di numerose piccole industrie, che in quel momento risultavano allo stato rudimentale, ma poteva permettere il sorgere di altre industrie, che per mancanza di forza motrice furono state abbandonate e spesso neppure tentate. Il 1° Giugno del 1920 la Società Sarda per la distribuzione elettrica inviava a tutti i Comuni della Sardegna sprovvisti di tale impianto una comunicazione che puntava alla promozione del brillante progetto. Prometteva di distribuire l’energia generata nelle Centrali della Società Elettrica Sarda dove fosse possibile e in tutti quei Comuni che non fossero troppo distanti dalle linee della società. Invece nei Comuni troppo lontani si prevedeva di realizzare impianti autonomi termici o idraulici da eseguirsi razionalmente. Per realizzare questo programma si doveva necessariamente fare assegnamento sull’appoggio morale e finanziario degli abitanti dei Comuni stessi.

Una Società nella quale gli abitanti di un dato paese non fossero fortemente interessati, difficilmente si potavano reperire capitali per l’esecuzione di un impianto di distribuzione o semplicemente di illuminazione pubblica. Si prevedevano spese gestionali molto alte e con non pochi problemi: se gli impianti risultavano molto distanti l’uno dall’altro e di difficile sorveglianza, occorreva assumere molto personale, gli utili sarebbero stati assorbiti in buona parte dagli stipendi degli impiegati, e non essendovi nel luogo persone direttamente interessate al buon andamento finanziario dell’Azienda, sarebbero stati più facili gli abusi di ogni genere. Per cui si chiedeva la piena partecipazione economica degli abitanti, promettendo a questi ultimi numerosi vantaggi: gli abitanti che acquistassero azioni societarie potevano partecipare agli utili sociali incassando il dividendo, ed inoltre potevano usufruire del benessere e dei vantaggi di varia natura che l’applicazione dell’energia elettrica portava con sé.

Più azionisti si procacciavano e più possibilità si prospettava di praticare tariffe più basse. Tale programma incontrò, prima ancora della costituzione della Società, largo favore fra autorevolissime persone od enti dell’isola e fra gli abitanti dei Comuni di Guspini, Gonnosfanadiga e Villacidro i quali ebbero fortemente contribuito alla sottoscrizione del primo Capitale Sociale. Questi Comuni vennero perciò in breve tempo dotati di un impianto elettrico.

La Società nutriva viva fiducia che anche in tutti gli altri paesi, dove non avevano ancora la fortuna di aver un impianto elettrico, il suo programma avesse incontrato numerosi aderenti, potendo quindi con la loro collaborazione e compartecipazione dare un impulso sempre  più largo alla diffusione di quel mezzo potente di civiltà e di progresso che era l’energia elettrica.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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