Cultura

Published on Marzo 23rd, 2019 | by Redazione

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STORIA. Giuseppe Melis, la storia di un eroe di Muravera e del Sarrabus

Muravera 1905. È qui che nasce Giuseppe Melis, il 28 febbraio. Figlio di Giovanni e Rachele. Una tipica famiglia di quegli anni, due figli maschi e due femmine tutti impegnati nel duro lavoro nei campi e con il bestiame. Giuseppe è un bellissimo ragazzo dotato di una forza straordinaria. A cambiare quello che pareva un destino scontato, fare il contadino, è un “banale” atto di eroismo.

 

Appena sedicenne, un alluvione causa lo straripamento del Rio Piccoca e uno zio di Giuseppe si trova in difficoltà. Il giovane, senza esitare, si carica il parente sulle spalle e lo porta in salvo sulla riva opposta. Lo zio impressionato sia dalla forza del nipote che della sua umanità, gli consiglia di “fare domanda” per l’arma dei Carabinieri. Giuseppe in un primo momento non ci pensa. Il suo posto è lì, affianco ai genitori e ai fratelli, dove le sue braccia sono necessarie per sfamare tutta la famiglia. Ma è giovane e la curiosità di conoscere il mondo è forte.

A quei tempi arruolarsi significava riscatto e una retribuzione certa. Alla notizia che Giuseppe partirà, la madre scoppia a piangere. É disperata all’idea di perderlo sopratutto ora che Maria, è stata portata via da “su jogu” (le convulsioni). Giuseppe però è deciso a partire e alla madre in lacrime rivolge parole che lei non scorderà mai: «Mamma mia, preghidi chi deu mroxa in su traballu ca ada tenni su pai po tottu sa vida» (Mamma preghi che io muoia sul lavoro che avrà il pane per tutta la vita).

A vent’anni parte per quella vita militare che da subito lo entusiasma. Entra a far parte della fanteria, viene nominato tiratore scelto. Dopo essere stato in diverse parti della Sardegna e del resto d’Italia, parte per la Libia. Sono gli anni di preparazione della seconda guerra mondiale.

Il Maresciallo Balbo ha studiato un piano di colonizzazione per valorizzare i territori libici e l’esercito ha il compito di sequestrare i mezzi animali degli arabi per fiaccarne la resistenza. A Giuseppe viene affidato il compito di comandare la stazione a Bugheilan (Garian). Durante un incendio che divampa nel campo, Giuseppe, incurante del pericolo si precipita all’interno delle stalle per salvare i cavalli.

Riesce a liberare alcuni animali prima di cadere al suolo privo di sensi. Le ustioni riportate lo portarono alla morte, il 14 settembre del 1938 a soli trentatre anni, dopo alcune ore di atroce agonia. Il suo corpo fu sepolto a Tripoli e vi rimase sino al 1974 quando suo fratello Erminio riesce a riportare le sue ossa a Muravera dove ora riposano accanto a quelle dei familiari. Venne insignito della medaglia d’argento al valore civile, una ricompensa in denaro e numerosi encomi per l’alto senso del dovere e l’eroismo di Giuseppe. Ma per la madre quel figlio morto così giovane in Libia fu sempre rimpianto.

Daniela Murtas

(ilsarrabus.news)

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