Sarrabus

Published on Marzo 8th, 2021 | by Redazione

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SARRABUS, L’otto marzo ricordando Francesca Sanna Sulis e Claudia Corona e tutte le donne sarrabesi

Da quando Eva nell’Eden ha chiarito subito, mela alla mano, chi decidesse in casa, sembrava che tutti i dubbi fossero dissipati. Come sappiamo, non è che quella prima decisione abbia sortito effetti entusiasmanti. Tra l’altro all’uomo la mela andò così di traverso, che ancora oggi tutti gli esemplari maschi ne portano i segni nel famoso pomo d’Adamo, “ichnusamente” noto come nuu de gangas. L’uomo ha sempre cercato di far leva su quell’antico senso di colpa e, quando non era  sufficiente, gonfiava il petto e manifestava la sua maggiore prestanza fisica, per affermare il suo diritto al comando. E in questo eterno confronto tra i due sessi, anche in Sardegna ciascuno si è fatto idee diverse su chi sia a… portare i pantaloni! Ma chi dice che la società sia maschilista e la donna in sottordine rispetto all’uomo, certamente non conosce a fondo la realtà della nostra isola in generale e del Sarrabus in particolare.
Le nostre Meri de Domu hanno sempre lavorato con tenacia e senso del dovere. Donne che si preoccupavano di aspetti che l’uomo preferiva delegare, ma che garantivano la sopravvivenza della famiglia. Donne dolci, ma anche forti e sagge, per certi aspetti rivoluzionarie. Alcune di esse delle vere e proprie eccellenze come la nobildonna muraverese Francesca Sanna Sulis, imprenditrice del ‘700 in un periodo in cui certe attività erano esclusivamente in mano agli uomini. Esiste al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo in Russia un ritratto della zarina Caterina di Russia con un abito ideato dalla nobile sarda e affidato alle abili mani delle nostre donne. Si impegnò moltissimo per la tutela dell’infanzia e delle donne come pure fece due secoli dopo Claudia Corona, consigliere regionale e prima donna-sindaco del Sarrabus nei primi anni cinquanta, che anche quando tornò a dedicarsi alla sua attività di imprenditrice edile, mostrò le sue doti di grande sensibilità e comprensione per le persone in difficoltà. Donne, queste, palesemente superiori e con una marcia in più. Ma dietro a queste figure carismatiche, di cui non a caso si conserva memoria, non dobbiamo dimenticare le centinaia, migliaia di donne del popolo, provenienti da realtà economiche e culturali  poverissime. Erano e sono le donne sarde formatesi nella cultura del nostro sapere popolare, in una società in cui i ruoli erano ben distinti e dove gli uomini erano ben attenti a non tenere atteggiamenti men che virili. Ricordo al cinema Paderi, quando dall’America cominciavano ad arrivare i primi film, generalmente in bianco e nero, che mostravano i costumi della società e delle famiglie d’oltreoceano.

Vedere quegli uomini provvisti di grembiulini allacciati alla vita con graziosi fiocchi, aiutare in casa mogli e fidanzate, era motivo di sfrenata ilarità. E mentre nella sala, che sapeva di fumo e di celluloide surriscaldata, il fascio di luce fendeva l’oscurità, “Ceeeeessu!” di scherno e sghignazzamenti sguaiati coprivano il ronzìo del proiettore, mentre idee omofobe si accavallavano nei cervelli dei maschi sardi, condite da paure antiche ma con la presenza di qualche pensiero omicida nei confronti di chi metteva a repentaglio la virilità di tutti i maschi del mondo! A dir la verità questa separazione tra i due universi, aveva poi anche il suo rovescio della medaglia: ricordo uomini levarsi il cappello, in segno di rispetto, quando entravano in una stanza in cui c’erano signore, usanza oggi scomparsa e non certo perché si usa meno il cappello!
Comunque tra cavalleria che non c’è più e lotte femministe, uomini e donne di questo pianeta da molti secoli siamo qui a calcare le tavole di questo palcoscenico della vita, ognuno a fare la sua parte, in un percorso comune che dovrebbe essere di rispetto reciproco.
Non si tratta allora, e mi rivolgo alle donne, di dichiarare guerra al pianeta maschio, ma solo capire che non siamo né inferiori né superiori, ma solo diverse, uniche e originali. Se saremo consapevoli di questo, potremo davvero vivere tutti meglio.
Maria Cinus
(ilsarrabus.news)

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