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Apertis Verbis

Published on Marzo 30th, 2019 | by Redazione

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RICORDI. Muravera, quelle gite degli anni ’50 con don Bruno Prost

Queste pagine che sto tentando di scrivere le voglio dedicare al parroco del mio paese, Muravera, negli anni cinquanta: don Bruno Prost. Don Bruno veniva da Cagliari, precisamente da via San Giovanni dove abitava la famiglia dei genitori. Riuscì in breve tempo ad accattivarsi la simpatia dei muraveresi, specialmente dei giovani in quanto giovane lo era anche lui.

 

Il posto di ritrovo per i ragazzi della parrocchia, oltre in chiesa per ascoltare la Santa messa la domenica, era l’Oratorio, un immobile situato in via Roma ristrutturato a nuovo con un vasto cortile interno recintato, dove di giorno si giocavano le partite di calcio e alla sera si proiettavano i film su un telone bianco sistemato alla meglio. Nell’ingresso c’era una stanza occupata dalla signora Maria la ”perpetua”, una signora anziana molto battagliera quando facevamo chiasso. Il primo piano era adibito a sala giochi, una libreria per gli amanti della letteratura, poi tanti mini tavolini dove si socializzava e si parlava del futuro di noi sedicenni.

Le gite si accoglievano sempre all’unanimità, il nostro Parroco era sempre consenziente, difficilmente ci ostacolava e quando interveniva era solo per migliorare l’organizzazione.

La prima gita, della quale ho un bellissimo ricordo, è stata quella fatta alla Fiera Campionaria di Cagliari nel mese di aprile del 1954. «Non date fastidio alle ragazze – ci raccomandava don Bruno prima della partenza – evitate di rispondere se siete importunati, state sempre in gruppo e a una molestia rispondete con un sorriso. Quando attraversate la strada attenti dove ci sono le rotaie: potrebbe essere in arrivo il tram».

Le nostre gite erano tutte al maschile, le ragazze muraveresi iscritte all’Azione Cattolica erano tantissime e ben organizzate, però in quegli anni esisteva “l’apartheid” fra i due sessi. Il giorno stabilito per la partenza a Cagliari, ci presentammo al mattino presto nello stradone di fronte l’albergo ”Vacca”, tutti eleganti con il vestito nuovo confezionato dal bravo sarto maestro Severino. Don Bruno ci aveva preceduto e lo trovammo che chiacchierava con alcuni viaggiatori di sua conoscenza diretti nel capoluogo. Prendemmo la corriera della società “Columbus”, una linea privata che faceva concorrenza alla “Sita”, e partimmo per Cagliari. Che sorpresa quando vedemmo avanzare, invece del bigliettaio, una giovane con la divisa azzurra da hostess, molto carina e con un sorriso ci chiese dove eravamo diretti poiché doveva staccare i biglietti. Si alzò Don Bruno e disse: «Comodi, i biglietti li faccio io».

La città di Cagliari ci accolse con una giornata molto soleggiata, calda. Dalla stazione delle corriere raggiungemmo il Mercato civico a pochi passi dalla Rinascente e rimanemmo a bocca aperta: tutta quella merce esposta, i pescivendoli che gridavano vantando i loro prodotti, le macellerie con gli agnelli e i maialetti appesi in bella mostra, i banconi di verdura, di frutta, i dolci: piricchittusu, gueffusu e altre qualità in bella mostra dietro le vetrine. Insomma, altro che i negozietti del nostro paese, c’era da sbizzarrirsi nella scelta degli acquisti.

Finalmente raggiungemmo la Fiera Campionaria, la nostra meta. Tantissime macchine parcheggiate nell’ingresso, la fila per fare i biglietti e poi eccoci dentro la Fiera ad ammirare le novità che gli espositori mostravano al pubblico. Don Bruno ci seguiva molto pazientemente e ci dava suggerimenti sui padiglioni da visitare. Ne visitammo diversi, ma il più gradito era quello riservato alla neonata televisione: c’erano dei televisori sintonizzati su qualche programma sperimentale, molto seguiti e commentati con diverse opinioni dai visitatori: «Non avrà successo», oppure «la radio non verrà mai superata». Invece, sappiamo come è andata. Verso mezzogiorno raggiungemmo un locale sempre dentro la Fiera e il nostro accompagnatore (Don Bruno) ci offrì il pranzo. La sera rientrammo in paese, stanchi e felici dell’esperienza vissuta.

Dopo una capatina estiva, sempre accompagnati da don Bruno, nel capoluogo e precisamente nella spiaggia di Calamosca, nel mese di settembre dello stesso anno, precisamente il giorno18, nuova gita a Cagliari, questa volta per un altro motivo: un nostro parrocchiano, Pierbattista, doveva essere ordinato sacerdote in Cattedrale.

La chiesa era strapiena di fedeli, parenti, amici arrivati dai paesi dell’interno dei futuri presbiteri. Assistemmo ad una cerimonia molto sentita e commovente. Tre giovani vestiti con gli abiti talari bianchi erano proni su un tappeto di fronte all’altare. Il Vescovo li chiamò uno alla volta per ricevere la consacrazione. Don Bruno fece parte attiva della cerimonia seduto insieme ad altri sacerdoti nell’altare. Il giorno seguente seguì la festa in paese in onore del nostro don Pierbattista.

Una sera, alla fine del mese di ottobre del 1954 andai a salutare Don Bruno con il viso triste e gli annunciai che dovevo partire per il servizio militare Il sostantivo “caserma” non piaceva al nostro parroco. In passato era stato vincitore di un concorso all’Accademia Militare di Modena ma si era congedato dopo pochi mesi e aveva intrapreso il sacerdozio.

Dopo due mesi di corso a Roma, un giorno venne un ufficiale e con modi bruschi disse: «Allievo, vada in parlatorio, c’è un sacerdote che l’attende”. Mi chiedevo chi potesse essere: appena entrai nel parlatorio, notai un sacerdote seduto di fronte ad una finestra: era don Bruno Prost. Mi bloccai commosso, don Bruno mi salutò affettuosamente e rimanemmo in silenzio. «Come stai Antonio? Ti trovo bene, quando finisci il corso?», mi disse. «Ti porto i saluti dei ragazzi dell’Oratorio. Altri ragazzi tra poco lasceranno il gruppo, vanno a Cagliari a studiare, al liceo e all’università, comunque stanno arrivando nuove leve, speriamo nella Divina Provvidenza che ci dia una mano. Antonio sii sempre un buon cristiano, se puoi collabora con don Spilotros, il cappellano. Ci vedremo a Muravera quando verrai per Natale».

Per Natale andai in licenza, ma lui, la guida spirituale dei ragazzi dell’Oratorio che ci indirizzò nella vita cristiana e nelle cose terrene non c’era più: era stato trasferito.

Antonio Agus

(ilsarrabus.news)

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One Response to RICORDI. Muravera, quelle gite degli anni ’50 con don Bruno Prost

  1. Guido Sestu says:

    Buon giorno , a quei tempi ero un bimbo ,mi ricordo benissimo di don Bruno . Ho avuto occasione e il grande piacere di salutarlo poco tempo prima che tornasse alla casa del Padre , andai a trovarlo a Cagliari , era in un piccolo ufficio e il mio ricordo di un uomo anziano ma con ricordi ancora vividi , lo salutai dicendoli che ero di Muravera , le si illuminarono gli occhi , mi chiese di tante cose si fece una chiaccherata , non volevo disturbare più di tanto ma Lui con premura mi fece accomodare e parlammo ancora per qualche minuto . Ringrazio sig. Antonio Agus per avermi riportato a questi ricordi .

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