Sarrabus

Published on Febbraio 27th, 2021 | by Redazione

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L’INTERVISTA. “Noi donne? Siamo determinanti, via tutti gli stereotipi di genere”

La Commissione Pari Opportunità della Regione Sardegna è stata istituita nel 1992 per diffondere la cultura della parità e delle pari opportunità tra uomini e donne. Ha sede e opera presso la Presidenza della Regione. È composta da venti donne elette dal consiglio regionale, è presieduta da Francesca Ruggiu e ha due vicepresidenti. Donne con tante competenze diverse, tante professionalità differenti e provenienti da ogni parte della Sardegna. Tutte che lavorano nell’ottica dell’empowerment (autodeterminazione) e del gender mainstreaming (parità di genere). Vista la particolare situazione di emergenza, al momento le riunioni si svolgono online.
C’è anche un po’ di Sarrabus nella commissione dato che una delle vicepresidenti è la sanvitese Barbara Congiu.
«Sono onorata di far parte di un’istituzione così importante, perché è veramente poter dare un piccolo grande contributo».
Il tema delle pari opportunità è molto importante. Afferma Barbara Congiu: «Non a caso è parte dell’agenda 2030 dell’Onu. Sul riconoscimento di ciò che è la leadership femminile ci sono ancora tanti passi da fare e tutto si basa sul riconoscimento di quello che è il ruolo della donna nella società, un ruolo che è determinante dal punto di vista economico, sociale, politico e istituzionale. Se parliamo della rappresentanza dobbiamo ricordare che sono passati 70 anni dal suffragio universale e per assurdo è ancora da considerarsi poco tempo, perché abbiamo tantissimi passi da fare che riguardano il retaggio culturale: soprattutto gli stereotipi di genere che sono da sradicare e che impediscono quel raggiungimento della parità sociale, culturale e lavorativa, che è, quest’ultimo, uno dei temi determinanti».
L’emergenza sanitaria ha avuto un ruolo in negativo, anche su questo aspetto dato che ad aver perso il lavoro sono soprattutto le donne, come rilevano i dati Istat di inizio febbraio. E anche in condizioni normali, le donne subiscono comunque una disparità salariale e di opportunità di fare carriera.

A questo proposito aggiunge Barbara Congiu: «Il GAP di genere esiste, pensare o ritenere che questo divario non esista significa essere fuori dal mondo. Proprio inteso come mondo, perché non è un problema solo italiano, è un problema mondiale, non parleremo di Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, altrimenti. Il fatto che non sia stata raggiunta una parità non è un’invenzione e va fatta un’analisi a livello istituzionale e locale per abbattere le disuguaglianze, serve una strategie fatta in ottica di uguaglianza».
Su questo argomento risuonano le parole del neopresidente del consiglio Mario Draghi che avrà il compito di gestire i finanziamenti del Recovery fund, in piccola parte anche in questo senso: «Garantire parità di genere non significa una farisaico rispetto delle quote rosa previsto dalla legge. La parità di genere richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi, puntando a un riequilibrio del gap salariale e a un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini».
Continua Barbara Congiu: «Ci sono ancora donne che devono scegliere tra carriera e famiglia, a volte rinunciano a ruoli chiave e fondamentali dal punto di vista lavorativo e sociale perché gravate dalla presenza della famiglia, dai figli o dalla cura di un familiare disabile: si citano sempre gli asili nido, ma si parla in generale di tutti quei servizi che servono a fare in modo che la donna possa autodeterminarsi, perché la donna non è solo madre. Si tratta di riequilibrare le possibilità, anche e soprattutto per quanto riguarda il lavoro. E fare un lavoro culturale dove sia chiaro che la cura della casa e della famiglia non ricada solo sulla donna».
L’attenzione verso la condizione femminile è solitamente circoscritta intorno alle date simbolo. L’8 marzo, il 25 novembre. Afferma Barbara Congiu: «Tutto questi punti si riversano, per forza di cose, in quella che è la violenza contro le donne. C’è una differenza nella retribuzione salariale e il potere economico delle donne è molto inferiore. La regione Sardegna, per prima, ha istituito il reddito di libertà destinato alle donne vittima di violenza domestica che altrimenti non potrebbero scappare. Perché di questo si tratta, di scappare, e tante donne non possono perché non hanno le risorse per mantenersi. Per questo bisogna investire ed è importante farlo».

Tra l’altro c’è anche un importante fattore economico da non sottovalutare: «Non permettere alle donne di lavorare significa rinunciare a 7 punti percentuali del PIL. Una società più equa per le donne è una società più equa per tutti, con un maggior benessere economico e sociale».
La doppia preferenza in tema di elezioni, le quote rosa sono tutti strumenti utili a questo obiettivo. Commenta Barbara Congiu: «Sono gli strumenti che servono adesso. Un errore è pensare che la doppia preferenza sia un obbligo. Non lo è, è una scelta, non c’è alcun tipo di obbligo. Quando il problema del disequilibrio non ci sarà più, allora non serviranno più. È un impegno culturale, anche per questo la Commissione si impegna anche nelle scuole, per partire dai più giovani affinché abbiano conoscenza e consapevolezza. E questa la si raggiunge dando la giusta attenzione anche al linguaggio di genere che è importante perché aiuta a includere e a capire in che direzione andare perché dire ministra e assessora serve a dare nell’immediatezza la certezza che si tratti di una donna. Per fortuna sotto questo punto di vista, sul ricoprire ruoli importanti, stiamo facendo dei passi avanti. Ma non è normale che ancora adesso, nei libri delle elementari, ci siano ancora le frasi da completare dove la mamma cucina e il padre lavora. È importante parlare di sessismo semplicemente perché c’è, è un retaggio culturale da sradicare e che va denunciato. Poi intervenire, anche nelle scuole, come dicevo prima, perché è tutto parte di una società più equa per le generazioni future».
Un ultimo pensiero di Barbara Congiu è un plauso alle attività delle amministrazioni sarrabesi per le iniziative dello scorso 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne: «Qualsiasi azione da parte delle amministrazioni per sensibilizzare la popolazione sul tema della violenza di genere fa in modo che si accendano dei riflettori su argomenti che spesso sono oscurati anche da tanta omertà. Può incoraggiare una donna a chiedere aiuto o un’amica di una donna in difficoltà a mobilitarsi. O comunque di interessarsi alla questione. Non sono solo gesti simbolici, c’è molto altro dietro»
Sara L. Canu
(ilsarrabus.news)

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