L’INTERVENTO, “Perché non istituire un Parco degli Agrumi nel Sarrabus”
Perché non istituire nel Sarrabus un “Parco degli Agrumi”? Questa volontà nasce alla fine degli anni Novanta, bisogna ritornare all’allora Consorzio denominato “Consorzio Sardegna Sud Est”, quando un gruppo di imprenditori del Sarrabus, assieme ad altri del Gerrei e della Trexenta, con sede a Mandas, volle partecipare ai programmi finanziari Regionali, ora denominati GAl. L’intento era quello di avere dei fondi per lo sviluppo di un territorio lungo le aste fluviali del Sud-Est del Flumendosa.
In qui tempi le idee non mancavano, mancavano invece i fondi. Vi fu una grande animazione, vennero coinvolte diverse istituzioni, ma alla fine non se ne fece niente.
Fra le diverse iniziative si parlava anche del “Parco Fluviale del Flumendosa”, fortemente voluto dagli animatori di quel periodo. Si parlò anche del “Parco degli agrumi”.
In quel periodo ci fu un coinvolgimento diretto da parte di alcuni portatori di interesse. Il Consorzio era rappresentato anche dalla Cooperativa Agrumicola del Sarrabus, si parla di un’epoca in cui questa realtà era in attività e faceva ancora dei numeri.
Le amministrazioni locali di quel periodo vennero sollecitate su questa tematica specificando loro le motivazioni dell’importanza della realizzazione di un parco. Effettivamente ci fu qualche discussione, ma la paura di perdere la libertà di agire e le potenzialità commerciali con i vincoli che si sarebbero venuti a creare, ha prevalso sull’andare avanti.
In sintesi, non se ne fece niente, nonostante in diversi convegni in occasione di alcune edizioni della “Sagra degli Agrumi”, anche autorevoli oratori individuarono la possibilità di salvare il territorio e il comparto degli agrumi, attraverso la produzione di un prodotto proveniente da un parco. Nel tempo, la realtà preposta alla commercializzazione degli agrumi locali e nei maggiori mercati sardi è tramontata fino al suo fallimento dietro l’indifferenza di quasi tutti.
TORNIAMO AI GIONI NOSTRI. Oggi la produzione è ulteriormente calata per l’abbandono delle produzioni, in seguito all’inesistente ricambio generazionale, la cattiva remunerazione di un buon prodotto e con i sempre maggiori costi di produzione, soprattutto per i più importanti mercati.
Attualmente la produzione è gravemente ridimensionata e la commercializzazione fortemente condizionata da una vendita ancora più frastagliata, poco sui principali mercati, ora affidata a bancarelle, ma soprattutto all’accaparra del prodotto da parte di grossisti e intermediari non locali che acquistano “sull’albero”.
Questo modo di commercializzare un prodotto del territorio, dai più criticato, attualmente è quasi l’unico possibile.
Si rammenda che Il consumatore abituale e tradizionalista associa il territorio a un prodotto e il prodotto a un territorio (bottarga di Cabras, pesche di San Sperate, torrone di Tonara, pane carasau di Fonni, agrumi di Muravera ecc. ecc), se questi prodotti nei principali mercati non sono presenti, col tempo si perde l’identità territoriale e se ne dimentica l’origine. In alternativa ci si abitua alla denominazione di altre sigle di origine incerta, caratterizzate da prodotti di aspetto vessillare e di lunga durata merceologica.
RIFLESSIONI E DIFFICOLTA’. Stiamo assistendo, quasi nell’indifferenza di tutti, alla continua agonia e caduta di un prodotto, non abbiamo più un riferimento capace di interloquire con la Regione né Enti preposti per la ricerca di vie di rilancio, capaci di dettare le condizioni di una ripresa. Se la volontà fosse stata forte e coesa da parte dei maggiori produttori agrumicoli, oggi avremmo sicuramente avuto ancora capacità di proteggere il nostro prodotto che ha fatto grande il nostro territorio ancor prima di quanto abbia fatto il settore turistico.
LA REALTA’. Gli agrumeti sono a cornice di un complesso di zone umide, formano una vasta e continua area fino a lambire gli abitati, andando a formare appunto quella suggestiva visione evidenziata nel Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R), approvato nel 2006, che ha esaltato il particolare pregio paesaggistico che gli agrumi conferiscono al territorio, esaltando l’importanza della salvaguardia e della conservazione, arrivando a denominarlo nel complesso “Giardini frutticoli del Sarrrabus”. Denominazione che poi, con espressioni diverse, rappresentano quei suggestivi ambiti di arredo del paesaggio agrario. I veri artefici della costruzione, gestione e conservazione di questa particolare evoluzione del paesaggio, avvenuta negli ultimi due secoli, sono stati gli agrumicoltori/agricoltori che, nonostante la loro elevata età media, sicuramente per l’amore che li lega alla loro terra, per tradizione e per altre diverse dinamiche, stanno ancora conducendo le coltivazioni tipiche. Anche Il gruppo “Officina Murera”, conscio dell’importanza ambientale, del valore della risorsa agrumicola, e dell’idea di un parco che univa l’aspetto della tutela con quello produttivo aveva previsto nel suo programma questa idea di agricoltura, che è stato poi argomento di discussione e dibattito. Riguardo all’agrumicoltura il programma riassumeva: non può prescindere dall’ambiente, vivono in simbiosi, si integrano reciprocamente. Il nostro scopo è quello di creare condizioni produttive remunerative. Le attività agricole sono circoscritte nella piana delle principali aste fluviali del territorio o in affaccio sul versante marino”.
LA PROPOSTA. Perché parliamo di ricordi e del passato in questo momento?
Perché l’argomento ”Parco” è tornato a essere attuale grazie alla richiesta, da parte degli animatori del Gerrei, di istituire il “Parco Fluviale del Flumendosa”. Questa richiesta rappresenta per noi un’occasione di rilancio del “Parco degli Agrumi”. Il fiume Flumendosa che conclude la sua corsa nel mare del Sarrabus, è una grande risorsa idrica che, con le sue alluvioni, ha fatto e reso fertile la valle degli agrumi.
SARRABUS E GERREI UNITI PER FARSI FORZA. Unirsi al progetto dei paesi del Gerrei darebbe forza ad entrambi, il Flumendosa e i suoi frutti, sono il risultato della sua attività nei secoli.La creazione e l’istituzione di un Parco è la forma per rilanciare anche l’agrumicoltura. Questa è forse la grande occasione per creare nuovo interesse per la sua ripresa. I Parchi devono essere intesi come delle risorse non come dei vincoli, delle opportunità di sviluppo e crescita economica in un’ economia circolare. I vincoli ci sono già: in tutta la piana del Flumendosa lo è già, sono interdette le edificazioni, quelle nuove. Oggi dobbiamo avvertire altre consapevolezze, dobbiamo vedere la piana degli agrumi come un’entità da salvaguardare e indirizzare verso una produzione sostenibile e di qualità, con un marchio territoriale. Che cosa se non un Parco, può meglio assolvere a questa possibilità.
Il Sarrabus, nei Comuni di San Vito, Villaputzu e Muravera, istituendo un comitato, potrà fare richiesta alla Regione della creazione del Parco per poi estenderlo e collegarlo a quello del Gerrei.
Il percorso dovrà essere esteso con ulteriore coinvolgimento delle Amministrazioni locali che, interagendo, possano dare una forte connotazione al territorio, personalizzandolo tutto in chiave economica, integrando con le altre risorse al resto del territorio e a tutte le maestranze presenti.
Attraverso un piano del verde pubblico a tema con forte connotazione identitaria e precisa vocazione agrumicola; un piano cartellonistico, e della toponomastica a tema; – azioni politiche anche in fase di approvazione dei nuovi PUC, normando in forma vincolistica nella destinazione d’uso dei territori specializzati per la produzione degli agrumi; – sensibilizzare la forma associativa con l’attribuzione di un marchio territoriale identitario. GRUPPO CONSILIARE “OFFICINA MURERA”
