Apertis Verbis

Published on Agosto 6th, 2022 | by Redazione

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L’INTERVENTO, Parco fluviale del Flumendosa, una grande occasione per l’agrumicoltura del Sarrabus

Apprendiamo con soddisfazione il passaggio in avanti nel percorso di adesione al “Parco Fluviale del Flumendosa”. Questo contributo è a supporto e a rafforzamento dell’agrumicoltura del Sarrabus, in termini di produzioni e prospettive. Questa è la nostra grande occasione per mantenere vivo questo comparto. Il parco abbraccerà e accoglierà al suo interno la produzione agrumicola, sarà un Parco nel Parco. Quindi, quando parliamo di parco Fluviale, si vuole intendere anche del nostro parco degli agrumi. Di seguito sarà riassunta una breve storia della nostra agrumicoltura, significativa per capirne poi l’importanza dell’istituzione del parco, in funzione della valorizzazione della risorsa e di tutto il territorio.
LA STORIA
La nostra produzione agrumicola nasce in antica data, si parla dell’importazione delle piante all’epoca degli spagnoli 1400, sono poi seguite diverse segnalazioni storiche sulla presenza degli agrumi nel Sarrabus: dalla storia di Donna Sanna Sulis, a seguire dal naturalista, geologo geografo Alberto La Marmora (1845) che suoi viaggi scriveva: “le arance qui prodotte sono migliori di quelle della valle di Milis e paragonabili a quelle di Malta, sia questi frutti che tutti gli altri prodotti della terra, cereali compresi, qui sono più precoci di un mese rispetto alle altre parti dell’Isola”. Inizialmente la produzione era concentrata su varietà locali, come il “comune”, “vaniglia” “mandarino comune”, ma a partire dal 1928, vennero affiancate nuove cultivar, quelle ombelicate (Washington -navel) importate dalla California da una Muraverese Cucca. Sono susseguiti impianti nelle zone più fertili del Sarrabus, nei terreni formati da alluvioni recenti, attorno alle zone rivierasche delle più importanti aste fluviali: Flumendosa principalmente poi il Rio Picocca il Rio Quirra. La superficie coltivata e le produzioni si è concentrata a cornice di queste importanti fonti idriche. Intorno al 1990 le produzioni nel Sarrabus hanno raggiunto circa 1200 Ha, con produzione di circa 100.000,00 ql. Nel censimento del 2015 la produzione si è ridotta a circa Ha 700 quasi dimezzata. Il motivo di questa diminuzione della produzione ha molte concause: in primis la mancata rinnovazione generazionale, la salinità dei terreni, la diffidenza nel credere nelle forme associazionistiche, e quindi la poca incidenza nel mercato in forma di potere di forza contrattuale, si deve aggiungere la cattiva attenzione della politica verso questo territorio quando era ancora vivo l’interesse di incidere con le produzioni. Infine nonostante le coltivazioni siano principalmente in vicinanza di grosse fonti idriche è mancato un consorzio irriguo verso questo comporta, creando aggravamento dei costi di gestione. Ritorniamo un po’ indietro. A partir dagli anni ottanta la Regione ha assunto un grosso impegno economiche concedendo il finanziamento per realizzare una struttura agrumicola adatta al confezionamento e condizionamento. Data poi in gestione all’allora cooperativa “Agrumicola del Sarrabus” con soci di tutti e quattro i paesi, si era arrivati a circa 220 soci. Inizialmente attraverso questa struttura si commercializzavano quasi tutti gli agrumi del Sarrabus, ma forse per la cattiva gestione, egoismo personali, man mano i maggiori produttori sono gradualmente andati via. La cooperativa ha avuto anni di florida commercializzazione, incidendo fortemente sul mercato regionale, stabilendone i prezzi alla vendita diversificandone la produzione con derivati quali marmellate e succhi. Per anni è stata capace di restare nei canali della distribuzione della DGO, assicurandone gli standard commerciali richiesti. E’ riuscita a raggiungere ottimi fatturati, commercializzando appena un terzo della produzione locale circa 400.000 ql. Ma come ogni cosa legata all’agricoltura cali di produzioni per due anni per fattori climatici avversi, la continua diminuzione fisiologica dei soci, vista la sua dimensione e il mercato esigente che doveva servire, hanno determinato un triste ed inesorabile calo dei conferimenti, fino al triste destino in mano ai numeri di fatturazione. La cooperativa dal 2016 è in fallimento e la struttura con i suoi contenuti si stà svuotando a pezzi. Oggi la sua mancanza, per chi produce e commercializza gli agrumi si fa sentire in molti casi si è ritornati alla commercializzazione più antica quella dell’acquisto degli agrumi “sull’albero”, la forma che appena accontenta il produttore, ma svilisce il territorio di identità e specificità dei nostri agrumi.
Ad oggi L’agrumicoltura, vista la buona qualità del prodotto locale, si è basata verso un concetto: PRODUZIONE – QUANTITA’. Si è cercato di incidere sui mercati spingendone la presenza, in un primo periodo in assenza di concorrenza importante, il nostro prodotto si è inserito nei mercati all’ingrosso e nei negozi sardi, riuscendo a soddisfare la richiesta senza lasciare prodotti invenduti (anche se la produzione Sarda non è mai riuscita a soddisfare le richieste, si parlava del 60%). Con l’ingresso della GDO il nostro prodotto si è trovato a competere con gli agrumi del continente e dei paesi esteri (Spagna, Marocco), trovando delle grosse difficoltà sia nei prezzi che nelle modalità di presentazione nei banchi di vendita. Questa è un po’ la storia.
COME SIAMO
Ad oggi abbiamo rari nuovi interventi strutturali e di nuovi impianti, la commercializzazione è riservata al mercato Regionale (mercato all’ingrosso di Sestu, negozi vari, bancarelle), la GDO assorbe ben poco del nostro prodotto, fa la differenza soltanto qualche piccolo episodio di commercializzazione nel continente, ma complessivamente non rappresentativo. La Regione è intervenuta marginalmente sul settore agrumicolo. Di recente finalmente tramite il Consorzio di Bonifica si sta realizzando nella piana specializzata sulla sponda destra del Flumendosa una condotta irrigua a pressione, a suffragio degli agrumeti. Lo scenario attuale non è felice, anzi è alquanto nefasto. Oggi il comparto è in forte crisi, la produzione è ulteriormente calata per l’abbandono delle produzioni, sia: per l’inesistente ricambio generazionale, la cattiva remunerazione di un buon prodotto, i sempre maggiori costi di produzione.
IL FUTURO
Potrà essere visto da due punti di vista.
1) Nuovi investimenti strutturali, nuovo piano agrumi con ricerca di nuove aree coltivabili.
Si deve partire in sintesi con il ricreare nuova volontà per continuare a investire in questo settore. Ma il tutto deve essere accompagnato dalla creazione di condizioni di stimolo. Sarebbe necessario un piano di sviluppo nel nostro territorio, un “Piano Verde”, mirato a rianimare il settore agrumicolo da accompagnare con quello orto-frutticolo.
La via dovrà coinvolgere anche le Amministrazioni locali, che interagendo, possano contribuire alla ricerca di risorse finanziarie. L’associazione dei termini solo: PRODUZIONE -QUANTITA’, oggi è tramontata, è impensabile che si possa riprendere la produzione degli agrumi spingendola verso nuovi investimenti strutturali. L’aumento della produzione aprirebbe nuovi scenari, investendo anche sulla commercializzazione. La produzione è interdipendente dalla commercializzazione, serve in questo caso una vera impresa, questo è tutto da costruire.
2) Crescita economica, all’interno del “Parco degli agrumi”, con forte connotazione ambientale e sostenibile.
In premessa, il PPR approvato nel 2006, ha evidenziato ed esaltato il particolare pregio paesaggistico che gli agrumi conferiscono al territorio, esaltandone l’importanza della salvaguardia e della conservazione, arrivando a denominarlo nel complesso “Giardini frutticoli del Sarrrabus”. Denominazione, che poi, con espressioni diverse, rappresentano quei suggestivi ambiti di arredo del paesaggio agrario. In sintesi Il SECONDO punto di vista, auspica un futuro agrumicolo fortemente spinto verso la sostenibilità, all’interno di un contesto tutelato dal punto di vista ambientale.
Questa ipotesi, associa il binomio PRODUZIONE -QUALITA’, esaltando il valore della produzione al territorio, estendendo il concetto della multifunzionalità in forma più ampia, non relegata alla sola attività aziendale, ma estesa in abbraccio a tutta l’offerta produttiva del territorio. Le arance come tutti i prodotti dell’agricoltura godrebbero di un valore aggiunto, proveniente dal nome del parco. Come possiamo riassumere brevemente i due diversi scenari di sviluppo. Il PRIMO si basa sull’incremento della produzione e delle superfici coltivate, con reddittività legata alla quantità e qualità, all’organizzazione del mercato, che richiede un adeguamento logistico, strutture per la commercializzazione, ma purtroppo tutte da creare. Pronti alla vendita verso i maggiori acquirenti rappresentati della GDO, che spesso utilizza determinati prodotti di nicchia soltanto come prodotti “esca”. Il SECONDO è per certi versi più facile, risulta fortemente condizionato dalla crescita del parco, che soltanto con il suo nome potrà garantire la crescita e la promozione del prodotto su ampia scala, diventando per certi versi insostituibile. I vantaggi derivano anche dall’aumento delle attività partecipanti e le figure economiche coinvolte alla vita del Parco. Per noi la direzione in cui si vuole andare è chiara, ma è importante discuterne. La MISSIONE M2 del PNRR potrà dare le giuste risorse per l’affermazione del “Parco”.
IN CONCLUSIONE
Noi abbiamo un grosso debito morale verso I veri artefici della costruzione, gestione e conservazione di questo paesaggio agrario, avvenuta negli ultimi due secoli. Sono stati gli agrumicoltori/agricoltori che, sicuramente per l’amore che li lega alla loro terra, per tradizione e per altre diverse dinamiche, stanno ancora conducendo le coltivazioni.
L’agrumicoltura è stata un’importante risorsa per molti di noi, che ci ha cresciuti, formati e poi fatto diventare adulti. Adesso mancano le nuove generazioni, quelle che avrebbero dovuto ereditare le conoscenze e migliorarle in chiave moderna, per trasformarle in un nuovo fatto economico. Questa nuova prospettiva consentirà di inserire forze fresche verso una nuova svolta economica, facendole diventare i nuovi artefici del futuro di questo territorio. Sarà in tal modo possibile creare nuove attività garantendo e conservando il paesaggio agrumicolo all’interno del parco.
Attività della produzione sostenibile, di potenzialità economiche verso un‘offerta più ampia, adesso principalmente caratterizzata da quella dell’industria turistica dei villaggi. GRUPPO CONSILIARE OFFICINA MURERA (ilsarrabus.news)

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