Apertis Verbis

Published on Agosto 13th, 2019 | by Redazione

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L’ANALISI. La fine del governo Conte e l’azzardo ponderato di Matteo Salvini

Un genio assoluto della politica oppure il prototipo dell’opportunista cinico e spietato? Con l’apertura formale della crisi di governo sotto un quanto mai torrido sole di ferragosto, Matteo Salvini ha infine deciso di rovesciare il tavolo della politica scommettendo l’intera posta dello smisurato consenso che gli attribuiscono gli italiani sulle prossime elezioni politiche.

 

Elezioni in cui il leader della Lega ammette senza mezzi termini di volersi giocare tutto chiedendo al popolo un viatico perentorio e inequivocabile per levarsi d’impiccio, una volta per tutte, le malmostose palle al piede grilline e contare, finalmente, su poteri pieni e liberi da compromessi al ribasso da impiegare in nome della nuova Italia sovranista.

Ma davvero sparigliare le carte della politica affossando il governo Conte si tradurrà, a conti fatti, nello scacco matto finale inferto dal Matteo nazionale ai nemici della sinistra, ai finti amici penta stellati e ai sabotatori veri o presunti del centrodestra che fu?

A voler osservare le cose nella loro tragica semplicità, è evidente a tutti come in un anno e mezzo di coabitazione governativa Matteo Salvini ha letteralmente surclassato il Movimento cinque stelle, ribaltando i rapporti di forza interni all’alleanza gialloverde, macinando da ministro dell’Interno un consenso che oggi supera il 40 per cento e cannibalizzando gli alleati di Forza Italia, oggi di fatto spaccati dalla recente fuoriuscita Totiana e ridotti a una palese, umiliante irrilevanza.

Al netto dello zoccolo duro dei Fratelli d’Italia, sostenitori per definizione di ogni progetto sovranista e pertanto alleati naturali della Lega salviniana, nessuno può negare che il quadro politico generale che fa da cornice alla rottura di Salvini sia il migliore possibile per un rapido passaggio alla cassa delle urne: una prossima, sicura vittoria che sta scritta nei sondaggi ma anche, o soprattutto, nei numeri di un’opposizione che arranca sotto il 20 per cento dei consensi, impantanata tra l’inconsistenza della segreteria di Nicola Zingaretti e gli aneliti scissionisti del mai domo Matteo Renzi, dai più segnalato come il prossimo leader di una fantomatica “Azione civile”.

Un risultato tanto dirompente è certamente il prodotto di un’azione politica arguta e tutt’altro che improvvisata, che si spiega anzitutto con l’abilità di Salvini nell’utilizzo della comunicazione e della rete, un tempo appannaggio esclusivo delle truppe pentastellate e oggi regno incontrastato della straripante sintonia tra il ministro dell’Interno e il suo popolo: un popolo che ha trovato in Salvini il solo uomo politico capace di dare ascolto alle criticità e alle urgenze di tutti e di interpretare un malcontento debordante trasformandolo in un’agenda politica fatta di provvedimenti concreti.

Un’agenda che riporta al centro della vita civile imperativi un tempo impronunciabili come ordine, legalità, legittima difesa, sovranità monetaria e difesa dei confini, tra proposte di flat tax e di un abbattimento generale delle imposte a partire da quelle tanto vituperate sugli immobili.

Riuscirà Matteo Salvini a imporre al Quirinale la linea delle “elezioni subito” e allestire una proposta di governo del Paese che possa davvero essere premiata dagli italiani addirittura con i numeri mirabolanti di una maggioranza assoluta? Riuscirà a sconfiggere le sabbie mobili della politica romana e le manfrine di un ceto parlamentare che rabbrividisce sin d’ora al solo pensiero di vedersi sfilare dalle mani i tre anni e mezzo sicuri di questa legislatura, col relativo corollario di stipendi, bonus e benefits? Riuscirà a scardinare le manovre che in queste ore si dispiegano nelle segrete stanze del potere tra ipotesi di governi del Presidente, progetti di alleanze improbabili Cinque stelle e PD e uno stuolo di ministri tecnici pronti a non dover rendere conto a nessuno della prossima manovra finanziaria “lacrime e sangue”?

In fondo, al netto degli interrogativi di questi giorni il più lancinante e controverso degli arcani verte proprio su questo, e cioè che il vero colpo da maestro di Salvini sia stato quello di essersi abilmente sfilato dal dovere di mettere anche il suo nome sotto la prossima manovra finanziaria. Una manovra che, a detta di molti, suggellerà col sangue degli italiani il prelievo forzato dei 23 miliardi di euro che mancano a bilancio con un quanto mai realistico aumento dell’IVA. Una misura che, c’è da giurarci, dalle parti di Montecitorio e Palazzo Madama non vorrà accollarsi nessuno.

Nicola Silenti

(ilsarrabus.news)

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