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Apertis Verbis

Published on Novembre 9th, 2019 | by Redazione

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EDITORIALE. L’esempio arriva dallo sport: «Teniamo duro e non facciamoci portar via la nostra dignità di cittadini»

Passerelle. Dopotutto erano solo passerelle. Nel giro di pochi giorni,  a settembre, se ne sono viste due all’ospedale «San Marcellino» di Muravera: una guidata dall’assessore regionale Mario Nieddu, l’altra dal presidente dell’apposita commissione dell’assemblea sarda, Domenico Gallus. Loro davanti e un variopinto codazzo dietro per visitare il nosocomio sarrabese. Passerelle impeccabili: col sottofondo musicale de «Il medico della mutua» del grande Alberto Sordi sarebbero state perfette.

 

Una sceneggiata all’italiana con un degno epilogo: le delibere dell’azienda sanitaria che hanno accorpato le chirurgie degli ospedali di Muravera e di Isili (una in affanno, l’altra in coma irreversibile) e il trasferimento del primario del San Marcellino, Roberto Ottonello, ad altra sede. Un’operazione che sa di cerimonia funebre per il nostro ospedale, dopo che la cittadinanza è stata «anestetizzata» grazie ad anni di piccole e apparentemente innocue riduzioni di servizi (il sistema della «rana bollita» docet).

Poche le voci che si sono levate. Flebili quelle degli amministratori (a proposito, che fine ha fatto il ricorso al Tar contro la riforma del sistema ospedaliero?), così come quelle dei cittadini («Tanto a me che mi frega, sono giovane e sano»). Ha urlato e urla ancora il mondo dell’associazionismo con in testa la coraggiosa Lidia Todde, che continua a predicare, ahimè, nel deserto. Intanto lorsignori hanno decapitato la chirurgia, gli anestesisti sono merce rara, l’oncologia si trova fra la sala di rianimazione e l’obitorio, il centro di salute mentale è un disastro e altri servizi sanitari affannano.

Ci consoliamo con le lezioni che arrivano dalle persone comuni come Tamara Loi, la minuta atleta sarrabese capace di correre per cento chilometri attraverso il Supramonte. Ecco, la voglia e la determinazione di Tamara dovremmo farle nostre, per non mollare nonostante ci stiano portando via tutto, anche il diritto alla salute e all’esistenza in vita. Menomati, «co’ uha camba tira tira e s’atra a coddu» ma disposti a tutto pur di non farci portar via la nostra dignità di cittadini e di esseri umani.

Michele Garbato

(ilsarrabus.news)

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