San Vito

Published on Gennaio 14th, 2019 | by Redazione

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CALCIO. Il sogno del San Vito? La promozione in Prima Categoria

Sette punti di distacco dalla capolista Trei. Non un’enormità ma nemmeno pochi. Eppure il San Vito ci crede. La Prima categoria è un sogno per la biancazzurra che negli anni scorsi ha toccato le “vette” della Promozione prima di una rovinosa caduta, un doloroso fallimento, che l’ha portato nell’inferno della Seconda Categoria.

«Noi ci crediamo – spiega l’allenatore Angelo Padiglia, il mister che ha portato la società sarrabese alla Promozione e che qualche anno fa è stato protagonista, insieme al presidente Pietro Vaccargiu e ad un gruppo di coraggiosi, della rinascita di una società ormai fallita – La stagione è iniziata con una rosa incompleta, dato che molti nostri ragazzi erano impegnati col lavoro. Poi, con la rosa al completo, ci siamo ripresi e ora, nonostante i sette punti di distacco dalla capolista, ce la vogliamo giocare fino in fondo». 

Del resto, la squadra sarrabese, fin dall’estate, è stata costruita con il preciso obiettivo di centrare la promozione in Prima Categoria. «È la dimensione giusta per la società ed il paese di San Vito – precisa Angelo Padiglia – e poi i nostri ragazzi si meritano questa soddisfazione».

A rinforzare l’organico della società biancazzura quest’estate sono arrivati atleti di sicuro talento come il centrocampista (ma può essere utilizzato anche come esterno) Nicola Vacca, proveniente dal Castiadas e l’ex Iglesias Marco Tavolacci, altro prezioso rinforzo per il reparto centrale. Dal Muravera è arrivato Omar Porcu, mentre dalla Burcerese è giunto Andrea Frigau per puntellare la difesa. 

«Ora ogni partita sarà una finale – dice Angelo Padiglia – non possiamo permetterci di sbagliare un colpo».

Lottare per il vertice è una bella soddisfazione per una società che nel 2016 sembrava dover scomparire dal novero delle squadre di calcio sarde a seguito del fallimento. Ora il presidente Pietro Vaccargiu, l’allenatore della prima squadra (nonchè dirigente) Angelo Padiglia, il vicepresidente Luigi Pilia, la cassiera Tatiana Meloni e un direttivo di persone determinate, stanno ponendo le basi per gli ambiziosi obiettivi futuri. 

Obiettivi che non possono prescindere dalla cura del settore giovanile che coinvolge tanti bambini e ragazzi del paese, i più promettenti dei quali potranno un giorno entrare nella rosa della prima squadra che, attualmente è composta quasi totalmente da elementi sarrabesi. 

«Prima del fallimento – racconta Padiglia –  fra il settore giovanile e la scuola calcio erano impegnati 80 fra bambini e ragazzi. Ora sono 55 atleti fra i cinque ed i tredici anni. Su di loro contiamo molto. Il discorso non è solo puramente sportivo ma anche sociale. Il calcio, e lo sport in generale, tengono lontani i ragazzi dalla strada e da loro delle regole e una disciplina. Per questo, oltre alla partecipazione ai campionati dedicati ai piuù giovani, ci facciamo promotori di tornei con cui i nostri ragazzi si possono confrontare con altre realtà». Uno di questi, di grande successo, è stato il torneo “Monte Lora” che ha visto la partecipazione di dodici società, un momento di crescita importante. 

Insomma le premesse per far bene ci sono tutti, nonostante la costante penuria di danari: «I nostri calciatori non percepiscono soldi – precisa mister Padiglia –  un piccolo rimborso carburante viene corrisposto solo ai pochi atleti che vengono da Cagliari». E le istituzioni come sostengono la società biancazzurra? «Qui le note sono dolenti – spiega Angelo Padiglia – il Comune ci ha tagliato i contributi che sono passati da 9500 a poco più di 5000 euro». Una differenza non da poco che costringe la società a tagliare le spese, in particolare quelle di manutenzione al campo sportivo.

«Il campo sportivo è il nostro cruccio – dice Padiglia –  il terreno di gioco in erba naturale richiede delle manutenzioni costosissime che non possiamo permetterci, senza contare il fatto che già di per sè non è mai stato in condizioni ottimali. Peccato, il nostro impianto, potrebbe essere un gioiellino. Andare a giocare altrove? Ci abbiamo pensato ma i costi sono proibitivi. Certo, sarebbe bello che fra tutte le società del Sarrabus ci fosse collaborazione sia per ciò che attiene gli impianti sportivi che per i settori giovanili. Il campanilismo, anche nel settore sportivo, la fa però da padrone».

Negli ultimi anni il San Vito calcio, grazie ad una modifica allo statuto, si occupa anche di promozione del territorio. «In  parole povere – precisa Angelo Padiglia – organizziamo sagre e feste estive che stanno riscuotendo un buon successo, come, ad esempio quella del maialetto. Iniziative alle quali però non ha fatto seguito un interessamento da parte del Comune che, anzi, ci ha escluso da qualsiasi forma di contributo che percepiscono altre associazioni con fini similari».

In effetti i rapporti con il Comune non sono dei migliori: «Gli amministratori – spiega l’allenatore del San Vito – ci accusano di essere un’associazione politicizzata. Una  cosa che non corrisponde assolutamente alla realtà. I nostri interessi primari sono lo sport e portare in alto il nome del paese non solo sui campi di calcio ma anche ponendo in essere iniziative che promuovano il paese. Al Comune vogliamo dare collaborazione e chiediamo un impegno concreto affinchè il paese abbia un campo sportivo in migliori condizioni». 

E se la promozione è un sogno raggiungibile, lo sarà altrettanto quello di un campo sportivo all’altezza? Staremo a vedere.

(ilsarrabus.news)

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