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Storia

Published on Novembre 11th, 2017 | by Redazione

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VILLASIMIUS, Nel 1954 il filosofo tedesco Jünger visitò il paese

Fra le trouvailles che in Europa diventano sempre più rare c’è questa: un luogo privo di qualsiasi collegamento con il mondo. Eppure io l’ho raggiunto dopo aver viaggiato sino al capolinea meridionale della linea ferroviaria, con l’aiuto di un autobus”.

 

Viaggiando senza meta alla scoperta di luoghi selvaggi e misteriosi, Ernst Jünger, noto esponente della letteratura contemporanea, nel 1954 giunge a Villasimius. Colpito dalla bellezza del luogo, nel suo “Terra sarda” racconta i magici momenti vissuti ad Illador (Villasimius), luogo “abbacinato dal sole” in cui vive per circa un mese. La sua prima tappa, accompagnato da un nugolo di bambini, è l’albergo della signora Bonaria, l’antica locanda Stella d’oro, la prima attività ricettiva del paese già nota negli Anni Venti ai nobili cagliaritani che frequentavano la zona per le loro battute di caccia. La signora Bonaria racconta ad Ernst Junger che proprio in quei giorni gli operai stavano disponendo i cavi per l’elettricità, ma che ancora per qualche mese l’illuminazione sarebbe stata fornita solo dalle candele.

Il giorno seguente il primo contatto col mare: “La spiaggia è solitaria, un nastro di sabbia che declina dolcemente sino al mare…in lontananza, la vista sul mare è incorniciata tra due isole brulle: a destra l’isola dei Gabbiani, a sinistra l’isola dei Serpenti… La sabbia ha riflessi abbaglianti. A tratti, la sua superficie è interrotta da dune sulle quali hanno attecchito giunchi…”.

Jünger si aggira per le vie del paese alla scoperta degli angoli più nascosti, descrivendolo come un luogo in cui il profumo di fiori d’arancio e limone si confonde con quello delle erbe aromatiche, un luogo circondato da mandorleti, vigneti, campi di fave, alberi di fico e selve di fichi d’India, labirintici giardini ed armenti al pascolo. L’intellettuale tedesco descrive anche i pasti alla locanda, con la compagnia di elettricisti, doganieri e sommozzatori: uno in particolare gli rimase impresso, quello a base di murena arrosto accompagnata dal “pesante vino locale” preparatogli dalla signora Bonaria.

Fra le passeggiate di Jünger viene descritta anche quella alla Torre di Porto Giunco con il rientro dalla cava di granito e l’incontro con gli operai ed il guardiano, Angelo Puddu. Ancora, la visita al “castello turco” che altro non è se non la Fortezza Vecchia e la zuppa di pesce e l’agnello arrosto condivisi con il giovane pescatore Daniele, il più anziano Giuseppe e il mentore Angelo.

È proprio quest’ultimo che mostra a Jünger il lavoro del cavatore, per lungo tempo fonte di mantenimento per le famiglie del luogo: otto ore giornaliere in cui si estraevano circa ottanta pietre con la paga di dodici lire a pietra. “Vidi Angelo che in primo luogo conficcava una serie di piccoli cunei nel blocco. Quando essi erano ben fissati sì da formare una costura; egli picchiava con una mazza da fabbro su cunei più grandi finché il masso si fendeva, spaccandosi in due”. Il mese di permanenza a Villasimius, il maggio del 1954, trascorse velocemente ma intensamente per Ernst Jünger, che descrisse con la passione di chi scopre angoli di paradisom la “terra sarda” di Illador, “rossa, amara, virile”, ma “intessuta in un tappeto di stelle”.

Elisabetta Valtan

(ilsarrabus.news)

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