VILLAPUTZU, Le Poste traslocano a Muravera. E la gente non ci sta: “Non è rimasto neanche il nome del paese in certe cartine”
La riqualificazione dell’ufficio postale di Villaputzu nell’ambito del progetto nazionale “Polis” avrebbe dovuto rappresentare una buona notizia. Avrebbe. Ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo. I benefici, se ci saranno, si potranno godere solo fra un mese, ritardi permettendo. L’obiettivo dichiarato da Poste Italiane è infatti quello di modernizzare le sedi dei piccoli comuni, ampliare l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione e rafforzare la presenza di un presidio considerato essenziale nei territori periferici. Ma nella cittadina del Sarrabus, più che l’entusiasmo per il cantiere, stanno emergendo malumori, proteste e una lunga serie di interrogativi sulla soluzione adottata per garantire la continuità del servizio durante i lavori.
La scelta di trasferire temporaneamente tutte le operazioni nell’ufficio postale di Muravera, in piazza Europa, è stata accolta da molti cittadini come l’ennesima complicazione in un territorio già alle prese con una viabilità difficile. A pesare è soprattutto la concomitanza con la chiusura del ponte sul Flumendosa e con le criticità che interessano i percorsi alternativi. Nei commenti comparsi sui social network si susseguono osservazioni amare e spesso ironiche. In molti ricordano che in passato, sia a Muravera sia a San Vito, centri interessati da analoghi lavori, erano state allestite strutture provvisorie, container o uffici mobili. Da qui la domanda che ricorre più frequentemente: perché a Villaputzu non è stata adottata la stessa soluzione? C’è chi definisce la decisione “una sciocchezza”, chi la considera “assurda” e chi parla apertamente di un disagio evitabile. Particolarmente sentita la preoccupazione di anziani, persone prive di patente e utenti che si spostano con i mezzi pubblici. Per loro una semplice operazione postale rischia di trasformarsi in un’intera mattinata trascorsa tra coincidenze, attese e trasferimenti.
Le critiche si concentrano soprattutto sull’impressione che non siano state tenute nella dovuta considerazione le condizioni del territorio. Diversi cittadini osservano che, con il ponte ancora interrotto e con collegamenti considerati precari, spostare il servizio in un altro comune finisca per aggravare una situazione già complessa. Qualcuno propone di utilizzare locali comunali, edifici scolastici temporaneamente inutilizzati o altre strutture pubbliche per ospitare uno sportello provvisorio. Altri ricordano che negli anni passati davanti all’ufficio postale era stato posizionato un ufficio mobile capace di garantire la continuità del servizio senza costringere i residenti a uscire dal paese. Non manca neppure chi legge la vicenda come l’ennesimo segnale di una progressiva perdita di servizi e centralità per Villaputzu, commentando con sarcasmo che ormai al paese “non è rimasto neanche il nome in certe cartine”.
Dal canto suo, Poste Italiane sottolinea che l’intervento rientra in un vasto programma di modernizzazione destinato ai comuni sotto i 15 mila abitanti e assicura che tutti i servizi continueranno a essere garantiti presso la postazione dedicata di Muravera. Sarà possibile effettuare le operazioni abitualmente disponibili, compreso il ritiro della corrispondenza non consegnata. L’azienda ricorda inoltre la possibilità di utilizzare i servizi digitali tramite l’app “Poste Italiane” e il portale poste.it, attraverso i quali è possibile pagare bollettini, avvisi pagoPA, sanzioni, effettuare bonifici, monitorare spedizioni e gestire numerose pratiche senza recarsi allo sportello. Le scuse per i disagi temporanei accompagnano un cronoprogramma che prevede il completamento dei lavori in circa trenta giorni.
Resta però il fatto che la questione non riguarda tanto il valore dell’intervento quanto il modo in cui è stata organizzata la fase transitoria. E mentre il progetto “Polis” promette uffici più moderni, servizi più efficienti e una presenza rafforzata dello Stato nei piccoli centri, a Villaputzu la sensazione diffusa è che il primo effetto concreto sia stato quello di aggiungere un nuovo capitolo alla lunga lista delle difficoltà quotidiane con cui i cittadini devono già fare i conti.
