VILLAPUTZU, Il ponte di ferro simbolo di un sistema che non funziona, “subito una svolta in gestione infrastrutture”
Il caso del ponte di ferro sul Flumendosa è diventato, per gli amministratori locali, il paradigma di un problema più ampio: un sistema decisionale frammentato, rallentato da catene di competenze sovrapposte, procedure rigide e ritardi che nessun territorio può più permettersi. È da qui che si è sviluppato il confronto pubblico nella sala consiliare di Villaputzu, dove sindaci e cittadini hanno messo a fuoco il vero nodo della vicenda: non solo quando il ponte riaprirà, ma perché si è arrivati a un blocco così prolungato senza che vi fosse un’adeguata pianificazione delle alternative, né una capacità di coordinamento tra enti.
In questo contesto, gli interventi del sindaco Sandro Porcu e del consigliere metropolitano e sindaco di Villasimius, Gianluca Dessì, hanno delineato con nettezza le responsabilità, le azioni compiute finora e le decisioni che la politica rivendica come proprie.
Porcu, che è anche consigliere regionale di maggioranza, ha respinto con fermezza l’idea che il Comune avrebbe dovuto “costruire subito un ponte nuovo”, come suggerito da alcuni cittadini. “Sicuramente non è il compito del Comune di Villaputzu realizzare un ponte – ha chiarito – c’erano altri enti che dovevano dare delle risposte, in primis la Provincia del Sud Sardegna”. Ha ricordato che le richieste relative a un nuovo ponte e allo svincolo erano state presentate con largo anticipo, “prima addirittura che si intervenisse sui lavori di manutenzione”. Porcu ha ricostruito anche il contesto del 2019, quando furono installati i semafori: “Servivano per regolamentare il traffico e non sovraccaricare il ponte. Non è mai stato evidenziato un rischio crollo: se ci fosse stato, avrei chiesto immediatamente la chiusura. Non ci sarei passato io stesso con la mia famiglia”.
Il sindaco ha poi rivendicato gli sforzi dell’amministrazione sul guado, definito “un intervento oltre le nostre competenze, per assumerci una responsabilità che nessuno aveva preso”, e ha spiegato con realismo le difficoltà tecniche nella gestione dei contratti d’appalto: “Non è semplice mandare via un’impresa. Occorre motivare tutto, rifare perizie, redigere nuovi progetti. Ma quando serve intervenire, interveniamo”, ricordando le rescissioni d’appalto al porto e al campo sportivo, entrambe portate a compimento dopo lunghi iter tecnici e amministrativi.
Sulle tempistiche, Porcu ha ricordato che “le ultime informazioni indicavano il completamento entro l’estate 2026”, ma ha attribuito i ritardi a “carenze progettuali e interferenze già contestate all’impresa”.
Dessì ha invece spostato l’attenzione sul livello istituzionale superiore: la Città Metropolitana. “Oggi la governance politica è tornata a essere centrale, dopo anni in cui le decisioni erano di fatto guidate dai tecnici – ha affermato –. Ora le responsabilità possiamo assumercele noi politici, e lo faremo, garantendo che i territori vengano tutelati”. Ha evidenziato che la programmazione metropolitana è già stata riorientata: “Nel Documento Unico di Programmazione abbiamo approvato 1,5 milioni per il ponte di San Pietro e 300 mila euro per le provinciali che attraversano i nostri territori. Prima le somme venivano dirottate solo in base ai progetti disponibili, ora stiamo dando priorità vere”. Dessì ha anche sottolineato il peso dell’ampliamento dell’ente metropolitano, passato da 17 a 70 Comuni: una trasformazione che ha aumentato la pressione sugli uffici ma che consente, secondo il sindaco di Villasimius, di “creare finalmente una strategia territoriale in cui le priorità non vengono più decise nel vuoto”.
Porcu e Dessì sono d’accordo su un punto: il ponte di ferro non è solo un’opera da completare, ma una questione di metodo, responsabilità e capacità dello Stato e degli enti locali di rispondere ai bisogni reali dei cittadini. Per entrambi, la priorità ora è una sola: tempi certi, procedure trasparenti e una vigilanza politica costante affinché il territorio non resti ostaggio di errori progettuali, rimpalli burocratici e scelte mancate. Una richiesta che la comunità di Villaputzu ha chiaramente condiviso.
LUCA PERRA (ilsarrabus.news)
