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Cultura

Published on Giugno 20th, 2020 | by Redazione

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VILLAPUTZU, I segreti degli altari di San Giorgio, viaggio nella chiesa principale del paese

La chiesa parrocchiale di San Giorgio martire di Villaputzu possiede all’interno un importante patrimonio artistico, frutto del programma religioso cinquecentesco voluto dal Cardinal Borromeo nella XXV sessione del Concilio di Trento, che doveva screditare le tesi di Martin Lutero.

 

La Chiesa in tale occasione affrontò la normativa dedicata al culto delle immagini, in modo che l’arte diventasse strumento di divulgazione dei temi della Fede, dando prestigio al culto dei santi e al rito eucaristico. Ciò comportò un incremento della realizzazione delle sculture dei santi e la costruzioni degli altari nelle chiese.

In Sardegna inizialmente gli altari presenti nelle chiese furono costruiti in legno, ma poi questi lasciarono spazio a imponenti altari marmorei.

A Villaputzu ai lati della navata della chiesa parrocchiale si aprono tre cappelle su ogni lato, alle quali si accede tramite un piccolo gradino marmoreo: al loro interno si trovano gli altari in marmo contenenti le sculture lignee dei santi.

Partendo dall’ingresso della chiesa le prime due cappelle di destra e di sinistra mostrano altari simili, infatti si tratta di cappelle gemelle, uniformate da tale caratteristica proprio per volontà del committente, il reverendo Antioco Serra, che commissionò la realizzazione degli altari al famoso marmoraro intelvese Giovanni Battista Franco nel 1787, il quale dovette impegnarsi a terminare i lavori entro un anno. 

I quattro altari gemelli sono caratterizzati dalla presenza, alla base, di un paliotto marmoreo, con al centro un medaglione avente l’effige del santo titolare della cappella (Sant’Antonio da Padova con l’Arcangelo Michele a destra e San Francesco d’Assisi con la Madonna del Carmelo a sinistra). Il paliotto è sormontato da tre gradini a salienti che servivano d’appoggio per i candelieri, presenti ancora oggi. Tre nicchie concludono la composizione dell’altare; quella centrale, di dimensioni maggiori rispetto alle laterali, oltre ad essere sormontata da una coppia di cherubini, ospita la scultura lignea del santo titolare.

Nella terza cappella a destra l’altare marmoreo, su cui spicca la statua lignea della Madonna del Rosario, fu commissionato dal rettore Proto Piana di Osilo, realizzato nel 1770 e attribuibile alla bottega dei Franco, opera restaurata nel 1904. L’altare ospita nelle tre nicchie sculture di Santa Vittoria, della Madonna del Rosario e di Santa Lucia, realizzate alla fine del XVIII secolo da maestranze napoletane.

Nella cappella frontale, la terza a sinistra, che oggi ospita il coro, è possibile ammirare l’altare del Crocifisso, incompiuto, realizzato tra la fine del ‘700 e i primi anni dell’800 da maestranze ignote, in marmo bianco e nero con intarsi rappresentanti i simboli della Passione. Nell’altare sono presenti le sculture del Cristo in croce e dell’Addolorata. Non si conosce il nome dello scultore del Cristo, risale al XIX secolo ed è stato scolpito in legno, intagliato e policromato. Il Cristo è rappresentato ancora vivo, con lo sguardo rivolto verso l’alto e la testa inclinata a sinistra.

Le ottime proporzioni del corpo e lo studio accurato dell’anatomia fanno pensare a uno scultore di talento.

Nel presbiterio è visibile l’altare maggiore, un lavoro di Domenico Andrea Spazzi del 1766, commissionato dal rettore Proto Piana di Osilo.

Angelica Porcu

(ilsarrabus.news)

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