Sport

Published on Luglio 16th, 2020 | by Redazione

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SPORT, L’impresa di due ciclisti del Sarrabus: un trail di 170 chilometri sulla bici, all’avventura in Sardegna

La bicicletta. Il primo mezzo di trasporto utilizzato dai bambini, negli ultimi anni ha conosciuto una nuova consapevolezza grazie alle scuole di ciclismo. Tra i dirigenti della scuola c’è Andrea Simbula, reduce da una recente avventura sulle due ruote, il Trail del Sud, in cui ha percorso 170 chilometri in 16 ore di pedalata. Con lui, il ciclista villaputzese Mauro Codonesu. Nei trail sono previste naturalmente le tappe per il riposo e così l’avventura, nel suo totale, è durata 38 ore.

 

«È proprio lo spirito di avventura che spinge a fare queste cose». Racconta Andrea: «La voglia di mettersi alla prova con un percorso del tutto nuovo. È un lavoro di gambe e di testa, non è una gara ma una sfida con te stesso, devi vincere la paura di non farcela». E man mano che il racconto va avanti, si delinea la concezione di spirito di avventura: «Nei trail non c’è una strada. La devi trovare. Hai un percorso da seguire, un GPS, il dubbio perenne di sbagliare e di dover tornare indietro per riallacciarti al percorso prestabilito. Nel Trail del Sud abbiamo dovuto fare otto chilometri con la bici in spalla». E terminata un’avventura è già tempo di pensare alle prossime. E dice Andrea, sorridendo: «La mia è una droga, ma una droga buona. Il mio obiettivo è fare il Belvì Trail e tentare i 400 chilometri. Questo del 2020 non è stato il mio primo trial, ne ho già fatti diversi in passato come la via dei Sassi, che ahimè ho dovuto interrompere, il My land e il Sarrabus Trail ideato da Amos Cardia».

Ma cos’è allora un trail? È una disciplina sportiva che può essere definito cicloescursionismo. Un viaggio in bicicletta a contatto con la natura, in cui viene sì specificato un percorso da seguire correttamente, ma in cui non sono previste strade già pronte: luoghi selvaggi, tronchi, sassaie, dislivelli, sentieri sono infatti le vere «piste» che i ciclisti si ritrovano a percorrere.

Una caratteristica che sta accomunando gli sportivi del Sarrabus (come il mese scorso gli atleti Tamara Loi e Fabio Orrù) è la maglia. Il senso di appartenenza a una squadra molto speciale: quella del Sogno Spettacoloso, l’associazione inclusiva senza scopo di lucro fondata da Maurizio Porcu. A questo proposito dice Andrea Simbula: «È il nostro modo per far conoscere l’associazione, ad ogni iniziativa abbiamo deciso di indossare la loro maglia. La mia ha anche l’impronta della manina di Matteo, è un porta fortuna. Tanti mi chiedono il perché e il significato, di cosa si tratti e dei progetti. Anche questo è un modo per far conoscere Il Sogno».

Al di là della passione personale, ci sono dei progetti molto più ampi. Ad esempio la sensibilizzazione verso un mezzo di trasporto che permette comunque di muoversi velocemente, di fare sport e di non inquinare. Andrea Simbula è direttore sportivo di due scuole di ciclismo. «Sono tanti i giovani che si appassionano, c’è tanta socialità nei ragazzi che gareggiano. Gli alunni sanno bene però che il risultato di una gara non è il fine ultimo, ma ci si sofferma su quanto sia importante partecipare e, soprattutto, su come ci si comporta a bordo della bici. Per questo prima si imparano le regole stradali, per viaggiare sicuri. Non si esce mai senza caschetto e senza protezioni. Anche per me è un continuo lavoro di studio e aggiornamento, seguo tanti corsi, ad esempio sulla giusta alimentazione e su tutte le attività sportive che devono accompagnare la crescita del bambino. O come i corsi di mental coaching dove devi spronare il bambino a dare il massimo, ma incitandolo in modo serio e sereno, senza esaltarlo troppo, in modo che faccia bene ma che, soprattutto, si diverta».

In tutta la chiacchierata si nota come dietro alla bici si celino diversi settori: lo sport, l’aggregazione sociale, la solidarietà, il rispetto della natura, la sicurezza. E il turismo. Perché Andrea Simbula, appena rientrato da una vacanza in Trentino, ha potuto toccare con mano il turismo organizzato appositamente per le bici. Racconta: «Ci sono delle piste ciclabili perfette, tutto studiato intorno al ciclismo. Lungo i percorsi ci sono i bed and breakfast, i “bici grill”, come nelle autostrade ci sono gli autogrill, i punti acqua.

I percorsi di montagna o a valle o che portano a vedere i laghi, è tutto studiato alla perfezione. Ci sono diversi totem in cui trovi gli attrezzi per sistemare la bici in caso di inconvenienti. E le piste sono lunghe centinaia e centinaia di chilometri, quindi frutto di un lavoro di squadra realizzato tra comuni, province e regioni. E sono sempre molto molto frequentate, spesso anche dalle squadre che gareggiano ai campionati. È una regione che in inverno punta sull’attività sciistica ma l’estate è tutto per il trekking e per le biciclette”. Perché in tempi in cui c’è un occhio di riguardo verso l’ecologia, il cicloturismo rappresenta una nuova strada da percorrere. E se il Trentino si è messo all’opera, anche le altre regioni potrebbero studiare dei progetti. Dice Andrea Simbula: “La Regione Sardegna cerca di portare avanti la ciclovia che sarebbe bellissimo ma è un progetto da studiare seriamente, realizzare una cosa sicura ed esclusivamente per le bici, non per auto, trattori o qualsiasi altro mezzo di trasporto. Ci vorrebbe una cartellonistica, tutto ben segnalato e ben pubblicizzato. E anche noi cittadini dobbiamo cambiare mentalità, aprirci un po’ di più e non pensare unicamente a spostarci in automobile».

Un sogno di Andrea che unisce sport e turismo è un trail progettato per il Sarrabus, con i percorsi appositi per far restare le persone nella zona e per permettere a chi nella zona invece ci vive, di scoprirla in modo diverso. Conclude: «Un trail del Sarrabus, che tocchi tutte le zone e tutti i nostri paesi. Magari con diversi tipi di chilometraggio in modo che tutti possano avvicinarsi a questa disciplina. La Marmilla, con il My Land, è riuscita a valorizzarsi e chi ci passa in bicicletta si sente invitato a tornare e a visitare il posto con più calma. Sono anni che si dice di allungare la stagione turistica e di non considerare la nostra isola solo come un posto di mare, ma siamo ancora fermi. Il cicloturismo invece può creare un turismo per tutto il resto dell’anno perché i mesi estivi sono troppo caldi. Abbiamo un clima mite e poi c’è da stare tranquilli: chi decide di partecipare è già motivato dalla sfida con se stesso, non teme che poche gocce di pioggia lo fermino».

Sara L. Canu

(ilsarrabus.news)

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