San Vito

Published on Dicembre 23rd, 2017 | by Redazione

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SAN VITO, La magia dei mercatini di Natale e l’aria unica della festa

Sabato e domenica pomeriggio: una settimana prima di Natale. San Vito: un paese addormentato in una vallata, abbracciato dalle montagne e perso nel corso del tempo trascorso chi è volato tra gli angeli e chi, invece, ha dovuto preparare le valige e con il carico della nostalgia, ha preso il mare in cerca di lavoro e miglior fortuna. Nonostante tutto, è aria di festa anche qui ed Elena pensa di renderlo allegro e di colorarlo di luci scintillanti che brillano d’ argento tra una stella dorata e l’ altra. E poi, lungo le vie i bed and breakfast con il loro frammisto di degustazione e accoglienza; e gli immancabili mercatini.

 

Ogni bancarella con le proprie creazioni, l’impronta del proprio genio da mostrare un po’ per galanteria, un po’ per un giusto e sano vanto. Ma, la gente ha fretta: passa, guarda e se ne va, oppure, passa e continua ad andare. Non si volta indietro, tranne in quei pochi casi in cui c’è quel qualcosa in più che fa la differenza e attrae. Intanto, il freddo incalza, avvolge come una piovra, attacca le mani, i piedi, il viso e il corpo che sono come una foglia scossa dal vento.

Si sogna il fuoco caldo che scoppietta nel caminetto e si fantastica di mangiare le caldarroste o una pizzetta o I popcorn. Il loro profumo aleggia nell’ aria e basta il desiderio del calore ad invitare il portafoglio ad uscire dalla borsa. “Antonio, prendi due euro di popcorn”, dice Paola al marito. “Ma sono gratuiti”, risponde il giovane che ne sta preparando a centinaia per la gioia di grandi e piccini. Ed ecco anche lo zucchero filato che si scioglie in bocca, mentre i piccoli corrono di quì e di là. Sono in trepidazione: devono raggiungere il banchetto in Casa California. Hanno fame, il pancino brontola, dopo aver cantato e ballato sotto la neve che bagnava i capelli e i vestiti, con grida di entusiasmo.

E Babbo Natale con la slitta? E chi non lo adora? Insieme alle renne e agli elfi, tutti insieme a cantare, ridere e giocare. Io non so, forse, ero io ad essere una credulona alla loro età. Ma ci ho sempre creduto che un omone dalla faccia bonaria, con la barba lunga e bianca e un vestito di velluto rosso venisse a portarmi i regalini. Io gliela scrivevo per davvero la letterina, ogni anno, e gliela lasciavo vicino all’ albero che papà portava dall’ orto e che pungeva, ma io adoravo addobbarlo con le lucine, i festoni e le palline brillantinate e colorate. E ai suoi piedi, il presepe col tappeto di muschio. Era una festa solo aspettarlo il Natale con i miei e il mio fratellino. E io non potevo fare a meno di bramarlo e di aspettarlo Babbo Natale…

Qualche stravaganza, ai mercatini di Natale, non è mancata: il pony Rosita che portava a spasso i bambini per la via, trascinando sul calesse dove potevano sedersi accanto a Babbo Natale e al suo piccolo elfo. Lei aveva il pelo marrone e lanuginoso morbido al tatto e degli occhi grandi, neri come il carbone e buoni come il pane. Come avresti potuto non avvicinarti ad accarezzarla? Io, poi, torno bambina: appena vedo animali ci perdo il senno e mi brillano gli occhi dalla commozione e dalla tenerezza. Come l’ agnellino Rosy. Non avrei potuto non coccolare pure lei: l’ amore è la dolcezza fattesi carne. E intanto, il freddo incalzava, rafforzato da Padre Vento.

La gente passava, guardava e andava. Oppure, passava e continuava a camminare senza voltarsi, tranne quei rari casi in cui c’era qualcosa o qualcuno che attrae va. E il cuore cantava, perché la vera gioia era quella di stare insieme a chiacchierare, ridere, scherzare, volersi bene gratuitamente. Neppure la musica è mancata, soprattutto quando è arrivato il momento di Nicola. Un giovane sardo che porta in giro per il mondo le launeddas e frattanto compone e gioca anche con altri strumenti a fiato come la cornamusa e il flauto di Pan. Continuava a fare freddo, man mano che la sera scendeva e su di noi un tappeto di stelle. Mani e corpo ghiacciati, ma la musica era soave, dolce come il miele e sacra. Ascoltavi e ti ritrovavi a sognare ad occhi aperti: viaggiando in giro per il mondo e dirigendoti verso Est in uno di quei Paesi dove fa caldo e la cultura è da mille e una notte: desiderio, pace e serenità.

Non ti accorgevi neanche che attorno a te quasi non c’ è nessuno, ma a te sembrava di avere il mondo intero, semplicemente perché accanto c’ era chi completava il tuo e poteva andare benissimo pure così, anzi era perfetto, dato che c’ era tutto ciò che hai sempre sognato e voluto. Il cuore si è riposato tra le note e l’armonia delle ragazze belle come madonnine che danzano con le candele in equilibrio coi loro corpi. Luci, tranquillità, semplicità, serenità, condivisione con poche ma care persone: ecco cos’è il Natale.

Laura Cireddu

(ilsarrabus.news)

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