Apertis Verbis

Published on dicembre 1st, 2018 | by Redazione

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L’INTERVENTO. Colpevole perché maschio: la nuova trovata di Michela Murgia va presa sul serio

Michela Murgia ‘colpisce’ ancora. Dopo la mirabolante invenzione del fascistometro, strumento imprescindibile per gli storici del futuro, la scrittrice, in un lungo post su Facebook, ha paragonato gli uomini ai figli dei boss mafiosi (“nascere maschi in un sistema patriarcale e maschilista è un po’ come essere figli maschi di un boss mafioso”).

 

Prima di addentrarci nell’analisi del pensiero murgiano è necessario fare una premessa importante. Uscite come questa vanno prese sul serio. Certo, possono far sorridere o suscitare indignazione ma devono essere analizzate con la massima attenzione perché non sono più un fenomeno isolato. Tutt’altro. Sono visioni della società sempre più diffuse, che si stanno facendo largo nel mondo occidentale grazie alla pervasività del politicamente corretto e alla sua dinamica polarizzante e discriminatrice. O si accetta un certo furore ideologico o si rischia, come in questo caso, di passare per retrogradi maschilisti.

Questa è la logica che regola il post della Murgia. Partendo da una premessa forte ma non documentata, per cui la società si fonderebbe su un sistema patriarcale e maschilista, l’intellettuale progressista ha dato vita ad una lunga similitudine, basata sull’omertà, tra il figlio del boss mafioso e il maschio. Grazie a questo artificio retorico ha provato a dimostrare che l’uomo in quanto maschio deve espiare una colpa innata. Deve pentirsi, cioè, dell’essere nato maschio dal momento che alcuni uomini commettono violenza sulle donne. Non basta criticare questi gesti infami e prenderne con forza le distanze. Serve un’espiazione collettiva di genere perché gli uomini sono potenziali colpevoli: “Nel maschilismo, si nasce già immischiati. Nessuno è innocente se crede di dover rispondere solo di sé”. Se dopo un gesto violento tutti gli uomini non provano un senso di colpa generalizzato derivante dal loro essere maschi, diventano conniventi. Criticare la violenza in quanto tale non è sufficiente. La colpa da fatto individuale deve estendersi a tutti gli uomini, in una sorta di peccato originale di genere.

Grazie a questa trovata, la Murgia ha compiuto un altro capolavoro. Con un post su Facebook è riuscita a sintetizzare gli elementi deteriori del femminismo più radicale, dimostrando quanto questo approccio nuoccia alle sacrosante battaglie delle donne. Quel che traspare non è la tutela e la promozione dei diritti femminili ma la criminalizzazione dell’uomo in quanto maschio. Non un approccio costruttivo per capire come sradicare la violenza sulle donne ma un attacco frontale a tutto il genere maschile. In confronto il fascistometro era un giochino simpatico.

Martino Loiacono

(ilsarrabus.news) in collaborazione con Ad Maiora Media

(da “Atlantico” del 29 novembre 2018)

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