LA RIFLESSIONE. Nella sanità la Sardegna è, ancora una volta, una colonia
Appena eletto il Presidente della Sardegna, Pigliaru, ha deciso di mettere mani sul wellfare per ricuperare fondi. Il suo braccio esecutivo è l’assessore Arru. Prima mossa: accorpare le Asl locali, costituirne una unica (ATS) e portarla, con un esecrabile atto d’imperio, a Sassari.
E’ la città di Pigliaru: così il controllo della gestione è facile. Viene nominato il Direttore Generale, Fulvio Moirano. Questi, per competenza, nomina il direttore sanitario, Enrichens, e quello amministrativo, Lorusso. Nessuno dei tre è sardo.
I manager dell’isola, secondo Pigliaru e Arru, evidentemente, valgono zero. Parte il nuovo piano sanitario regionale. Tagli e declassamenti di strutture periferiche, e non solo. La Sardegna è una regione vasta, spopolata, spesso collinare, con collegamenti stradali non all’altezza.
I presidi sanitari periferici, colpiti dalle forbici dei nuovi manager, hanno un ruolo essenziale per le comunità interessate. Parte la rivolta. Scendono in campo i sindacati, i cittadini occupano diverse strutture, nasce una rete spontanea di protesta che manifesta a Cagliari. Niente. I tre manager non sardi vanno cinicamente avanti. Sardegna uguale colonia.
Da “Il mio Osservatorio” di Mario Guerrini – giornalista Rai
(ilsarrabus.news)
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