Apertis Verbis

Published on ottobre 31st, 2018 | by Redazione

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LA RIFLESSIONE. Nella sanità la Sardegna è, ancora una volta, una colonia

Appena eletto il Presidente della Sardegna, Pigliaru, ha deciso di mettere mani sul wellfare per ricuperare fondi. Il suo braccio esecutivo è l’assessore Arru. Prima mossa: accorpare le Asl locali, costituirne una unica (ATS) e portarla, con un esecrabile atto d’imperio, a Sassari.

 

E’ la città di Pigliaru: così il controllo della gestione è facile. Viene nominato il Direttore Generale, Fulvio Moirano. Questi, per competenza, nomina il direttore sanitario, Enrichens, e quello amministrativo, Lorusso. Nessuno dei tre è sardo.

I manager dell’isola, secondo Pigliaru e Arru, evidentemente, valgono zero. Parte il nuovo piano sanitario regionale. Tagli e declassamenti di strutture periferiche, e non solo. La Sardegna è una regione vasta, spopolata, spesso collinare, con collegamenti stradali non all’altezza.

I presidi sanitari periferici, colpiti dalle forbici dei nuovi manager, hanno un ruolo essenziale per le comunità interessate. Parte la rivolta. Scendono in campo i sindacati, i cittadini occupano diverse strutture, nasce una rete spontanea di protesta che manifesta a Cagliari. Niente. I tre manager non sardi vanno cinicamente avanti. Sardegna uguale colonia.

Da “Il mio Osservatorio” di Mario Guerrini – giornalista Rai

(ilsarrabus.news)

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One Response to LA RIFLESSIONE. Nella sanità la Sardegna è, ancora una volta, una colonia

  1. Fabio Barbarossa says:

    È sempre stato così, ma la colpa è dei sardi, di quelli che sono accondiscendenti per interesse e di quelli che non si oppongono per ignoranza o per viltà. Sono medico del territorio da 35, ho una laurea alla Bocconi in Organizzazione e Gestione della Sanità e non mi hanno concesso la possibilità di gestire il mio distretto in cui lavoro da oltre 28 anni. Sono uno dei pochi Sardi con il titolo di Direttore Generale ma se ne guardano bene perché non sono al guinzaglio di nessuno e perché sto dalla parte dei cittadini che hanno diritto costituzionale ad una sanità equa e solidale. Scusate lo sfogo ma mi trovo spesso a dover applicare norme e lazzuoli che penalizzano i miei pazienti e che mi costringono spesso alla disobbedienza civile. Di che cosa vogliamo parlare?
    Fabio Barbarossa

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