ESCALAPLANO, Domani (23 luglio) l’inaugurazione della Casa della Cultura
Venerdì 23 luglio alle ore 19, sarà inaugurata la Casa della Cultura di Escalaplano intitolata a Oreste Pili di Capoterra. La Casa della Cultura Oreste Pili, allestita nei locali del Polo Socio Culturale di Escalaplano, di fronte al Municipio, apre le porte alla prima esposizione. Un’esposizione che contiene varie espressioni artistiche: letterarie, fotografiche, pittoriche, ma che vuol essere solo un inizio.
Un gruppo di lavoro, formato da esperti, uomini e donne di cultura, si occuperà di redigere un programma pluriennale delle attività della Casa della Cultura, che oltre ad ospitare mostre e collezioni anche temporanee, sarà luogo di confronto sui temi dell’arte, della storia, della letteratura e della lingua sarda, con l’obiettivo di affermare e rendere patrimonio di ciascuno, i valori identitari del popolo sardo.
Non sarà un luogo di conservazione e di esposizione statica di opere, per quanto preziose e apprezzabili, ma un luogo animato, vivo, capace di relazionarsi con la comunità e di costruire ponti culturali con altre realtà isolane e d’oltremare. In questa prima apertura il percorso guiderà l’ospite attraverso la storia della Sardegna e la storia dell’uomo.
Le premesse che portarono a ideare questa prima azione della Casa della Cultura, l’esposizione per l’appunto, non possono prescindere dalla figura del maestro Fulvio Caporale, che ha voluto rendere partecipe Escalaplano del suo infinito amore e dedizione verso la nostra terra. L’immagine che si vuole dare a questa prima esposizione è proprio quella di un uomo che cerca di trasmettere il proprio amore e curiosità del sapere alle nuove generazioni e a chi si senta in qualche modo stimolato, anche se non più giovane, a voler approfondire uno dei tanti temi che l’esposizione propone.
Il percorso dell’esposizione propone, tra le altre cose, le stampe dei Costumi sardi di Enrico Costa, le vedute dei paesi e della città di Cagliari, le illustrazioni di Giuseppe Biasi per il romanzo di Grazia Deledda “Incendio nell’uliveto”, le xilografie di Mario Delitala, Remo Branca e Giorgio Carta pubblicate sulla rivista L’Eroica (una rivista futurista che dal 1911 al 1944 si occupò di arte, letteratura e xilografia), le illustrazioni di Primo Sinopico e le acqueforti di Felice Melis Marini. L’esposizione vuole offrire un nucleo riconoscibile di opere dei più significativi artisti sardi della prima metà del Novecento.
Accompagna i visitatori-ospiti Pinocchio, presente nei vari pannelli dell’esposizione. Pinocchio figura emblematica della fanciullezza curiosa e scanzonata, vuole essere la guida (chiave) della mostra stessa, vista la presenza di ben tre versioni illustrate, una da Giovanni Manca nel 1941, una da Giuseppe Porcheddu nel 1943, una da Primo Sinopico nel 1946, e infine la versione a fumetti Pinocchio le avventure di un burattino di Aurelio Galleppini. Le illustrazioni contenute in altri libri, sempre in mostra, di questi autori ci permettono di focalizzare la loro biografia artistica e scoprire che non furono solo illustratori, ma anche pubblicitari, pittori, fumettisti, scenografi. In particolare, come creatori di personaggi di fumetti di successo in epoche diverse ricordiamo, Giovanni Manca per “Pier Lambicchi” e Galep per “Tex Willer”.
L’Eroica, La Tradotta, Il Guerin Meschino, L’Intrepido possono essere lo spunto per riflettere più ampiamente sull’importanza delle riviste e sul loro ruolo come veicolo nella diffusione delle opere di questi artisti, inseriti nel panorama culturale a loro contemporaneo. Vi è anche un piccolo nucleo di documenti manoscritti, tra cui alcune lettere che, pur non riferibili alla Sardegna per il loro contenuto, ad eccezione della lettera di Giorgio Asproni, lo sono per gli interessi dei loro autori, come quella del politico Salvatore Pes di Villamarina, quella del linguista Luigi Bonaparte e quella dello storico antropologo Antonio Bresciani.
Infine, merita attenzione il manoscritto della novella “Il Cane” della scrittrice Grazia Deledda, che vinse il premio Nobel nel 1926. I locali espositivi sono arricchiti dalla preziosa presenza di alcune opere di Costantino Nivola. Non mancano inoltre le opere di alcuni artisti locali che hanno allestito una piccola galleria d’arte collettiva. (ilsarrabus.news)
