Armungia

Published on Luglio 3rd, 2019 | by Redazione

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ARMUNGIA, Lo struggente ricordo di tziu Albinu, il fabbro che sapeva a memoria la Divina Commedia

Riportiamo l’articolo firmato da Mario Usala, 54 anni, di Armungia ma che ormai da anni vive e lavora a Bolzano, pubblicato qualche giorno fa dal blog InveceConcita (QUI il link all’articolo originale). Il protagonista è “tziu Albinu”, un fabbro e maniscalco molto noto in paese. La sua caratteristica: recitare a memoria interi brano della Divina Commedia di Dante Alighieri.

 

Qualche giorno fa, ad Armungia, piccolo comune in provincia di Cagliari, a quasi cento anni se n’è andato zio Albino, ‘tziu Albinu’ per noi armungesi, fabbro e maniscalco di antica maestria. Era nato nel febbraio del 1920, nello stesso paese che trent’anni prima aveva dato i natali a Emilio Lussu, leggendario capitano della Brigata Sassari, autore di ‘Un anno sull’altipiano’ e ministro con Parri  e De Gasperi. Cresciuto nella bottega del babbo, zio Albino, a poco meno di dieci anni,  aveva fatto il suo primo lavoro: un coltellino sardo. Negli anni Trenta, a quindici anni, zio Albino era diventato un abilissimo fabbro-maniscalco, facendo lo stesso mestiere per più di sessant’anni, fino agli inizi degli anni Ottanta.

Io e alcuni amici, ragazzini negli anni Settanta, eravamo affascinati dal suo lavoro e ci infilavamo di nascosto negli angolini della sua bottega per vedere i buoi scalciare durante la ferratura o semplicemente per ammirare la bellezza e l’eleganza dei cavalli; zio Albino, appena ci scorgeva e valutava con un’occhiata che non potevamo costituire pericolo né correre rischi a nostra volta, ci indirizzava un sorriso condiscendente.

Spesso lo chiamavano nei paesi vicini, perché c’era un bue che nessuno era riuscito a ferrare; allora zio Albino prendeva la sua cassetta degli attrezzi e partiva. E noi ad aspettarlo il giorno dopo, per sentire dalla sua voce come era andata. Pur di statura bassa, aveva una forza incredibile, e a questa dote fisica univa una memoria prodigiosa e un notevole senso dell’ironia: a più di novant’anni era ancora in grado di recitare interi passi della Divina Commedia.

Durante le lunghe sere d’estate, finito il lavoro, si tratteneva a parlare con gli amici fuori dalla sua bottega, in particolare con un falegname, un ciabattino, un muratore e un viticoltore. Sembrava che gli antichi mestieri della Sardegna si fossero dati raduno. Noi ascoltavamo in silenzio i loro discorsi. Quando le discussioni diventavano un po’ concitate, interveniva il fiasco del vino bianco del viticoltore, che metteva tutti d’accordo. Zio Albino se n’è andato, ma i suoi attrezzi e la sua bottega oggi fanno parte del sistema museale diffuso di Armungia, che zio Albino, con tanta pazienza, ha contribuito ad allestire. I suoi amici, il falegname, il ciabattino, il muratore e il viticoltore lo hanno preceduto da tempo, così come lo ha preceduto la sua Gigetta, compagna e moglie per più di sessant’anni.

Mario Usala 

(ilsarrabus.news)

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