Villaputzu

Published on Luglio 4th, 2019 | by Redazione

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VILLAPUTZU, Una mostra per ricordare i cent’anni del sacrificio del finanziere Giovanni Vacca

Morì il 6 luglio del 1919 in un tentativo di salvataggio di un ragazzo di Villaputzu a Porto Corallo. Si chiamava Giovanni Vacca, originario di San Vito, militare in forza alla Guardia di Finanza. Cento anni dopo, il 6 luglio 2019 le Fiamme Gialle tornano alla torre di Porto Corallo dove avrà luogo una celebrazione commemorativa e l’inaugurazione di una mostra storica. 

 

 

 

La mostra, che ospiterà documenti, arredi e divise storiche relative alla permanenza degli uffici della Guardia di Finanza all’interno della torre spagnola. Sarà visitabile anche il giorno 7 luglio, dalle ore 17 alle ore 22. Per l’occasione pubblichiamo un articolo firmato da Giovanni Follesa che rievoca la drammatica vicenda di cui protagonista Giovanni Vacca.

Arrivando a Porto Corallo, terminata la strada provinciale 99 appena superato il ponte sul canale che immette acqua di mare nella laguna di Sa Praia, sulla destra è ubicato un cippo, nascosto, ma non soverchiato, da arbusti di oleandro e di cisto. Questa stele è dedicata alla Guardia Terra Vacca Giovanni caduto il 6 luglio 1919 nell’adempimento del proprio dovere.

Abbiamo voluto sapere qualche cosa in più su Giovanni Vacca e quale tragico evento determinò la sua morte con lo scopo di rendergli affettuoso omaggio: a soddisfare la nostra curiosità ci ha gentilmente e prontamente aiutato la Guardia di Finanza di Cagliari che, tramite l’Appuntato Scelto Giampiero Medas, addetto all’ Ufficio Matricola, ci ha messo a disposizione documenti storici determinanti per la ricerca.

Giovanni (d’ora in poi lo chiameremo col nome di battesimo) nacque a San Vito , mandamento di Muravera circondario di Cagliari il 18 Aprile 1891; il padre si chiamava Tomaso, la mamma Efisia Camboni. Nel 1911 ci fu la chiamata di leva della sua classe e Giovanni, fino ad allora contadino, ebbe l’opportunità di arruolarsi, per tre anni, nell’allora “Regia Guardia di Finanza”

Svolse il servizio di ferma a Napoli e Roma; nel Novembre del 1914 ebbe il congedo per fine ferma ottenendo la “dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore”.

Il periodo da “borghese” durò poco. Infatti, con lo scoppio della “Grande Guerra”, Giovanni fu richiamato nelle file del 162° Rgt. Fanteria della Brigata Ivrea e inviato in zona di guerra sin dal 24 Maggio 1915. Esaminando la storia del suo reparto si deduce che ha preso parte a furiosi combattimenti nella zona di Asiago (Altopiano dei sette Comuni) sfidando la morte in assalti e ritirate innumerevoli volte. Nel Luglio 1916 il suo reparto, ormai dissanguato, fu spedito nelle retrovie per “riorganizzarsi”. A questo punto, Giovanni, ebbe una gradita sorpresa: la “Regia Guardia di Finanza” aveva bisogno di lui , quindi, fu reintegrato nel Corpo e trasferito a Roma. Ci piace immaginare il volto di Giovanni, che non abbiamo mai visto, illuminato da un commosso sorriso di gioia!

Il primo Agosto 1917 fu assegnato nella Legione Territoriale di Cagliari della Guardia di Finanza. Il foglio matricolare di Giovanni termina con questa agghiacciante nota “morto annegato nelle acque di Porto Corallo (Cagliari) in seguito a tentato salvataggio lì 6 luglio 1919”.

Quel giorno, una domenica pomeriggio verso le sedici, un gruppo di giovani di Villaputzu si recò a Porto Corallo per fare un bagno; era consuetudine, per molti sarrabesi, dopo il duro lavoro della mietitura e della trebbiatura concedersi qualche raro bagno di mare. Questi ragazzi si divertivano e scherzavano mantenendosi prudentemente vicino alla riva.

Il mare era, però, agitato e ingrossato dal vento di levante; riportiamo la bella descrizione del luogo tratta da uno dei documenti : “La piccola spiaggia costituita da una insenatura a semicerchio è cosparsa all’imboccatura dall’una e dall’altra parte di piccoli scogli frastagliati a fior d’acqua e (spiegano i marinai) quando infuria il vento di levante , in questa piccola insenatura si determina una terribile corrente vorticosa pericolosissima anche per i più esperti nuotatori”.

Completiamo la descrizione con le dimensioni che aveva l’insenatura basata su ricordi personali e, soprattutto, sui rilievi fatti con una carta al 25000 dell’Istituto Geografico Militare antecedente la costruzione dell’attuale porto che ha cancellato completamente la fisionomia del posto. La larghezza dell’insenatura nel punto più largo, ossia il diametro del semicerchio, era di circa 80 metri metri. Quella corrente vorticosa, dunque, ghermì uno di quei ragazzi e lo trascinò lontano da riva.

I suoi amici tentarono il salvataggio e, tra essi, si distinse Maurizio Fanni di Villaputzu che dovette però desistere. Intervenne il nostro eroe Giovanni , era sul posto per un turno di “ vedetta” dalle 15 alle 21. Reperì le lunghe briglie di un cavallo che pascolava nei pressi e cordame vario per improvvisare un cavo di emergenza da lanciare al pericolante, si avventurò negli scogli affioranti ma fu travolto dai marosi che lo trascinarono rapidamente a fondo tra la disperazione generale di chi assisteva impotente.

Il rapporto dice che la persona in pericolo, in quel momento, distava circa 400 metri da riva: questo ci sembra eccessivo, pensiamo più logico che Giovanni sia riuscito a racimolare, al massimo, 30 o 40 metri di cavo con cui servirsi nell’intento: questa misura, corrispondente, circa, al raggio dell’insenatura gli avrebbe consentito di raggiungere l’infortunato specialmente dal lato sud dove la scogliera era più bassa. Tutto ciò nulla toglie alla situazione di pericolo che sussisteva. Emerge il particolare che Giovanni fosse poco esperto del nuoto questo, a nostro giudizio, aggiunge valore al gesto compiuto .

Nel frattempo accorsero i colleghi finanzieri di Giovanni , di caserma presso la torre, misero in allarme tre pescatori che, dalla vicina spiaggia di Porto Corallino, riuscirono,con molto coraggio, a mettere in mare una lancia, rischiarono di fracassarsi sugli scogli, ma raggiunsero e posero in salvo il naufrago; il nome di questi tre coraggiosi pescatori non è conosciuto. Anche il salvato doveva avere capacità psico-fisiche notevoli: si presume che l’operazione sia durata almeno un’ ora e, in tali frangenti, non si sopravvive se non si mantiene calma e si dosino al meglio le proprie forze.

Le ricerche del corpo di Giovanni durarono molti giorni ma non fu mai restituito dal mare; la burocrazia, impietosa, registra che quelle ricerche costarono 50 lire . Nella primavera del 1921 dopo tutte le indagini sulla morte di Giovanni (indagini che esclusero responsabilità dirette o indirette) la Regia Capitaneria di Porto del Compartimento Marittimo di Cagliari gli concesse la medaglia d’argento al Valor di Marina alla memoria mentre ai genitori e ai fratelli (Giovanni non era sposato), accertata la morte per causa di servizio, venne assegnato l’importo di 1761,00 lire.

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