VILLAPUTZU, Produzione di miele in calo del 70 per cento rispetto al 2025, “numeri da calamità naturale”
Produzione di miele crollata del 70 per cento rispetto allo scorso anno. Dati da calamità naturale quelli che si registrano a Villaputzu, un’annata che rischia di segnare uno dei peggiori risultati recenti per il comparto apistico. A lanciare l’allarme è Franco Anedda, produttore di miele e rappresentante della Coldiretti nella commissione apistica regionale, che descrive una situazione locale che si inserisce in un quadro di forte difficoltà per tutta la Sardegna.
“Il calo produttivo è altissimo – spiega Anedda –. Non si è praticamente prodotto agrume, mentre per quanto riguarda l’eucalipto la produzione è stata molto limitata: siamo arrivati a circa 10 chilogrammi per alveare, mentre negli anni precedenti avevamo medie molto più elevate, intorno ai 50-60 chilogrammi”. Secondo l’apicoltore villaputzese, la produzione complessiva di questa stagione si attesterà “circa al 30 per cento rispetto alla media degli altri anni”, con una perdita quindi “attorno al 70 per cento”.
La crisi che sta attraversando il settore è legata soprattutto alle condizioni climatiche anomale che hanno compromesso le principali fioriture primaverili. Le piante non hanno garantito quantità sufficienti di nettare e anche l’eucalipto, una delle produzioni più importanti per la stabilità economica delle aziende apistiche sarde, ha avuto un rendimento fortemente ridotto.
Una situazione che, secondo Anedda, non rappresenta un episodio isolato ma il risultato di un cambiamento progressivo delle condizioni ambientali. “Purtroppo negli ultimi dieci anni la situazione è progressivamente peggiorata. I cambiamenti climatici stanno creando problemi molto seri. Le condizioni non sono più quelle di un tempo, il clima sta cambiando e anche il settore apistico ne sta risentendo pesantemente”, afferma. Il comparto ha dovuto affrontare negli ultimi anni anche una forte riduzione del patrimonio apistico. “Nel 2023 abbiamo perso circa il 70 per cento delle famiglie – racconta Anedda –. Su mille alveari ne abbiamo persi circa 700”. Una perdita collegata soprattutto alle temperature estreme registrate in quel periodo, quando “si sono superati anche i 50 gradi”.
Quest’anno, pur senza raggiungere quei picchi, gli eventi climatici estremi hanno continuato a incidere negativamente sulle produzioni. “Continuano comunque a verificarsi situazioni anomale che provocano danni rilevanti”, sottolinea il rappresentante della Coldiretti. Tra gli episodi più pesanti vengono indicati anche gli eventi di forte vento che hanno colpito il territorio. “L’uragano Harry e gli altri episodi di forte vento hanno creato molti problemi, soprattutto agli agrumi: le piante sono state devastate, hanno perso i frutti e soprattutto i fiori. Il secondo episodio è stato quello che ha provocato i danni maggiori, interessando non solo gli agrumi ma anche gli eucalipti”, spiega Anedda. “Molte piante hanno perso le foglie e una grande quantità di fiori, compromettendo inevitabilmente la produzione”.
L’emergenza riguarda comunque l’intero territorio regionale. “Il problema è diffuso in tutta la Sardegna. Ogni zona ha avuto criticità diverse, ma il denominatore comune sono sempre questi eventi estremi che negli ultimi anni si stanno verificando con maggiore frequenza”, evidenzia Anedda. La crisi della produzione di miele non rappresenta soltanto un danno economico per le imprese apistiche, ma coinvolge anche il ruolo ambientale svolto dagli allevatori di api. L’impollinazione garantita dagli apicoltori costituisce infatti un servizio essenziale per l’agricoltura, per la riproduzione delle specie vegetali spontanee e per la tutela degli equilibri biologici del territorio.
Per questo le organizzazioni agricole hanno chiesto alla Regione interventi urgenti e strutturali a sostegno del comparto, con strumenti più semplici e adeguati alle difficoltà delle aziende. Tra le richieste figura anche l’introduzione di un sostegno economico stabile e continuativo collegato al numero di alveari censiti, considerato non un aiuto assistenziale ma il riconoscimento del valore di un servizio ecosistemico di interesse pubblico. “La situazione non è positiva, purtroppo”, conclude Anedda, confermando anche per il Sarrabus il quadro regionale di forte sofferenza per un settore che deve fare i conti con una crescente instabilità climatica. (ilsarrabus.news)
