Villaputzu

Published on Aprile 7th, 2018 | by Redazione

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VILLAPUTZU, Nel 1929 il Vescovo confermò gli usi e costumi per le feste religiose

Si racconta un’affascinante storia sugli usi e sui costumi che ruotavano attorno all’organizzazione delle feste religiose della Parrocchia di Villaputzu. Diversi documenti storici testimoniano le usanze agli inizi del 1800, ma che perduravano da “immemorabili anni”, fino a quando questi usi furono messi in dubbio dal Monsignor Vescovo della Diocesi d’Ogliastra Serafino Carchero, che inviò una supplica al Signor Vicerè chiedendo che venisse affidata la riscossione delle spese riflettenti il culto ai Regi Esattori.

 

Successivamente l’Intendente della Provincia di Lanusei, Avv. Fedele Pittaluga invia la Circolare n.125 del 20 Dicembre 1828 a tutti i Comuni della Provincia proprio per regolarizzare le spese derivanti dal culto inerenti l’attività parrocchiale e l’organizzazione delle feste religiose: “Avendo questo Monsignor Vescovo nuovamente implorato da S.E. il Signor Vicerè che venga affidata ai Regi Esattori la riscossione delle spese reflettenti il Divin Culto… che le volontarie offerte dei Diocesani non sarebbero per avventura sufficienti ad occorrere alle spese tutte riguardanti l’esterno culto nelle rispettive Parrocchie, si ordina ai Consigli Comunitativi di doversi comprendere nella lista Esattoriale le spese necessarie di culto, mediante il solito e proporzionato riparto fra le classi… Tali spese di culto, come sarebbe l’elemosina pel Predicatore Quaresimale, la celebrazione di alcune messe, l’olio per la lampada… perché possan gli Esattori fin dal principio dell’anno successivo 1830 far fronte alle medesime spese riscuotendole in tempo dai contribuenti… Si farà la presente girare da un villaggio all’altro mediante l’opportuno testimoniale…”.

Quando il Sindaco di Villaputzu di allora, Tommaso Secci, ricevette questa Circolare manifestò da subito il dissenso verso le regole impostagli dall’Autorità superiore, in quanto si supponeva che le feste religiose e il materiale occorrente alla Parrocchia non venissero svolte degnamente in quanto le questue non riuscivano a coprire sufficientemente le spese per l’esplicamento di queste attività.

L’8 Gennaio 1829 si riunì la Giunta Comunitativa, con Atto Consolare si fece ricorso: “…Gli abitanti di questo Villaggio hanno sempre volontariamente e sufficientemente offerto quel tanto importa annualmente la celebrazione delle feste principali, quali sono, del Patrono San Giorgio Martire, Corpus Domini, le Quarantore di Quaresima, ed anche il Carnevale, e per la festa della Vergine e Martire Santa Vittoria, senza essere stati mai obbligati colla forza; colla differenza però, come negli andati, ed immemorabili anni praticatasi, che la festa del suddetto Patrono è stata sempre a spese degli ammogliati a proporzione delle loro forze, e quella di Santa Vittoria a spese dei giovani celibi che possiedono dei beni… Le dette feste si sono fino al presente celebrate col dovuto lustro e decoro dei particolari senza richiesta di forza alcuna… S’implora l’Ill.mo Monsignor Vescovo d’Ogliastra, che questo Comune non venisse in modo alcuno distolta dai suoi inveterati costumi… Chiediamo che queste feste restassero nello stesso sistema di celebrarsi per via di questua, senza dar campo all’Esattore Distrettuale d’intromettersi in queste festività, dovendo compilare le liste dei contribuenti che pur certamente verrebbero molestati colla forza, quando volontariamente hanno sempre contribuito a tali spese.”Il 25 Gennaio del 1829 il Vescovo risponde: “ … Non essendo nostra intenzione d’innovare cosa alcuna pel proposito, potrà il Sindaco ricorrere prescindere di far ripartire sifatte spese, continuando in ordine alle medesime sull’attual sistema.”

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

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