Villaputzu

Published on Aprile 9th, 2018 | by Redazione

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VILLAPUTZU, La magia delle case storiche del paese, un tuffo nel passato del Sarrabus

Una casetta dei primi dell’800 che ha avuto il merito di dare nuova vita a un vicinato. È la Casa Casula che si trova in via Cavallotti a Villaputzu, riscoperta dai villaputzesi circa otto anni fa in occasione della rassegna dei presepi realizzati lungo le strade del paese.

 

Quell’iniziativa nacque da un’idea di Marina Pili realizzata con la collaborazione di tutto il vicinato. «Non sono nemmeno cattolica – racconta Marina – ma da tempo avevo in mente questo presepe con le pietre e quello era il posto migliore. Poi è partita l’iniziativa delle Pratzas in festa e abbiamo pensato di continuare ad aprire la casa. E’ una casa ormai senza proprietari, i parenti rimasti del vecchio proprietario sono difficili da trovare, a noi piacerebbe che il Comune la espropriasse per tenerla come bene storico».

È una casa molto affascinante, un vero e proprio viaggio nel tempo. Una frase che ricorre molto nei racconti dei proprietari o dei curatori delle case antiche. Quella di via Cavallotti è molto caratteristica, ha la doppia “lolla” (su stahu in villaputzese) ed è stata adibita nel pieno rispetto della tradizione grazie alla cura di Antonino Sirigu, artigiano e componente del vicinato che cura la casa.

«Ho realizzato il letto – spiega Antonino – con “crispirisi” (il listello con i due piedi laterali), la stuoia di canna (sa cannitza) e anche la stia in cui veniva posta la chioccia con i pulcini».

Un’attenzione maniacale ai dettagli. La prima volta che il vicinato ha riaperto Casa Casula dopo venti anni in cui è rimasta chiusa ha ritrovato una forma di formaggio e un pezzo di lardo. Racconta divertita Marina Pili: «Il pezzo di lardo è ancora lì. L’abbiamo appeso e tenuto in bella mostra, racconto sempre l’episodio ai visitatori».

Maria Sirigu, l’anima del vicinato di via Cavallotti spiega: «Quello che ci chiedono di più è il perché la casa non venga ristrutturata. Purtroppo la casa ha avuto delle perdite e dei danni negli anni passati, soprattutto con le alluvioni, ma conserva intatto il suo fascino. Le persone sono molto interessate e ci sono persone che vengono tutti gli anni. Dal Friuli, dal Piemonte. Anche per loro è un viaggio nel tempo, molti magari ricordano le case dei loro nonni».

Antoniana, non esattamente residente in via Cavallotti ma comunque parte attiva nella cura della casa, racconta il primo ingresso: «Polvere dappertutto Mi sembra di sentirla ancora adesso quando ci rientro! A parte questo, è una casa dal fascino particolare, mi ricorda molto l’infanzia, quando eravamo piccoli, uscivamo per giocare e avevamo quasi paura di zio Antonio, il proprietario. Lo vedevamo dalla finestrella che dà sulla strada, guardavamo ma appena ci sentivamo scoperti scappavamo via. Non era un uomo socievole, lo ricordo bene, ho una sua visione con la brocca perché non aveva l’acqua corrente in casa». Tutte le persone del vicinato hanno dei ricordi legati alla casa, come se ci fosse già da allora una sorta di richiamo. Alcuni ricordi del proprietario arrivano anche da Antonino Sirigu: «Era un reduce di guerra. Poi ha lavorato a Castiadas e ci andava a piedi, fino a che non ha acquistato una bicicletta».

Ma più di tutto, dalle parole del vicinato, è l’affetto che si denota nei confronti della casa. «Guai a chi ce la tocca» dice Maria Sirigu. E continua: «Vorremo che la valorizzassero di più ma noi siamo i custodi e vogliamo continuare a custodirla. Ci siamo affezionati, ormai è nostra di cuore e di sentimenti. E’ stata ed è importante per tutti, riusciamo a vederci e parlarci di più da quando la curiamo. Prima eravamo ognuno nella propria casa, adesso ci vediamo molto di più». Aggiunge Marina Pili: «Il potere straordinario di questa casetta è stato davvero aver creato aggregazione tra i vicini. E’ stata un supporto psicologico per chi aveva bisogno di un diversivo a cui pensare, guai se ogni tanto non facciamo la cena del vicinato. Ha ridato vita non solo a questo quartiere ma a tutto il paese. Per noi è una grande soddisfazione, è un dare e un ricevere».

Ed è un legame di affetto anche quello che ha portato Pamela Porcu a riaprire al pubblico la “Casa dei Nonni Porcu” in via Sulis. Racconta mentre mostra i documenti originali dell’atto di vendita: «I miei bisnonni l’hanno acquistata nel 1917, ma era già esistente, apparteneva alla signora Rosa Follesa ed è stata venduta a mio bisnonno in favore di mio trisavolo, ho pensato che vivessero entrambi qui. Una parte della casa era stata data in affitto e ospitava la bottega del sarto Giovanni Trebini. Purtroppo non tutta la casa rimasta come allora, alcune parti sono andate distrutte nell’alluvione del ’51, altre sono cambiate per lavori effettuati nel corso degli anni. Ad esempio non c’è più sa domu de su pani, non c’è il forno a legna. Dove adesso c’è la ringhiera c’era un bagnetto, lo ricordo anche io». Dalla scorsa estate anche la casa di Pamela è stata aperta in occasione delle Pratzas in festa. Dice Pamela: «L’idea di aprirla mi balenava già da tempo, finalmente sono riuscita a farlo lo scorso anno, necessitava di alcuni lavori per essere accessibile al pubblico. È’ stata un’esperienza bellissima che spero di ripetere. La cosa più bella è stata conoscere le persone che hanno conosciuto i miei bisnonni e mi raccontavano degli aneddoti, è stato un viaggio nel tempo, come tornare a quando da bambini stavamo seduti con i nostri nonni che ci raccontavano storie e esperienze di vita».

Un altro elemento entusiasma Pamela: «Il fatto che i miei bisnonni fossero molto socievoli, loro stessi avrebbero aperto la casa al pubblico, sono felice di farlo e sono certa che approverebbero».

Entrambe le case sono state censite come “storiche” nel 2008 in un censimento curato dai geometri Enrico Atzori e Alessandro LussuProprio quest’ultimo racconta: «Nel 2008 si è fatto questo censimento, abbiamo insistito molto noi e soprattutto mio padre perché quando hanno fatto la definizione del centro matrice fosse ampliata perché così sarebbe servito in futuro per avere i finanziamenti, cosa che hanno fatto in tutti gli altri paesi».

Sara L. Canu

(ilsarrabus.news)

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