Cultura

Published on Agosto 17th, 2020 | by Redazione

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STORIA, Il ponte sul Flumendosa, muto testimone delle alluvioni. Nella memoria la tragedia del 1986

Una delle alluvioni più disastrose che si è abbattuta nel Sarrabus è stata sicuramente vissuta nel 1940, quando Muravera in particolare rimase sommersa dall’acqua che scendeva a fiumi dalla montagna.

 

La gente fu salvata con barconi a remi e con ogni mezzo disponibile, l’abitato rimase letteralmente inondato. I più anziani ne parlano ancora, negli anni trenta, a San Vito straripò il Flumini Uri, ci furono anche quattro vittime. Anche Castiadas rimase semisepolta dall’acqua, rimanendo per lungo tempo isolata, in quei giorni terribili i viveri arrivavano via mare da Villasimius.

Altra grossa alluvione nel 1951 con lo straripamento del Flumendosa, l’acqua spazzò via intere case e gli agrumeti furono rasi al suolo; nel 1971 e l’anno successivo, fu ancora devastazione, esondarono il Rio Piccocca e Perdosu.

Nel 1985, il Sarrabus ed in particolare San Vito, dovette subire l’effetto dell’ennesima alluvione con ingenti danni che interessarono soprattutto gli abitanti e le campagne circostanti. Dopo di che vi fu la realizzazione delle solite opere di riparazione sui ponti e strade che puntualmente venivano spazzati via ad ogni alluvione.

Per non dimenticare i fatti accaduti durante l’alluvione dell’ottobre 1986 che colpì gravemente l’intera regione del Sarrabus si riporta una parte dell’ articolo pubblicato su «Sardegna notizie» nell’ottobre del 1986: «È stata una tragedia di sconvolgenti proporzioni. Tre morti, la geografia del Sarrabus completamente stravolta con fiumi in piena che si sono portati via ponti, strade, bestiame, seppellendo serre, agrumeti e vigneti. I danni stimati sono sull’ordine di duecento miliardi. Le campagne cancellate dal mare di fango e di sassi, sono diventate lo spettro della desolazione e della miseria». Questi gli effetti dell’ennesima alluvione abbattutasi a Castiadas, San Priamo, San Vito, Muravera e Villaputzu a metà Ottobre. Sotto accusa le autorità politiche regionali e nazionali che nulla hanno fatto per il riassetto idro-geologico del territorio a dispetto di mille richieste a più riprese avanzate dagli amministratori locali alluvione dopo alluvione. Nel Sarrabus si contano tre vittime; un giovane a Villaputzu venne travolto dall’acqua mentre percorreva una vallata nella regione Quirra, altre due vittime a Castiadas precipitarono con la loro auto nel fiume Corr’e Pruna dopo che il ponte che dovevano attraversare era stato spazzato via dalla furia del temporale. Tutto è iniziato poco prima della mezzanotte di domenica 12 ottobre 1986 quando si scatenò l’inferno. In poche ore strariparono il Rio Picocca, Perdosu, Flumini Cerau, Monte Porceddus: a San Priamo tutte le case sono rimaste allagate, in alcune il livello dell’acqua ha superato il metro e mezzo di altezza, causando la perdita di mobili, elettrodomestici e la lesione dei muri portanti. La valanga d’acqua si è riversata come un ciclone a Tuerra, Camisa, Sabadi e l’Annunziata allagando i terreni, sommergendo vigneti, agrumeti, serre, trattori e macchine. Intanto crollavano uno dopo l’altro i ponti lungo la provinciale per Castiadas centro, e quelli disseminati lungo le arterie che portano alle borgate, a Sabadi l’acqua ha letteralmente inghiottito il ponte dove hanno trovato la morte due ragazzi del luogo, dove è rimasta una voragine larga un centinaio di metri. Sul luogo sono giunti Carabinieri, Polizia Stradale, Vigili del Fuoco e Guardia Forestale che hanno organizzato i soccorsi e le ricerche; arrivò anche il Prefetto di Cagliari e l’Assessore alla difesa dell’Ambiente. Decine di agricoltori, denunciavano i loro danni, i sindaci esponevano il dramma delle popolazioni chiedendo opere di protezione civile da realizzare a monte. Un pastore urlava: «Ho perso tutto il bestiame. Chi mi risarcirà? Da oggi sono disoccupato, sono alla fame». Attorno la gente ammutolita ed incredula, qualcuno diceva Speriamo che questa volta la Regione si dia da fare concretamente, la realtà è sotto i nostri occhi, una realtà amara, nessuno potrà mai dimenticare. Quella sera riprese a piovere e la situazione precipitò ulteriormente, Castiadas non era più raggiungibile da San Priamo, chi volesse raggiungerla doveva farlo attraverso Villasimius. Anche sull’Orientale Sarda dove l’acqua si riversava a cascate, l’alluvione ha lasciato profonde tracce, devastando la carreggiata con ghiaia e detriti al 37° chilometro dove si passava con difficoltà. Qualche giorno dopo, il 16 Ottobre notte fu un’altra notte d’inferno che sconvolse ulteriormente il Sarrabus, facendo scattare l’allarme per l’ennesima volta; anche la nottata di venerdì 17 ottobre non fu da meno: la pioggia cadeva insistentemente dalle 15 di quel giorno, si è abbattuta a catinelle fino alla mezzanotte. Sono state ore drammatiche da Villaputzu fino a Solanas e Geremeas, si temeva il crollo di altri ponti e fu chiusa al traffico la Provinciale Castiadas-San Priamo che venne riaperta la mattina seguente, mentre venivano nuovamente evacuate numerose famiglie a San Priamo. Quando ormai si temeva il peggio, verso la mezzanotte, la bufera è miracolosamente cessata. C’è stato un grosso sospiro di sollievo. Già nella mattinata le acque che avevano nuovamente invaso abitanti e campagne, ingigantendo i danni, si erano già ritirate, percorrendo il loro cammino naturale. Alle nove ha ripreso a splendere anche il sole. L’emergenza era finita. I mezzi della Protezione Civile sono ripartiti a Cagliari».

Il 14 ottobre 1987 il quotidiano L’Unione Sarda dedica uno spazio a questi terribili avvenimenti, ad un anno preciso dalla disastrosa alluvione. Il Sarrabus stava andando verso una mobilitazione generale, prevedendo manifestazioni di protesta mentre gli abitanti della zona continuavano a vivere nel terrore alluvione soprattutto con l’arrivo del periodo autunnale. Un anno dopo arrivarono appena sedici miliardi, del tutto insufficienti e per altro ancora da spendere. Dal Comune di Villaputzu si lanciava l’appello: servono soldi, occorrono progetti, è necessario abbattere una burocrazia troppo lenta che rende tutto estremamente difficile. Le proteste ad altissima voce sono state dei Sindaci del Sarrabus Giorgio Buccelli per San Vito, Giovanni Casula per Villaputzu, per Castiadas Piero Sanna e Luigi Boi per Muravera.

Francesca Sanna

(ilsarrabus.news)

La foto a corredo dell’articolo è stata postata da Sandro Pilia su gruppo Facebook Villaputzu Story

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