Muravera striscione protesta

Published on Gennaio 15th, 2020 | by Redazione

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MURAVERA, Preside e studenti dell’istituto Einaudi contro la Provincia: “A gennaio ancora senza riscaldamento, vergogna”

Termosifoni spenti. Quante volte la vecchia facciata dell’istituto tecnico commerciale per geometri Luigi Einaudi ha assistito a scioperi degli studenti con questa motivazione. Ma se parecchi anni fa sono stati i caldi giorni ottobrini con i suoi picchi di 30gradi a ospitare queste proteste, la novità sta proprio nella data: studenti in sciopero perché, il 15 gennaio, le pompe di calore risultano ancora non funzionanti.

 

La pazienza dei ragazzi è finita: “Questo guasto compromette la sicurezza della scuola stessa, nelle nostre classi abbiamo tutta la mattina le stufe elettriche attaccate e comunque non si raggiunge una temperatura sufficiente per stare bene e poter seguire le lezioni”, dicono gli studenti riuniti davanti al cancello. E continuano: “Alcune classi non hanno un’aula fissa e migrano di giorno in giorno, altre sono sistemate nei laboratori, rendendo quindi questi ultimi inutilizzabili”. Questo perché il riscaldamento funziona solamente al terzo piano e quasi tutte le classi sono state dislocate. C’è molta rabbia nelle parole degli studenti, ma una rabbia mirata, precisa e che non sfocia nell’irrazionale.

Afferma con chiarezza una rappresentante di classe: “La nostra protesta non è contro la nostra scuola e sappiamo che dirigente e insegnanti ci danno ragione. E’ contro la Provincia, deve intervenire e non lo fa, il preside telefona, manda le lettere ma non succede niente. A dicembre proprio dalla Provincia ci hanno detto che avrebbero risolto tutto in brevissimo tempo, ma siamo al 15 gennaio, fa troppo freddo per stare in aula, urgono tanti interventi di manutenzione e noi li pretendiamo adesso, non quando succederà qualche disastro”. Disastri fino a ora solo sfiorati, tra porte che cadono, maniglie che restano in mano a chi cerca di aprirle e, di conseguenza, classi intere imprigionate nell’aula.

Situazione drammatica, ma questo, di certo, non riguarda solo l’istituto tecnico di Muravera. A settembre 2019 il report nazionale sulla sicurezza delle scuole registrava un crollo ogni tre giorni, con le scuole del Sud Italia fanalino di coda per quanto riguarda sicurezza e manutenzione. È sempre la Nazione che, quando si tratta di conti pubblici, taglia sempre sull’istruzione e sui servizi che possano renderla accessibile a tutti.

Varcare la soglia dell’istituto significa constatare personalmente ciò che gli studenti dicono: fa freddo. Una temperatura esterna di 13°. Pari o inferiore all’interno. Non facile da sopportare se si pensa alle cinque ore di lezione da passare seduti e immobili.

Il preside Settimio Mario Secchi, molto preoccupato per la condizione della scuola, non può che dare ragione ai suoi ragazzi. Racconta: “Avrei preferito che gli studenti avessero avuto un po’ di pazienza in più, resistere ancora qualche giorno, fino a febbraio, una volta terminate le iscrizioni. Fare il preside significa salvaguardare l’attività della scuola e i posti di lavoro delle tante persone qui impiegate”. Preoccupazione più che lecita. Le iscrizioni termineranno il 31 gennaio.

E continua: “Il mio incarico è cominciato il 1 settembre, ma sono arrivato qui il 22 agosto per conoscere la scuola. M i sono reso conto dei problemi presenti. Mi sono mosso subito, ho inviato una lettera alla Provincia. Ma non ho ricevuto nessuna risposta. Nemmeno l’intervento della stampa regionale ha smosso le acque” racconta riferendosi all’intervista rilasciata lo scorso novembre sul quotidiano L’Unione Sarda. “Infine è intervenuto il comune, grazie al vicesindaco Noemi Manca che è una nostra docente. La Provincia ha finalmente promesso che avrebbe preso provvedimenti entro dicembre”. Promessa non mantenuta. E il 3 gennaio è stata inviata un’altra lettera.

Sembra uno dei soliti “pasticci all’italiana”, modo di dire che ormai non fa che rinfoltire gli stereotipi sulla disorganizzazione pubblica. Il riassetto delle province è stato fatale per l’istituto. La scuola appartiene alla provincia del Sud Sardegna, con sedi centrali a Carbonia e Sanluri. Troppo lontano da qui. Ma l’impianto di riscaldamento risulta ancora appartenente alla città metropolitana di Cagliari. “Probabilmente a causa di qualche bando ancora in corso”, spiega la docente e vicesindaco Noemi Manca, che approfitta per appoggiare la protesta studentesca. Dice: “Avremmo preferito aspettare e muoverci tutti insieme. I ragazzi sono stati bravissimi e hanno avuto tantissima pazienza fino a ora. Speriamo davvero di risolvere prima delle nuove iscrizioni”.

Il preside, con tutte le sue lettere e telefonate, viene rimbalzato da un ufficio all’altro. Quando è fortunato. “Altrimenti non mi risponde direttamente nessuno. A furia di chiamare poi riesco a parlare con qualcuno al telefono, ma è sempre un impiegato che non può fare nulla per i nostri problemi. Io non voglio dire che alla Provincia siano dei fannulloni che non vogliano lavorare, penso però che non ci siano sufficienti risorse e sufficiente personale per gestire un territorio così vasto.”

Quello del riscaldamento non è l’unico problema. Ed è proprio il preside Secchi ad elencarli: “Delle tre che abbiamo, solo una porta di sicurezza è funzionate. In palestra c’è un vetro rotto e penzolante. Gli estintori non vengono revisionati da 5 anni. Abbiamo tre ascensori e non ne funziona nemmeno uno. Adesso non ci sono studenti disabili, ma abbiamo uno studente che si è fratturato una gamba e l’unica cosa che abbiamo potuto fare è spostare la sua classe dal terzo al primo piano, almeno fa meno scale.”

Problemi che non fanno bene alla scuola, ma se solo la Provincia prendesse in mano la situazione, l’istituto Einaudi potrebbe essere un fiore all’occhiello per questa zona. “Anche per questo faccio appello all’unione dei comuni”, aggiunge il sindaco. “Non oso immaginare cosa succederebbe se questa zona dovesse perdere le scuole”.

I laboratori e l’attrezzatura sono all’avanguardia, i banchi sono nuovi, la scuola fa parte del programma “Simulimpresa”, l’attività destinata a promuovere la formazione nel campo amministrativo-commerciale, turistico e industriale, attraverso l’esperienza in una situazione simulata di lavoro in tutte le sue relazioni.

E gli studenti? Il preside rilascia un commento finale proprio per loro: “Io sono fiero di loro, sono molto diligenti e non hanno mai scioperato fino a ora, se non per gli scioperi nazionali sul clima che erano quasi concordati. Sono sempre entrati e so che da domani torneranno regolarmente in classe”. Tra gli scioperanti anche gli studenti delle quinte superiori, con l’esame di maturità che incombe e la voglia di scendere in piazza per far prevalere i loro diritti allo studio e a una scuola sicura.

È una scuola che si impegna e utilizza tutte le sue risorse pur di stare al passo coi tempi e strizzare l’occhio al futuro. Ente provinciale permettendo.

Sara L. Canu 

(ilsarrabus.news)

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