Le piccole imprese produttrici della Sardegna pagano il credito più caro d’Italia: il tasso annuo effettivo raggiunge il 10,6 per cento, contro il 6,1 per cento applicato alle grandi strutture manifatturiere, con una differenza di 4,5 punti percentuali. Il dato emerge dall’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato Sardegna sui dati della Banca d’Italia, che segnala anche una riduzione dei prestiti alle aziende minori. Nell’isola il calo è del 4,6 per cento, contro il 4,3 per cento nazionale; considerando tutte le attività produttive regionali, la flessione è del 3,1 per cento, mentre in Italia si registra un aumento del 2,2 per cento. Il confronto con la provincia autonoma di Bolzano evidenzia la distanza: alle piccole e medie imprese viene applicato un tasso del 6,5 per cento e alle grandi del 4,3 per cento, con uno scarto di 2,2 punti. “La nostra rilevazione conferma come la stretta monetaria continui a produrre effetti particolarmente gravosi sulle micro e piccole imprese – commenta Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna – una situazione che penalizza il cuore del sistema produttivo isolano e ne riduce la capacità di investire, innovare e creare occupazione”. Meloni avverte inoltre che “l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea rischia di trasformarsi in un ulteriore freno agli investimenti delle micro e piccole imprese, proprio nel momento in cui alle aziende viene chiesto di accelerare sulle transizioni digitale ed ecologica”. L’associazione indica nell’accesso ai finanziamenti, oltre che nel loro costo, uno degli ostacoli principali per le attività artigiane e le aziende di minori dimensioni.
Per il complesso delle imprese sarde, finanziarie e non finanziarie, il tasso medio rilevato è del 6,50 per cento, rispetto al 4,97 per cento nazionale e al 4,46 per cento dell’Emilia-Romagna. Nelle costruzioni il costo del credito raggiunge il 6,95 per cento, sesto valore regionale più alto, contro una media italiana del 6,12 per cento. Nei servizi sale al 6,97 per cento, terzo posto nazionale, rispetto al 5,11 per cento italiano; nel manifatturiero esteso è del 5,46 per cento, ancora al terzo posto, contro il 4,65 per cento medio nazionale. Il dossier confronta anche marzo 2026 con giugno 2022: per l’insieme delle imprese isolane il tasso resta superiore di 1,50 punti percentuali, contro un incremento nazionale di 1,91 punti. Nelle costruzioni l’aumento è di 1,67 punti, rispetto a 1,92 in Italia; nei servizi di 1,50 punti, contro 1,88; nel manifatturiero esteso di 1,65 punti, contro 2,04. “Le nostre imprese stanno affrontando una fase complessa – afferma Meloni – da una parte sono chiamate a investire in innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e formazione, dall’altra devono fare i conti con un costo del denaro più elevato e con una crescente difficoltà di accesso ai finanziamenti. È una contraddizione che rischia di rallentare la competitività del sistema produttivo”. Secondo Confartigianato, anche aziende sane, con commesse in corso, possono trovarsi senza la liquidità necessaria per pagare i fornitori, sostenere gli investimenti o affrontare le normali esigenze di gestione.
La contrazione del credito alle imprese minori emerge anche dal confronto nazionale di lungo periodo: dal 2019 a marzo 2026 i prestiti alle piccole aziende italiane sono diminuiti di 34 miliardi di euro, pari al 25,9 per cento. Per le imprese artigiane la riduzione raggiunge il 39,3 per cento, mentre per il totale delle aziende nazionali si ferma al 7,3 per cento. In una regione caratterizzata da una forte presenza di piccole attività, Confartigianato teme ripercussioni sugli acquisti di macchinari, sull’innovazione e sull’occupazione. “Quando il credito diventa più costoso o più difficile da ottenere, sono proprio queste realtà a subire le conseguenze maggiori – aggiunge Meloni – significa rinviare l’acquisto di nuovi macchinari, rallentare gli investimenti nelle tecnologie digitali, posticipare i progetti di efficientamento energetico e, in alcuni casi, rinunciare a opportunità di crescita”. Il presidente richiama anche i rischi per la continuità delle attività: “Le conseguenze possono essere pesanti – sottolinea – si rinviano le assunzioni, si bloccano i progetti di sviluppo e, nei casi più gravi, si rischia la chiusura dell’attività”. Da qui la richiesta alle banche di considerare la storia e le capacità delle aziende nelle decisioni sui finanziamenti. “Come Confartigianato Sardegna, da anni chiediamo al sistema bancario di tornare a svolgere pienamente il proprio ruolo di sostegno all’economia reale – conclude Meloni – valutando il merito imprenditoriale e la storia aziendale e senza affidarsi esclusivamente a rigidi algoritmi. Le micro e piccole imprese non rappresentano un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare: tutelarle significa difendere il lavoro, il territorio e il futuro delle nostre comunità”. (ilsarrabus.news)







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